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Trentino Tv, Giunta provinciale superficiale e legge sull'editoria fallimentare

La notizia del licenziamento di tre professionisti, il 50% della forza lavoro dell'emittente, getta una luce sinistra e inquietante sulla libertà di informazione. Una decisione che pone anche il quesito di come l'azienda possa portare avanti un'attività di qualità in questo modo
DAL BLOG
Di Riccardo Fraccaro - 23 January 2017

E' segretario alla Presidenza della Camera dei deputati, eletto in Trentino Alto Adige nel 2013 con il Movimento 5 Stelle

Nel mondo dell’informazione trentina, la notizia dei licenziamenti di Trentino Tv desta grande preoccupazione: non solo perché tre professionisti si ritrovano da un giorno all’altro senza lavoro, ma anche perché questo episodio getta una luce sinistra e inquietante sulla libertà di informazione ed evidenzia una volta di più la superficialità della Giunta provinciale nell’affrontare in questi mesi il tema dei contributi pubblici ai media locali.

 

La legge sull'editoria recentemente approvata dal Consiglio provinciale consente di poter accedere ai contributi pubblici anche senza chiari progetti di rilancio aziendale e soprattutto senza l'obbligo di mantenere i livelli occupazionali. Il proprietario di un’emittente può permettersi di licenziare 3 giornalisti su un totale di 6, quindi il 50% dell’organico, senza battere ciglio e pretendere di contare comunque sul finanziamento provinciale.

 

Se l’obiettivo della legge provinciale sull’editoria trentina era quello di sostenere l’informazione locale di qualità, ha fallito. Viene da chiedersi come possa una televisione del calibro di Trentino Tv continuare la propria attività con solo 3 giornalisti all’attivo, se non tagliando la quantità e soprattutto la qualità dell'informazione.

 

L’ordine del giorno proposto dal consigliere M5S Filippo Degasperi, durante la fase di discussione della legge e poi approvato, mirava proprio a questo: a verificare, cioè, la coerenza tra gli impegni occupazionali e gli obiettivi indicati nelle domande di contributo delle imprese che operano nel settore dell’informazione. Perché se un’emittente non rispetta gli obiettivi dichiarati e oltretutto licenzia i dipendenti, non può pensare di ricevere i contributi previsti dalla legge.

 

Prendiamo, infine spunto da questo grave episodio per sollecitare il presidente Rossi a rispondere all’interrogazione del consigliere Degasperi dello scorso ottobre e rendere noti gli importi che la Provincia assegna ogni anno alle televisioni locali. Ai giornalisti oggetto di questa drastica decisione va ovviamente tutta la nostra solidarietà: con l’augurio che la loro professionalità possa presto tornare al servizio dell’informazione trentina.

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