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Consulenza tecnica, si cambia: non sarà più l'ente pubblico a farla

In nessuna parte del mondo funzionava come in Trentino. Dappertutto la consulenza tecnica in agricoltura è gestita da produttori singoli e associati. Con il nuovo direttore del Centro per il trasferimento tecnologico della Fem si cambierà
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Di Sergio Ferrari - 25 novembre 2017

 Laureato in Scienze Agrarie all'Università di Padova, dal 1961 al 1994 è stato docente all'Istituto Agrario di San Michele

In nessuna parte del mondo la consulenza tecnica in agricoltura è affidata a enti pubblici. Dappertutto è gestita dai produttori singoli e associati che si accollano il costo del servizio. Lo afferma Claudio Ioriatti che dal 1° gennaio 2018 assumerà la direzione del Centro per il trasferimento tecnologico della Fondazione Mach.

 

Dal prossimo anno, dice Ioriatti, il CTT si occuperà di trasferimento dei risultati della ricerca alle organizzazioni di produttori e alle cooperative di primo e secondo grado. Saranno esse a decidere la loro applicazione. I sindacati agricoli del Trentino hanno dato spazio e rilievo nei rispettivi periodici allo schema di riorganizzazione del Centro per il trasferimento tecnologico, dimostrando di condividerlo senza riserve.

 

Sono gli stessi sindacati che a metà degli anni ’70 hanno condiviso l’affidamento della consulenza tecnica gratuita all’Ente di sviluppo dell’agricoltura trentina (Esat). Togliendola alle cooperative che avevano adottato lo stesso tipo di assistenza tecnica privata e a pagamento attivata 20 anni prima in provincia di Bolzano (Beratungsring fur Obstbau und Weinbau).

 

Corsi e ricorsi storici a parte, rimane da stabilire quali compiti saranno affidati ai circa 60 tecnici di territorio. Alcuni dei quali hanno maturato oltre 30 anni di servizio e sono portatori di un’esperienza che andrebbe valorizzata e non lasciata disperdere con il pensionamento.

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