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Mappe digitali, droni e satelliti: ecco Eurosur il sistema di sorveglianza delle frontiere per prevenire crimini e ingressi irregolari

L’Unione Europea ha sviluppato il cosiddetto “sistema europeo di sorveglianza delle frontiere”. Le pratiche sviluppate grazie alla tecnologia sono molteplici e le finalità e modalità del loro utilizzo hanno sollevato un importante dibattito. La localizzazione e il tracciamento delle navi attraverso la sorveglianza marittima non sempre mira a salvare vite, ma a ridurre il numero di barche che raggiungono le coste europee
DAL BLOG
Di Orizzonti Internazionali - 01 October 2021

Docenti di studi internazionali dell'Università di Trento

di Georgios Glouftsios (assegnista di ricerca, Scuola di Studi Internazionali, Università degli Studi di Trento) & Panagiotis Loukinas (ricercatore, Trilateral Research, Londra)

 

 

La Commissione Europea ha investito una grande quantità di fondi per lo sviluppo del cosiddetto “sistema europeo di sorveglianza delle frontiere” (Eurosur). Eurosur ha due obiettivi. Il primo è quello di migliorare la sicurezza interna degli Stati membri dell'UE prevenendo la criminalità transfrontaliera, come il traffico di droga. Il secondo obiettivo è ridurre il numero di persone che entrano in Europa irregolarmente e salvare le vite dei migranti che tentano di raggiungere le coste degli stati membri utilizzando piccole imbarcazioni.

 

Eurosur dovrebbe realizzare questi obiettivi permettendo alle autorità nazionali (per esempio, guardie di frontiera, guardie costiere) e Frontex di condividere informazioni in tempo reale sulla situazione alle frontiere marittime dell'UE, nonché sulle zone prefrontaliere. Le zone prefrontaliere si estendono oltre i confini degli stati membri e consistono in zone in cui le autorità statali sono responsabili della conduzione di operazioni di ricerca e soccorso in conformità al diritto internazionale.

 

Eurosur permette la costruzione di mappe digitali che visualizzano le informazioni sui passaggi di confine non autorizzati, il dispiegamento delle autorità nazionali che pattugliano le zone di frontiera, così come i pattern di rischio relativi alle rotte migratorie. Queste mappe visualizzano anche le informazioni raccolte da diverse tecnologie di sorveglianza, compresi i satelliti e i droni, con l'obiettivo di identificare le navi di interesse e monitorare i loro movimenti in mare.

 

Le tecnologie satellitari utilizzate per gli scopi di Eurosur sono state sviluppate nel contesto del programma spaziale europeo Copernicus, che è spesso descritto come "gli occhi dell'Europa sulla terra". Il programma Copernicus ha diversi obiettivi che sono legati al cambiamento climatico, alla protezione dell'ambiente, alla gestione dei disastri, ma anche alla sicurezza delle frontiere. Per quanto riguarda la sorveglianza marittima, il riconoscimento e rintracciamento delle navi avviene attraverso il monitoraggio satellitare di specifiche zone marittime, che sono indicate da Frontex. Queste zone sono definite attraverso analisi di rischio che prendono in considerazione una serie di fattori, come i pattern di migrazione e di criminalità transfrontaliera.

 

I satelliti catturano fotografie di alta qualità e dati utili a produrre immagini attraverso tecnologie radar. Inoltre, raccolgono i dati che vengono trasmessi dalle navi, come la loro posizione, il loro punto di partenza e di arrivo, la loro velocità, ecc. Le navi utilizzate dalle reti criminali o le piccole imbarcazioni utilizzate dai migranti non trasmettono sempre dati perché non hanno l'attrezzatura necessaria o perché spengono i loro trasmettitori per evitare di essere scoperti dalle autorità statali. In questi casi, e specialmente per quanto riguarda le imbarcazioni utilizzate dai migranti, la loro individuazione e il loro tracciamento sono molto difficili, e vengono fatti principalmente attraverso immagini radar analizzate per identificare elementi in mare che assomigliano alle barche.

 

Oltre ai satelliti, ci sono droni utilizzati per la sorveglianza marittima. Questi droni sono equipaggiati con telecamere elettro-ottiche e termiche che catturano immagini delle zone marittime sotto sorveglianza, e possono anche trasportare sensori radar. Tali droni hanno una durata di volo di più di 20 ore, e sono equipaggiati con sistemi di “daylight spotter” che localizzazano le navi in movimento e possono seguirle. La capacità dei droni di librarsi sopra e seguire una nave è fondamentale durante le operazioni di ricerca e soccorso in mare. Tuttavia, in pratica, queste operazioni non sono sempre avviate immediatamente dopo il riconoscimento di un incidente. Un esempio è quello dell’incidente ben documentato di migranti che sono stati "lasciati morire" in mare senza alcun intervento effettivo da parte di Frontex e delle agenzie nazionali della guardia costiera, nonostante l’individuazione dell’imbarcazione in difficoltà .

 

Gli investimenti in queste tecnologie di sorveglianza sono stati moralmente giustificati sottolineando la necessità di salvare le vite dei migranti in situazioni di pericolo. Tuttavia, molti studiosi, attivisti e organizzazioni non governative hanno criticato Frontex e alcuni stati membri dell'UE per la trasmissione di informazioni ai paesi vicini che portano a ritiri e respingimenti di aspiranti rifugiati in violazione dei diritti umani. Infatti, Frontex non solo è stata criticata per la condivisione di informazioni con le autorità di paesi terzi che effettivamente intraprendono tali operazioni, ma anche per essere direttamente coinvolta nel rimpatrio di rifugiati che vengono salvati dopo essere stati trovati in mare tramite droni o altri aerei. Tali pratiche sono contrarie agli obiettivi dichiarati dei progetti di sorveglianza marittima nell'UE. La localizzazione e il tracciamento delle navi attraverso la sorveglianza marittima non sempre mira a salvare vite, ma a ridurre il numero di barche che raggiungono le coste europee.

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