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La scuola trentina in mano a una gestione partitocratica che favorisce i privati

Negli anni la scuola trentina ha subìto un radicale processo di privatizzazione, evidente in particolar modo nella formazione professionale, un tempo fiore all’occhiello dell’istruzione pubblica locale e ora in balìa di una gestione arbitraria e discrezionale 
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Di Riccardo Fraccaro - 30 giugno 2017

E' segretario alla Presidenza della Camera dei deputati, eletto in Trentino Alto Adige nel 2013 con il Movimento 5 Stelle

Nel silenzio complice dei partiti che in questi anni si sono succeduti al governo provinciale, la scuola trentina – e segnatamente la formazione professionale – è stata inserita in un sistema affidato alla gestione sempre più marcata delle strutture private, molte di natura confessionale e dirette spesso da politici o ex politici.

 

A questi enti privati la Provincia riconosce la copertura del 100% dei costi (gli stanziamenti per il triennio in corso sfiorano i 150 milioni di euro) e fornisce gratuitamente laboratori, uffici, impianti e attrezzature: tutto questo per affidamento diretto, cioè senza concorso, e senza alcun controllo sulla qualità dell’insegnamento, sul sistema di assunzioni e sulla tutela degli insegnanti.

 

Negli anni la scuola trentina ha subìto un radicale processo di privatizzazione, evidente in particolar modo nella formazione professionale, un tempo fiore all’occhiello dell’istruzione pubblica locale e ora in balìa di una gestione arbitraria e discrezionale per quanto riguarda assunzioni, affidamenti, valutazioni, piani di studio, spostamenti di dirigenti, gestione delle risorse (ad esempio quelle per l’alternanza scuola/lavoro, nel resto d’Italia affidati alle scuole, in Trentino filtrate dalla Provincia).

 

L’elenco è lungo e testimonia un’usurpazione di competenze da parte dei partiti che governano la Provincia, con la complicità dei governi nazionali. Per Rossi e la sua giunta la scuola trentina è un’appendice funzionale al loro sistema di potere: la gestione degli istituti di formazione professionale, utilizzati come avamposti per piazzare soggetti ‘graditi’ al centrosinistra, e il protocollo sul trilinguismo sono gli esempi più evidenti della personalizzazione esasperata che la Provincia sta imponendo alla scuola locale.

 

Questa prassi ha snaturato profondamente l’istituzione scolastica, obbligandola ad adottare strumenti e modelli tipicamente aziendali, senza però produrre risultati apprezzabili nella qualità dell’insegnamento.

 

Al contrario, il sistema che Rossi sta introducendo in Trentino è un sistema iniquo, che penalizza il corpo insegnante e gli studenti, penalizza la cultura, produce un livellamento verso il basso e crea enormi danni al sistema scolastico provinciale, per questo ho presentato due interrogazioni al Ministro dell’istruzione.

 

È necessario invertire rapidamente la rotta, evitando quella che pare a tutti gli effetti una gestione partitocratica e privatistica e salvaguardando l’autonomia della scuola da questa prepotente invasione di campo.

 

Su questo tema ho presentato ben due interrogazioni parlamentari (4/17016 e 4/16061) per fare chiarezza sul sistema scolastico trentino.

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