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| 06 ottobre | 10:20

Gesù, Rabbino della comunicazione, divulgatore senza sosta

Gesù, Rabbino della comunicazione, divulgatore senza sosta
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 06 ottobre 2026

Abbiamo visto nei precedenti articoli che:

 

1) Gesù è nato e morto ebreo.

 

2) Non voleva fondare e non ha fondato una nuova religione.

 

3) Era un “laico credente” e non era “Sacerdote”.

 

4) Era figlio di un umile carpentiere.

 

5) E’ nato nel sud della Palestina (Betlemme-Giudea). Si è trasferito al seguito della famiglia (dopo essere scappati in Egitto) in una anonima e minuscola cittadina – Nazareth –nello sperduto nord della Palestina (Galilea).

 

Nazaret nei Vangeli è citata 12 volte. Un luogo però con questo nome non è mai stato menzionato, né nell’Antico Testamento (la Bibbia Ebraica), né nelle opere di storici o scrittori di quel periodo. E non vi erano tracce della sua esistenza fino al 1962. In quell’anno una equipe di archeologi israeliani diretta dal Prof. Avi Jonah, dell’Università di Gerusalemme, compì una campagna di scavi tra le rovine di Cesarea Marittima, sede estiva dei procuratori romani in Giudea.

 

Da quelle rovine estrassero una lapide in marmo grigio, delle dimensioni di circa 15 x12 cm., con quattro righe in scrittura ebraica, databile intorno al terzo secolo a.C. Su quell’antico marmo appariva il nome di Nazareth. E nel 2009 gli scavi effettuati dall’Autorità per l’Antichità di Israele, hanno portato alla luce a Nazareth degli insediamenti residenziali del I secolo, proprio accanto all’attuale Basilica dell’Annunciazione. Si ritiene così che la Nazaret dei tempi di Gesù fosse un “viculus”, ovvero una piccolissima “frazione” composta da uno sparuto numero di case.

 

Queste informazioni sono molto importanti per comprendere alcuni aspetti – che vedremo più in là - relativi a dove poteva aver studiato Gesù per diventare Rabbino, posto che a Nazareth – stante le sue piccole dimensioni - certamente una scuola non c’era.

 

6) Gesù non era un Sacerdote. Era una “Rabbino”, un insegnante di Testi Sacri ed in particolare della Bibbia, ruolo che veniva svolto, e viene svolto tutt’ora, da “laici credenti”.

 

Ma è molto interessante evidenziare il fatto che Gesù svolgesse il ruolo di “Rabbino” in un modo che per l’epoca era davvero del tutto “anomalo”, che corrispondeva alla sua visione “laica”della funzione di “Insegnante-divulgatore”. Non insegnava infatti rintanato all’interno di una specifica Sinagoga (che è un luogo di studio e non una “Chiesa”), bensì in modo “itinerante”. Era una scelta molto coraggiosa la sua, in quanto lo esponeva ad ogni tipo di incontro - che lui stesso spesso sollecitava – e non si sottraeva mai dal confrontarsi, talvolta in maniera anche molto dura.

 

Ecco che Gesù aveva una visione sorprendentemente moderna del suo ruolo, circostanza che lo caratterizzò in ogni sua scelta.

 

Intanto non iniziò la sua predicazione da solo, bensì creando una sua “squadra”: si circondò infatti di 12 Discepoli (tanti quante erano le Tribù di Israele) che - insieme a lui - formarono di fatto una vera e propria “Scuola Rabbinica itinerante”, una sorta di “Campus” ante litteram, sempre in movimento.

 

Ce lo dice Jacob Neusner (USA 1932-2016), considerato il massimo esperto di ebraismo al mondo, che in merito alla frase evangelica: “Gesù salì sulla montagna e messosi a sedere i Discepoli si avvicinarono. E prendendo allora la parola li ammaestrava dicendo…..”, scrive che: “sedersi indicava proprio l’inizio di una lezione”.

 

Ecco la grande novità certamente per i suoi tempi: Gesù ideò e realizzò una vera e propria “Scuola all’aria aperta”, ma non solo aperta ai suoi Discepoli, bensì a tutte le persone che incontrava lungo il suo cammino, chiunque esse fossero, di qualunque etnia, religione e provenienza (la parola Discepolo deriva dal latino “Discipulus”, ovvero “allievo”, che a sua volta deriva da “discere”, cioè “apprendere”).

 

Ma anche il modo di parlare di Gesù e di relazionarsi con le persone era estremamente moderno e fortemente legato ad un approccio del tutto diretto, quello che oggi si chiama “Modello Peer-to- Peer”, che consente ad ogni partecipante sia di fornire che di ricevere informazioni. Modello ben lontano dalla cultura dell’epoca e da quello arrogante ed altisonante utilizzato dai Sacerdoti.

 

Ma approfondiremo in modo dettagliato nel prossimo articolo il metodo comunicazionale di Gesù.

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