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“Parole che resistono”, la rivista culto dei Genesis cita “Creatura Futura”, il libro di Piergiorgio Cattani

Dusk, la rivista culto sui Genesis diretta da Mario Giammetti, ha citato il libro “Creatura Futura” in chiave genesista: quelle di Piergiorgio Cattani sono “parole che resistono”. E molte sono spiazzanti. Tra queste, il drammatico racconto di quando, nel 2015, è stato alcuni giorni tra la vita e la morte. Nella progettata autobiografia musicale di Cattani, i Genesis avrebbero avuto un posto d’onore
P.G. Cattani tra i Genesis sul retro di Selling England
DAL BLOG
Di Paolo Ghezzi - 24 dicembre 2021

Ragazzo del 57, giornalista dal 79, troppo piccolo per il 68, ha scansato il 77 ma non la direzione dell’Adige (8 anni 8 mesi e 3 giorni) e la politica (24 mesi in consiglio provinciale tra il 2018 e il 2020)

Che cosa si sente, sulla soglia tra la vita e la morte? Quale musica ci entrerà in testa e nel cuore? La canzone di un amore? Un canto di angeli danteschi profumato di Beatrice? Una corrente ascensionale del divino Bach?

 

Che sia la soglia del Grande Nulla, come vaticina il mio coscritto Carlo Martinelli (e come farà a saperlo…) ogni volta che qualcuno di caro ci lascia, o sia la soglia dell’AVFF (un’Altra Vita Finalmente Felice), qualcosa si dovrà pur sentire, su quella soglia tra l’aldiqua e l’aldilà.

 

Volete che la musica, una delle poche vere consolazioni della vita terrena, si taccia proprio nel momento culminante, nell’ora del passaggio?

 

Pg Cattani, nella primavera del 2015, in quelle ore in cui ha seriamente rischiato di morire in anticipo, non ha sentito il Rossi pre-MauFuGat, il Rossi che turbava le sere estive del Cattani adolescente a Sfruz: ha “sentito” i Genesis. I “nostri” Genesis. Quelli della fase prog, ancora al completo con Gabriel e Hackett, prima della svolta pop che li hanno fatti ricchi (Collins, Banks e Rutherford, i tre rimasti) ma non più così amati da noi che li scoprivamo, increduli di tanto sapiente sinfonismo rock-barocco, all’inizio degli anni 70.

 

In “Guarigione”, il suo libro più bello da cui molto ho pescato per il nostro “Creatura Futura” (autobiografia a quattro mani non autorizzata) Piergiorgio scrive testualmente: «Mi va bene di dover morire, ma almeno che non sia al freddo... 40 gradi di febbre... non sono abituato a raggiungere questi livelli di temperatura. Credo che si avvicini una specie di delirio. Nella testa mi gira una canzone dei Genesis dell’album Selling England by the Pound. Da dove sarà uscito questo ricordo?».

 

E ora la “fanzine”-culto dei genesisiani italiani, la rivista Dusk diretta da Mario Giammetti, ha citato il libro “Creatura Futura” in chiave genesista. Piacerà, credo, a Piergiorgio come regalo di Natale… Ecco che cosa scrive Dusk: “Quelle di Cattani sono “parole che resistono”. E molte sono spiazzanti. Tra queste, il drammatico racconto di quando, nel 2015, è stato alcuni giorni tra la vita e la morte. Nella progettata autobiografia musicale di Cattani, i Genesis avrebbero avuto un posto d’onore. E Ghezzi, genesisiano prog di stretta osservanza, “quasi chassidica”, interpreta quel delirio come l’oscillazione bipolare di Tiresia nel Cinema Show”.

 

Cattani giornalista filosofo teologo politico… e musicofilo. Da Battiato a Guccini, da Verdi a Monteverdi, da Wagner a De André. All’antivigilia di questo Natale ancora una volta strano e straniante, mascherato e vaccinato e vacillante, ho riascoltato ancora una volta “Selling England”, per scoprire il messaggio segreto che Pg ha sentito e che ci ha voluto trasmettere, dalla soglia.

 

Cominciando dalla prima traccia, “Dancing with the Moonlit Knight”, certo che poteva essere questa, con la marcia arrembante e incubosa e anticonsumistica degli scudi verdi, e un cavaliere illuminato dalla luna, e il padre Tamigi morto annegato, mentre vendeva l’Inghilterra un tanto al chilo.

 

Ma perché non la seconda canzone, “I Know what I Like”, con la sua incontestabile verità – “conosco quel che mi piace, mi piace quello che conosco” – e soprattutto con la figura sghemba di Jacob, il ragazzo che si sente una falciatrice e che vediamo dormire, rannicchiato su una panchina, nell’onirica copertina?

 

E subito dopo, a proposito di sogni, l’onirico assolo di chitarra elettrica di Steve in “Firth of Fifth”, con quel magico, epico finale del “river of constant change”, il fiume del cambiamento costante: che è stato il modo in cui Piergiorgio ha interpretato la vita e la politica. Sempre in cerca di nuove e future avventure, fedele al magistrale motto del suo ex libris: “Sine motu celer”. Sono prigioniero in un corpo immobile ma la mia testa è libera e veloce come la folgore: questo, ci voleva dire.

 

Potrebbe essere certo anche “The Battle of Epping Forest”, all’inizio del lato B dell’ellepì, una sanguinosa battaglia tra due gang rivali alla periferia nord di Londra, che si conclude – dopo molte randellate – con un sarcastico “non ce n’è rimasto uno di vivo, è pareggio, per dire chi ha vinto facciamo un sorteggio”. Poteva rievocargli le bastonate politiche prese dal Principe Lorenzo Dellai quando dodici anni prima – con il suo veto sull’altro candidato di Costruire Comunità, Gigi Casanova – aveva de facto escluso Cattani dalla candidatura alle elezioni provinciali.

 

Ma poteva essere anche un’anticipazione della paura che gli sarebbe venuta, nell’estate del 2020 quando progettavamo il nostro cambio in Consiglio provinciale, delle frecciate future anti-futuribili che avrebbe potuto scagliargli addosso il leghista Savoi, che chissà perché era il suo spauracchio, molto più della premiata-ditta-del-centro-sinistra-autonomista-Ugo-E-Giorgio-Red-e-Toby-nemiciamici.

 

Se mi avessi dato il tempo, accidenti, Piergiorgio, ti avrei consigliato di affondare il Vir Cembranus Savoi, visto che ha fatto il classico e mastica il francese, con uno dei capolavori del maestro di De André, il genio anarchico George Brassens: “Les copains d’abord”. I “compagni a bordo” ma anche i “compagni prima di tutto”. Che sulla zattera della Medusa, per placare i morsi della fame, cannibalizzano i compagni di sventura, salvo poi rimpiangerli quando il buco lasciato nell’acqua dai mangiati resta lì, un foro nel mare a futura memoria.

 

Ma no, resto dell’idea che la canzone che è venuta incontro a Pg su quella soglia di luce e ombra, musica e silenzio, sia la magnifica “Cinema Show” che conclude l’album.

 

Il suo ultimo pezzo per il “Trentino”, uscito proprio quella domenica mattina 8 novembre 2020 quando Piergiorgio è scivolato via per l'ultimo viaggio nel fiume del cambiamento, è stato proprio un inno alla libertà dell’amore, qualunque forma e genere assuma, come espressione della libertà dell’essere umano.

 

E allora Tiresia, che ha attraversato i poli del maschile e del femminile e ne è rimasto accecato ma profetico e visionario, è forse la figura che ha incontrato sulla soglia, tra “l’uomo ruggente come il mare e la donna-terra pronta a dare” – come cantano i Genesis evocati da Pg – nell’eterno fluire della vita. Che non finirà nel nulla del vuoto ma nel pieno di un abbraccio, di una compagnia, nel caldo di una luce piena di musica: questo almeno è ciò che Pg credeva fortemente. E l’ha lasciato scritto. Con le parole libere, forti e celeri che erano solo sue.

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