Tra pacifismo e resistenza: il pensiero di Dietrich Bonhoeffer nella "staffetta di letture" delle Biblioteche della Vallagarina

Socialista dal 17° anno d'età, continua a dedicarsi allo studio del pensiero progressista e democratico
Le Biblioteche della Vallagarina tra settembre e ottobre 2025 hanno promosso una “staffetta di letture” durante la quale tante persone hanno potuto liberamente leggere testi e pensieri dedicati al tema “Dai voce alla pace”. A Brentonico, come consigliere delegato alle attività culturali e della Biblioteca comunale, ho introdotto l’incontro con questa proposta.
Quello che leggeremo ora sono parole di Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco che si oppose al nazismo. Pur essendo pacifista, comprese che di fronte all’ingiustizia estrema non bastava il silenzio o la sola compassione: bisognava agire, anche a costo di pagare con la vita.
Arrestato dalla Gestapo, venne giustiziato nell’aprile del 1945. Le sue riflessioni dal carcere sono ancora oggi un invito a vivere la libertà come responsabilità. Nato nel 1906, aderì alla Chiesa confessante, che si opponeva al nazismo e alla “chiesa di Stato” asservita a Hitler. Fin da giovane predicava l’importanza della pace, della dignità umana e del rifiuto della violenza.
Nella sua posizione originaria Bonhoeffer era profondamente pacifista: sosteneva che il cristiano è chiamato a seguire il Sermone della Montagna (“Ama i tuoi nemici”). Credeva che la Chiesa dovesse essere “voce per chi non ha voce”, difendendo i perseguitati (soprattutto ebrei e minoranze). Scrisse che la pace non è solo assenza di guerra, ma un ordine giusto fondato sulla riconciliazione. Poi una svolta. Negli anni Trenta e Quaranta, vedendo la brutalità del regime nazista, Bonhoeffer maturò una convinzione dolorosa: non bastava più la sola testimonianza morale, restare fermi significava diventare complici passivi delle atrocità; per questo entrò in contatto con il movimento di resistenza interno all’esercito tedesco (quello che poi organizzerà l’attentato del 20 luglio 1944 contro Hitler).
Bonhoeffer non giustificò mai la violenza come “bene”. Anzi: la definì un peccato inevitabile, un peso che doveva essere assunto con responsabilità. Disse che un cristiano, a volte, deve “sporcarsi le mani” pur di salvare vite innocenti. La sua frase chiave è: "Non è giusto restare innocenti a costo di lasciare che il male trionfi". Nel 1943 fu arrestato dalla Gestapo. Dopo il fallimento dell’attentato a Hitler (luglio 1944), venne accusato di complicità. Fu impiccato il 9 aprile 1945, poche settimane prima della fine della guerra. Morì come martire, riconosciuto oggi da molti (anche cattolici e ortodossi) come una delle grandi figure cristiane del XX secolo.
BREVI PASSI DA MEDITARE, in “Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere”, San Paolo edizioni, 2015:
- "Non è il pensiero ma l’azione che esige la responsabilità. Non è il possesso della libertà, ma il suo concreto esercizio. La libertà non consiste nel sognare ciò che si potrebbe fare, ma nel coraggio di fare ciò che si deve".
- "Rimanere inerti davanti al male significa esserne complici. Non basta avere cura delle vittime che cadono sotto le ruote di un carro: occorre anche fermare le ruote stesse. La fede cristiana non ci libera dalle responsabilità terrene, ma ce le affida tutte. La vera libertà si manifesta quando un uomo si assume la colpa pur di impedire un’ingiustizia più grande".
- "Siamo chiamati a vivere da uomini maturi, che assumono la responsabilità di questo mondo davanti a Dio. Non ci è concesso rifugiarci in un’innocenza astratta: il nostro compito non è fuggire, ma affrontare il male. Forse proprio questo è il senso ultimo della fede: non tanto cercare di restare puri, ma avere il coraggio di agire, anche a costo di portare su di noi la colpa, pur di salvare altri uomini. Non possiamo restare innocenti a prezzo dell’altrui sofferenza: la vera obbedienza a Dio consiste nel prendersi cura della terra e dei fratelli, anche quando questo significa andare incontro alla condanna".
COMMENTO:
Queste parole ci ricordano che la vera libertà non è semplice assenza di vincoli, ma la capacità di assumersi la responsabilità del bene nel mondo. Bonhoeffer ci insegna che scegliere di agire, anche di fronte al male, è ciò che rende l’uomo veramente umano. Bonhoeffer rappresenta il punto limite tra pacifismo e resistenza: rimase pacifista nel cuore, ma capì che in circostanze estreme, non agire significava lasciare che l’ingiustizia devastasse il mondo; -per questo scelse la strada più tragica: assumersi su di sé la colpa di un atto violento pur di fermare un male più grande.












