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| 24 set 2025 | 11:59

Il duo del Diocesano, Andreaus e Cattoi, riparte dalle rivolte contadine di mezzo millennio fa

DAL BLOG
Di Paolo Ghezzi - 24 settembre 2025

Ragazzo del 57, giornalista dal 79, troppo piccolo per il 68, ha scansato il 77 ma non la direzione dell’Adige (8 anni 8 mesi e 3 giorni) e la politica (24 mesi in consiglio provinciale tra il 2018 e il 2020)

Quando il vescovo Tisi (che ammira ma un po’ teme gli intellettuali, sentendosi forse ancora un rendenero ruspante non allenato all’aria rarefatta dell’alta accademia) affidò il Museo diocesano all’economista Michele Andreaus, qualche specialista d’arte si spinse a fosche previsioni per il delizioso piccolo museo ecclesiastico di piazza Duomo a Trento. A un’aziendalista gli splendidi arazzi fiamminghi? E la statua lignea del Simonino? E la basilica paleocristiana sotto la cattedrale? Ma che c’azzecca uno che spulcia profitti e perdite? 

 

E invece – come il Bersani laureato in filosofia con una tesi su papa Gregorio Magno, che ne capisce di economia meglio degli economisti – ecco che l’Andreaus da Civezzano, aziendalista e pure sciatore, ci ha preso gusto e ha messo mano ai restauri ma anche al riscaldamento, ai conti ma anche ai racconti, alle mostre ma anche ai concerti jazz, alle scalate della torre civica ma anche alla governance del Diocesano. Il quale, quattro anni dopo, si sdoppia (com’è cosa buona e giusta) in una presidenza tecnico-rappresentativa incarnata dallo stesso Andreaus e in una direzione artistica affidata a Domizio (nome romano, un po’ patrizio) Cattoi (cognome indigeno dop), 54 anni, già vice della leggendaria Domenica (Mimma) Primerano, che fu scelta dal mitico Rogger e che lasciò tra qualche malumore nel 2021 così vicino così lontano.

 

Lo statuto era bislacco – spiega Andreaus – potevo fare solo il direttore perché non era previsto un presidente. Ora che il Museo è Fondazione di diritto ecclesiastico e ha una personalità giuridica riconosciuta dal Ministero della cultura, siamo diventati grandi e possiamo ambire anche ai bandi nazionali, dopo aver rimesso a posto i costi (-40% di spese energetiche) e grazie agli 85mila euro da sponsor privati e ai 150mila arrivati da Diocesi e Provincia, per i restauri delle tavole lignee e dei paramenti sacri. Ottimo il nostro dialogo con Bisesti e Gerosa”. Ecumenico, il neopresidente.

 

Don don don, rintocca il campanon del Dom. Do-Mi-Do (Domenica-Michele-Domizio) la sequenza delle direzioni, se si vuole stare sul pentagramma musicale. Da Dom(enica) a Dom(izio), sempre a Dom siamo, Dom come il Duomo, ma anche come Dom “Deo optimo maximo” come stava scritto sulle chiese. Insomma un predestinato, il Domizio.

 

E il vicario generale Claudio Ferrari, alla conferenza stampa di presentazione del nuovo assetto, l’ha messa proprio giù così: “La cultura, per la Chiesa, serve a far crescere i cattolici ma anche ad avvicinare i non credenti, che mi augurino entrino in queste sale. Serve a trasmettere la fede o almeno ad avvicinare le persone al senso religioso della vita”. Messa giù così, sembra quasi una cosa anni Cinquanta, con il recinto sacro separato e distinto dal profano, ma de facto il Diocesano è anche nel cuore della città laica, della piazza dei festival e del mercato. E insomma è così agevole, agibile, comodo e agile, che è un peccato (veniale) non entrarci. (Eppure molti trentini adulti ci sono entrati magari solo una volta, magari in un gruppo scolastico, e poi mai più).

 

Ci entrano di più i turisti, eccome ci entrano, se è vero che gli sbigliettamenti sono aumentati, tra il 2020 e il 2024, da 25 a 35mila per il solo Museo, da 46mila a 50mila inclusa la basilica paleocristiana e che diecimila persone in un anno sono salite in cima alla Torre per godere di un eccezionale panorama (altro che droni) sulle tegole della cara vecchia Tridentum.

 

Alla cerimonia di intronizzazione del duumvirato Andreaus-Cattoi (assistito da Margherita Secchi regista della comunicazione e dalla new entry Caterina Floriani per i servizi educativi) c’era anche Franco Marzatico, fresco ex sovrintendente, cooptato nel Curatorium. Il comitato scientifico in aggiunta, assicura Cattoi, sarà garanzia di scelte lungimiranti sulle migliori opere attualmente in deposito da riproporre al pubblico dopo mirati restauri.

Il nuovo Curatorium, oltre e Marzatico, ha ingaggiato lo storico dell’arte Mattia Vinco, Università di Trento, mentre il Comitato scientifico, chiamato a esprimere pareri tecnico-scientifici non vincolanti, è composto da tre membri di diversa nomina: Carlo Andrea Postinger (nomina vescovile), Alessandra Galizzi Kroegel (nomina universitaria) e l’architetto Luca Gabrielli (nomina del Curatorium).

Prossime sfide: il completamento del progetto di valorizzazione della Porta Veronensis (scavi chiusi dall’incendio della Torre nel 2015), di concerto con il Comune di Trento e la Soprintendenza per i beni culturali, il rinnovamento degli spazi di accoglienza e la mostra, dall’imminente ottobre, dal titolo ghiotto assai: “Poveri diavoli. Le rivolte contadine del 1525”. Mezzo millennio dopo, mentre il mondo è ancora prigioniero dell’ingiustizia, giusto ricordare chi ha avuto il coraggio della ribellione. E che lo faccia un museo diocesano, sarebbe piaciuto al ribelle papa gesuita di ieri. Chissà se anche all’agostiniano moderato di oggi.

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