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| 18 mag 2025 | 19:26

Dal Perù al Trentino, dai gabbiani a San Pietro alle guerre, divagazione su Leone: l'imprevisto prevosto, boomer come noi

DAL BLOG
Di Paolo Ghezzi - 18 maggio 2025

Ragazzo del 57, giornalista dal 79, troppo piccolo per il 68, ha scansato il 77 ma non la direzione dell’Adige (8 anni 8 mesi e 3 giorni) e la politica (24 mesi in consiglio provinciale tra il 2018 e il 2020)

Non è Francesco”, ha titolato Libero. “Non è Francesca”, avevo titolato io un post sulla Chiesa che, negli assetti di comando, relega le donne in serie C o D. Non è Francesca né Francesco ma è Robert Francis Prevost, classe 1955. Un prevosto imprevisto. O quasi (vedere sotto un trentino che l’aveva previsto). Un Prevost che anche nella celebrazione di inaugurazione del suo pontificato come Leone XIV, ha dimostrato stile, personalità, carisma suoi. Un papa che mi fa impressione perché è appena due anni più grande di me. Ha studiato lo stesso catechismo, ha ascoltato gli stessi dischi e visto gli stessi film.

 

Vedere un boomer ormai stagionato come noi ma emozionato come un ragazzetto su quel balcone immenso su una piazza immensa: è stato commovente, lo confesso. Il primo papa nostro contemporaneo. “Sono stato scelto senza alcun merito e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello…” ha detto oggi. Il timore e il tremore si vedono. Sono anche nostri, il timore e il tremore, rispetto a ciò che cercherà di fare lui, credenti o non credenti o esitanti che siamo, e davanti al mondo che ci fa temere e tremare, tra Gaza e Kyiv.

Intelligente, appare: empatico ma forse non simpatico quanto Bergoglio. Moderatamente conservatore in teologia, moderatamente progressista in politica? Sulla Stampa Vito Mancuso, teofilosofo superstar pure da noi in Trentino, ha colto subito in fallo il papa americano per quella sua accusa di ateismo, per coloro che vedono Gesù solo come un leader e una superstar, e non come il Figlio di Dio. E pure a me non è piaciuta quella parola pesante come una pietra, ateismo: ma quanti sono gli incerti, i dubbiosi, gli atei intermittenti, i credenti scettici? Gli atei inossidabili sono probabilmente molto più rari degli ipercristiani senza mai un dubbio…

Poi, a rileggere bene il passaggio, è una frecciata contro i fondamentalisti cristiani che usano Jesus Christ superstar come una clava. Quelli alla Trump e alla Vance per intenderci. E insomma, questo papa agostiniano è ancora da decifrare, sarà da seguire… Allora ho interpellato un po’ di amici e conoscenti, più o meno della nostra età, per capire, di Leo Fourteen, l’effetto che gli fa.

 

Un papa centrista? Le frecciate di tale Fedez, forse perché non è più Ferragnez, sono state pressoché ignorate, quando ha amplificato i dubbi di alcune ong, riguardo ai dossier sui possibili insabbiamenti di casi di pedofilia nella diocesi guidata dal futuro papa in Perù. Comunque suo fratello John Prevost, pur ignorando l’esistenza del renzismo e del calendismo, l'ha subito profetizzato: sarà con i poveri, né a destra né a sinistra, ma “right in the middle”. Diciamo che non è Francesca e non è Francesco... Spirituale ma iscritto alle liste repubblicane fino all’avvento di Trump! In ogni caso l'hanno scelto perché era in the middle, tra due Americhe, tra Bergoglio e Ratzinger, tra Chicago e Vaticano, in the middle alla congregazione dei vescovi e poliglotta che poteva farsi intendere dall'intero Conclave...E in the middle tra gli ordini religiosi e la Curia... Insomma, perfetto per almeno un ventennio di moderata navigazione.

 

Lo Spirito santo, tra gabbiani e colombe. La preoccupazione di tutti i laudatores è di affermare, rebus sic stantibus, la continuità dall’Argentino all’UsaPeruviano. L'arcivescovo di Trento Lauro Tisi: “Credo davvero che questa elezione, così significativa anche per la sua rapidità, sia il colpo d'ala dello Spirito Santo che per questa ora della storia, così complessa, ha veramente consegnato alla Chiesa un pastore con delle caratteristiche incredibili”. Avvenire, il quotidiano dei vescovi, alla vigilia del Conclave, il 7 maggio, aveva titolato: “La parola allo Spirito”; è l’unica elezione in cui i 133 elettori, in carne ossa zucchetto cardinalizio abito porpora e pancia, sono esautorati.

 

Il pullo del comignolo. Tra i molti che hanno manifestato un sincero entusiasmo teo-zoologico: Stefano Graiff, presidente del Centro Astalli, in prima linea per i migranti: “Leone. Il nome del frate più vicino a San Francesco. Leone. Il nome del Papa che impose una forte spinta alla missione sociale della Chiesa. Leone. Figlio dell'America oggi governata da Trump che costruisce muri e che teorizza il diritto determinato dalla forza, che parla di pace "disarmata e disarmante"… Beh ho la sensazione che quelli non fossero solo tre gabbiani”. Insomma, la Trinità vigilava sulla Sistina in forma di gabbiani. (La coppia di gabbiani fotografata accanto al comignolo posto sopra la Cappella Sistina, protagonisti delle inquadrature delle tv di tutto il mondo, erano i genitori di un pullo – si chiama così, con la u! - che inizia a fare i primi passi ma non ancora pronto all’involo).

 

Lo scetticismo di Ratzinger. Però, sul colpo d’ala dello Spirito e sulle ali dei gabbiani si potrebbe discutere… Sentite il futuro papa Benedetto XVI quando era ancora cardinale. Rispondendo nel 1997 a una domanda della tv bavarese su come lo Spirito Santo guiderebbe un conclave, Ratzinger ha spiegato: “Direi che lo Spirito Santo non prende esattamente il controllo della questione, ma piuttosto, da quel buon educatore che è, ci lascia molto spazio, molta libertà, senza pienamente abbandonarci. Così che il ruolo dello Spirito dovrebbe essere inteso in un senso molto più elastico, non che egli detti il candidato per il quale uno debba votare. Probabilmente l’unica sicurezza che egli offre è che la cosa non possa essere totalmente rovinata. Ci sono troppi esempi di Papi che evidentemente lo Spirito Santo non avrebbe scelto”. Retrospettivo o pure profetico?

Trentini nel mondo. La notizia dell'elezione al Soglio di Pietro di Robert Francis Prevost è stata accolta con grande gioia anche in Perù, dove l'attuale Leone XIV è stato arcivescovo a Chiclayo e Sufar, a due ore di aereo da Lima. Dove a lungo è stato vescovo il trentino Adriano Tomasi, detto padre Pachi, (fratello del postino Renato, molto votato ma non premiato con l’assessorato). L’85enne ha raccontato: “Ero in auto di ritorno da una riunione quando il papa si è affacciato su piazza San Pietro. Non nascondo che la sua nomina mi ha sorpreso. Ci siamo incontrati spesso, anche se le nostre città sono lontane. È una figura profonda, carismatica, umile ma determinata, ottima scelta”. Entusiasta anche l’ex giornalista Rai e consigliere provinciale Giorgio Lunelli, che commenta lapidariamente la trinità fotografica del Prevost peruviano (Prevost cammina nel fango, Prevost cavalca, Prevost cucina): “Tre foto che dicono tutto. “Una pace disarmata e disarmante”.

Leone XIV, americano, ma prete missionario nei centri più poveri del Perù”. Il papa in sella convince subito anche don Augustyn Babiak, parroco degli ucraini greco-cattolici a San Lorenzo di Trento: “Il futuro Papa Leone XIV, missionario in Perù. W la Chiesa missionaria!”.

 

Qualche problemino, secondo Sandri. Basta essere ex missionari per diventare papi progressisti? Ma no che non basta. Sull’Adige il vaticanista noneso di lungo corso e di eccezionale memoria storica, Luigi Sandri da Tuenno (da non confondersi con il cardinale argentino di origini alensi Leonardo Sandri), fa un catalogo incompleto del lavoraccio che aspetta Leone: “Rimangono tutti sul tavolo i problemi lasciati irrisolti, o solo parzialmente risolti, da Francesco, e che vedono la Chiesa romana, soprattutto nelle sue gerarchie, divisa e incerta: l'ammissione delle donne ai ministeri ecclesiali ordinati; il giudizio morale sulla sessualità di tutti e tutte, ribadendo la libertà di coscienza di ogni persona di fronte a questo dono di Dio e, in particolare, per le persone Lgbtq+,

Conclave aperto alle donne, L'ho scritto tante volte: ci vuole un concilio Vaticano III. Un nuovo concilio fatto di padri e di madri, naturalmente. Non è uno scandalo, la gente lo capisce”. E in attesa del Vaticano III, il nuovo papa si è già espresso per la difesa della famiglia “naturale”.

 

A qualcuno piace colto. Il postcomunista Paolo Mieli, gran divulgatore di storia in tv, si è iscritto subito al partito dei neoleonisti, demolendo con poca carità cristiana il predecessore: “Ha una grande preparazione, come si vede dalla raffinatezza del nome scelto: quel richiamo, secondo me, non è solo a Leone XIII, ma anche a Leone Magno, che fermò Attila. Prevost è una persona piena di storia e di formazione… Non è uno che domani mattina fa una battuta o chiama il direttore di un giornale per farci una chiacchierata a vanvera”. Insomma, basta comparsate da Fazio? Quello magari sarebbe apprezzabile perché il magnifico Francesco, andando a braccio, qualche gaffe l’ha fatta. Commenta una brillante avvocata roveretana molto più giovane di Prevost: spero davvero che sia meno egocentrico e più incline alle trasferte coraggiose. Vediamo se Papa Leone andrà a Kyiv o Gaza… Intanto ha dichiarato di essere un appassionato di tennis, per cui gli diamo il beneficio del dubbio. Già, l’hobby del tennis, rinforzato dalla visita del risorto Sinner, piace un sacco ai trentini, quasi come il cavallo del Perù. Un filosofo trentino quasi coetaneo e non tennista aggiunge: bene, un papa colto, filosofo, laureato in matematica e diritto canonico… speriamo che non si perda la sapienza biblica e profetica di Francesco. Sant’Agostino vuol dire tante cose diverse: sapienza del cuore certo, ma anche inflessibilità con gli eretici, come tutti i grandi convertiti il vescovo di Ippona aveva degli aspetti di durezza dottrinale che speriamo di non vedere risfoderati oggi da Leone XIV.


Incroci tridentini. Tutti in cerca di sacri agganci: è bello e umano. Ivan Maffeis, rendenero vescovo di Perugia, osserva: “Nell’Ottocento il precedente Leone XIII, il papa della Rerum Novarum, era stato per 32 anni vescovo a Perugia”. E la prima uscita fuori porta di Leone XIV al santuario di Genazzano, in preghiera davanti ai resti mortali del trentinissimo beato Stefano Bellesini, fa dire al postulatore della causa di santità dell’agostiniano trentino, padre Josef Sciberras: “Il papa coltiva una devozione particolare al beato. Ora nuovo slancio alla canonizzazione”. La coscritta del papa Lucia Fronza, già deputata e leader focolarina: “Le prime uscite fanno ben sperare. Chi ha fatto il missionario non può non avere nel cuore l'incarnazione, cioè la storia. Tiene insieme Nord e Sud, gli Usa il Perù e l’Europa, con le sue molte lingue parla a tutti. Fedele a Francesco ma con uno stile diverso. Come ciascuno degli ultimi pontefici ha reinterpretato ma non rinnegato i predecessori. Prevost ripropone il Dio che dona la pace, in una dimensione circolare, trinitaria. Come è trinitario Sant’Agostino che ci ricorda il primato della coscienza e quel suo profondissimo, rivoluzionario invito “Ama e fa’ ciò che vuoi”. Un simpaticissimo sessantenne trentino, che da una vita lavora tra i preti, chiosa più caustico: “Sto studiandolo, ciapo sempre ciavade dai vescovi, stiamo a vedere…”.

 

Il coscritto e il Re Leone. Cattolico pisano, già caporedattore Rai a Trento, Paolo Pardini, scrittore e giornalista a TelePace, confessa: “Ammetto candidamente: ’sto cardinale Prevost per me era un emerito sconosciuto. Al contrario di certi fenomeni che, forti delle loro "amicizie" in Vaticano (mah!), sparavano nomi a caso – un prelato filippino, un ucraino ma vescovo in Australia, roba così – e poi, col senno di poi, hanno fatto i sapientoni: "Eh, ma io l'avevo detto che Prevost era papabile!". Bella faccia tosta. Io, quando ho sentito il cognome dalla Loggia, seduto davanti alla tv come un qualsiasi fedele, la prima cosa che ho pensato è stata: "Ma va', un francese!". Subito il commentatore mi ha gelato: "No, è americano". Lì, flash: Trump vestito da Papa (terrificante!) e le sue fantasie su San Pietro : "l’ ufficio più figo del mondo". Mi sono sentito male: "Oddio, un Papa formato Mega ". Per fortuna non era così. Ma il bello doveva ancora arrivare. Scorro la biografia di Prevost al volo sul telefonino: "Nato il 14 settembre 1955". Solo tre mesi prima di di me, fratelli di annata! Un colpo al cuore. Un boomer come me che potrebbe aver sgobbato sui Promessi Sposi, se li avesse studiati, nello stesso periodo. Il Papa per la mia generazione è sempre stato un nonno saggio, non un coetaneo. All'inizio magari arzillo, ma sempre anziano e poi sempre più curvo: "Hai visto come s'è invecchiato il Papa...". Ecco, "Hai visto come s'è 'invecchiato il Papa" non lo potrò più dire, pena la figura barbina. Un mondo in subbuglio, serpi in Vaticano, fedeli in via d'estinzione... un bel pasticcio. Però, caro Leone XIV (che poi, Leone XIV? Al di là degli alti riferimenti storici suona proprio male , pensi al Re Leone della Disney non è bello ), tieni botta. Fallo per noi ’55!”

 

Non è Francesco ma sarà Roberto. Non tutti non l’avevano previsto, l’Imprevisto Prevosto… ma qualcuno sì. Al corso di scienze religiose, dove mercoledì ho parlato del “vangelo secondo De André”, per esempio. Monsignor Giulio Viviani, classe ’56, parroco del Santissimo, già cerimoniere in Vaticano: “A un chierichetto avevo profetizzato: papà sarà uno dei tre Roberti che c’erano tra i cardinali, e per fortuna è venuto fuori questo Robert qui, il Robert giusto e il papa giusto”. Suor Chiara Curzel, docente di patristica, insegna a Roma all’Institutum Patristicum Augustinianum, dunque Prevost cardinale l’ha incontrato più di una volta ed è convinta che Leone XIV terrà insieme la Chiesa, tutta la Chiesa, con capacità di unione e cucitura, e che la sua sapienza di canonista potrebbe tradurre in novità giuridiche le spinte in avanti di Francesco, sulla promozione delle donne, con le nomine importanti nei dicasteri vaticani.

“La Buona Novella” di De André, penso io, aiuterebbe a riconsiderare il ruolo delle donne, dalle Marie (Miriam di Nazareth e Miriam di Magdala) giù giù nei tempi e nelle generazioni, fino alla illuminata e illuminante prof. suor Chiara, che a differenza delle sue sorelle protestanti non può diventare né pastora né vescova, secondo le regole cattoliche. Generazionalmente, il sempre giovane Fabrizio De André, classe 1940, era più vicino a Bergoglio (classe 1936, come il suo fratello maggiore Mauro) che a Prevost. E l’insistenza di Faber sulla Misericordia, dalla Preghiera in gennaio per Tenco alla Buona Novella, lo hanno reso un anticipatore del papa argentino.

 

Sordi insegna: il successore è diverso. Uno che la Chiesa l’ha studiata e la cronaca la studia, Maurizio Gentilini, storico roveretano trapiantato in Urbe: “La sapienza romanesca condensata nel detto "Morto un papa, se ne fa un altro" (e laicamente consacrata dall’immenso Alberto Sordi in una scena del “Marchese del Grillo”) ci dimostra come la continuità del potere sia sempre accompagnata con naturalezza dal cambiamento di leadership, in tutti i settori della vita umana, compresi quelli più o meno collegati col soprannaturale. Nella storia bimillenaria della barca di Pietro, un elemento costante che si può dedurre dalla sequenza dei profili umani e spirituali degli occupanti pro-tempore il sacro soglio è quello dell’alternanza dei carismi. L’infallibilità papale, definita nel 1870 dal Concilio Vaticano I (regnante Pio IX), potrebbe riguardare anche questo aspetto, seppur non dogmatico. Le arcane alchimie – solitamente attribuite al soffio dello spirito – che regolano il conclave (e prima del 1276 le altre forme di elezione del pontefice) hanno sempre portato all’elezione di un papa profondamente diverso dal suo predecessore. Vedremo ora come i tanti vaticanisti (che spesso sono anche “vaticinisti”) che animano l’infosfera riusciranno a dimostrare che (come nel XIII secolo) frate Leone è il migliore amico di frate Francesco”.

 

Bene l’Ucraina, ma forse troppe Madonne. L’abbiamo visto anche nella domenica dell’inaugurazione del pontificato. Prevost sa bene (e denuncia) come soffre (ingiustamente) l’Ucraina, e conosce (e denuncia) la catastrofe di Gaza. Certo, come ha detto la vaticanista di RaiNews Sara Nesci, sarà un “papa mariano”, come Wojtyla, alla cui voce – se chiudete gli occhi – la Leo Fourteen’s Voice un po’ assomiglia. Il giornalista radicale Enrico Rufi, autore de “L’alleluja di Susanna”, due anni più giovane di Prevost e, da francofono, attento agli ascendenti normanni di sua santità, ci riconduce, da camusiano doc, a una certa sobrietà nel giudizio: “Troppe Madonne, finora, mi pare. Quella di Pompei il giorno dell’elezione, quella del Buon Consiglio ribadita oggi. Salta agli occhi, nella prima omelia di Leone, questo passaggio in un crescendo oscurantista e integralista: “La mancanza di fede porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l’oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco”. Come se tutte queste sofferenze non siano state causate spesso e volentieri nel corso della Storia anche dai portatori di fede. Dopo aver sentito Guru Mieli da Formigli, qui lo dico e qui lo confermo: Bergoglio, con le sue improvvisazioni e le sue chiacchiere a vanvera, ha comunque avuto il merito, seppure non consapevolmente, di far venire spesso a galla la pochezza, per non dire la vacuità, di Santa Madre Chiesa, compresa la sua. Facendo dire un sacco di stupidaggini agli uni e agli altri, dentro e fuori la Chiesa, compreso sé stesso. I bergogliani, a cominciare da Zuppi, sono peggio di Bergoglio. E comunque l’esordio di Bergoglio dal balcone col suo “buonasera” fu sicuramente più decente di quello del successore suo e di Leone Magno che invoca la Madonna di Pompei. Però almeno ho tirato un sospiro di sollievo dopo le parole di Leone Prevost sull’Ucraina e i bambini rapiti, da restituire”.

 

L’ora dell’amore. Pur con tutti i dubbi, rimane la sempre più fievole speranza che l’umanità, improvvisamente, per miracolo, come la Teresa Batista di Jorge Amado, si ritrovi un bel giorno “cansada de guerra”, finalmente stanca di guerra. Nella messa di “intronizzazione” sul sagrato di San Pietro, prima di incontrare i cattolici (!) Rubio e Vance, e l’ebreo Zelensky, il papa boomer ha invocato l’ora dell’amore. Inconsapevolmente, ha evocato i Camaleonti che cantavano in italiano, nel 1968, il piccolo grande capolavoro dei Procol Harum, “Homburg”. Bob Prevost aveva tredici anni. Rufi e io undici. L’organo Hammond ci mandava good vibrations… “Ti sento sei vicina,/ è l'ora dell'amore”. Ben venga l’amore. E così sia.

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