Il ''Vangelo Laico'' di Gesù: perché Yehoshua ben Yosef non poteva essere un sacerdote appartenendo alla Tribù di Giuda

Parlare di un “Vangelo Laico di Gesù” può sembrare per taluni una provocazione o peggio una blasfemia. Vediamo invece - insieme - come il “pensiero laico” costituisse per Gesù una componente fondamentale del suo stesso “essere” e di conseguenza del suo messaggio e come – pertanto - dedicasse buona parte della sua “mission” proprio a questo, in perfetta sintonia con i 10 Comandamenti, dei quali ben 7 “laici” e della Bibbia, con circa la metà di principi giustappunto “laici”, come abbiamo visto nel precedente articolo.
Ma per comprendere appieno quanto detto iniziamo con il verificare il significato dei termini:
1)Vangelo
Comunemente quando si parla di “Vangeli”, ci si immagina un Libretto con i quattro “Canonici”, quelli approvati dalla Chiesa Cattolica, che contengono gli scritti degli Evangelisti Marco, Matteo, Luca e Giovanni e gli Atti degli Apostoli, attribuiti a Luca. In realtà però questo termine ha un significato completamente diverso: “Vangelo” deriva dal greco “εὐαγγέλιον” e vuol dire “Buona Novella”, “Buona Notizia”. Si riferisce quindi al contenuto del messaggio di Gesù, portatore di speranza, giustizia e amore.
2)Laico
Su questo termine è necessario evitare fin dall’inizio fraintendimenti, posto che spesso viene utilizzato erroneamente per indicare “ateo” oppure “anticlericale”. Niente di tutto ciò: il termine “Laico” deriva infatti dal greco “Laïkós”, che vuol dire "del popolo" e concerne, di conseguenza, tutto ciò che riguarda la vita quotidiana, diremmo quindi “di tutti i giorni”, come i valori umani, gli affetti, il lavoro, la convivenza civile ecc., valori questi nei quali ciascuno può riconoscersi indipendentemente dal proprio credo politico, religioso ecc., quindi da ritenere “Universali”.
Nel Diritto Canonico della Chiesa Cattolica poi il “Laico” è il “fedele battezzato”, cioè il “laico-credente” che non è dunque un “Chierico”, cioè che non ha ricevuto l'Ordine Sacro. Quindi “Vangelo Laico” vuol dire “messaggio di speranza, giustizia, amore, trasmesso al popolo, cioè alla gente, cioè a noi, da parte di un credente non Sacerdote”. E “Credente non Sacerdote” è esattamente lo “status” che aveva Gesù.
Gesù infatti era un Rabbino (Rabbiרבי = "Mio Maestro" o "Mio Signore"), uno studioso, un “Maestro della Torah” (la Bibbia), quindi giustappunto un “laico-credente”. E non era un “Sacerdote” o “Ministro del Culto”, un “Kôhên” – כּוהן” in quanto non apparteneva alla “Discendenza di Aronne” (fratello di Mosè della Tribù di Levi), come prescritto dalla Bibbia, requisito “ereditario” obbligatorio per accedere al “Sacerdozio Ebraico”. Dio aveva infatti stabilito un “Patto Eterno” con Aronne e la sua discendenza. Aveva garantito a loro - e solamente a loro - il “Sacerdozio” come eredità perpetua: "Cingerai Aronne ed i suoi figliuoli con delle cinture, e assicurerai sul loro capo delle tiare, ed il Sacerdozio apparterrà loro per Legge perpetua (Esodo)”.
Da evidenziare che la “Classe Sacerdotale” - associata alla corrente dei Sadducei – era una potentissima Casta che deteneva il potere a Gerusalemme e di conseguenza sul Tempio, quindi sull’ebraismo ortodosso della Palestina del I secolo. E che Gesù non fosse della Classe Sacerdotale di Aronne della Tribù di Levi, come richiesto dalla Bibbia, lo certificano proprio i Vangeli, che dicono esplicitamente che Gesù discendeva da Davide, ovvero apparteneva alla “Tribù di Giuda”: quindi non poteva essere un “Sacerdote”.
E quanto detto è coerente con il fatto che Gesù provenisse da una famiglia di carpentieri e che la sua l’attività fosse infatti l'insegnamento “itinerante”, la spiegazione della Legge nelle Sinagoghe del luogo nel quale si trovava a passare, ma molto spesso all’aperto, in stretto rapporto con il popolo. E quando arrivò a Gerusalemme si scontrò durissimamente proprio con la Classe Sacerdotale di quella città: e questo gli fu fatale.
Concludo dicendo che ai tempi di Gesù vi era inoltre una fortissima influenza dell'Ellenismo nel mondo ebraico in Palestina. Era molto stratificata, tanto da poter parlare di “ellenismo giudaico”, dove per “Ellenismo” si intende l’influenza del pensiero greco della cultura, lingua, urbanistica ecc.
Mi fermo qui, perché verificheremo punto per punto, nei prossimi articoli, quanto detto.













