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Difesa della vite, possibile solo con il coinvolgimento dell’agricoltore

DAL BLOG
Di Sergio Ferrari - 06 settembre 2016

 Laureato in Scienze Agrarie all'Università di Padova, dal 1961 al 1994 è stato docente all'Istituto Agrario di San Michele. Ha vinto la Penna d'Oro nel 1988

L’annata viticola 2016 è iniziata in anticipo sotto gli auspici di una produzione abbondante. Nessun danno da freddo, escluse piccole zone con viti allevate a Gujot. Germogliamento omogeneo, elevata fertilità delle gemme e conseguente elevato numero di grappolini. Le buone prospettive, dice Maurizio Bottura direttore dell’ufficio viticoltura della Fondazione Mach, sono durate fino alla fine di maggio. Poi è iniziata una serie di piogge che hanno disturbato la fioritura favorendo le prime infezioni di botrite, ma soprattutto provocando fenomeni marcati di colatura e acinellatura. Ne ha risentito in particolare il Pinot grigio rispetto a Chardonnay e Muller Thurgau. Le infezioni di peronospora larvata sono venute dopo. In sintesi: a determinare il calo previsto di produzione del 10%, media fra il 6-7% sulle uve bianche e il 13-14% sui vitigni a frutto rosso, non è stata solo la peronospora. 

 

A commento della nota riprendo da Terra Trentina, giugno 1996, un articolo intitolato “Conoscere la peronospora e razionalizzarne la difesa” scritto da Enzo Mescalchin, Mauro Varner e Flavio Mattedi del Servizio tecnico socioeconomico Esat. Il concetto base dell’articolo è sintetizzato nel sommario: significativi miglioramenti della difesa della vite sono possibili solo con il coinvolgimento diretto del viticoltore che adatta le indicazioni alla propria realtà aziendale. Segue la parte tecnica che per ragioni di spazio si riporta solo nei tratti più significativi e coerenti con la premessa.

 

“Il comportamento del fungo (Plasmopara viticola) è estremamente influenzato dalle condizioni climatiche e ciò comporta difficoltà ulteriori a livello locale, dove la conformazione del territorio determina continue modificazioni nelle condizioni di altitudine, giacitura, pendenza ed esposizione dei terreni. In conseguenza di ciò, vigneti che distano anche poche centinaia di metri, possono presentare microclimi molto differenti con grosse variazioni soprattutto per quanto riguarda le condizioni di bagnatura della vegetazione.” Quanto detto finora rispecchia alla lettera la varietà di situazioni che si sono verificate anche nella stagione in corso. “Per impostare una linea di difesa antiperonosporica che tenga conto, per quanto possibile, di queste situazioni, da diversi anni si raccolgono osservazioni e rilievi: in particolare dal 1989 sono in atto esperienze in collaborazione con un gruppo di viticoltori della zona a nord di Trento. Questa iniziativa interessa una superficie di circa 100 ettari distribuiti su zone viticole diverse, in ognuna delle quali si lascia una piccola parcella non trattata. Queste superfici di controllo, la cui ampiezza può essere diminuita nel corso della stagione e con l’avanzare del danno, forniscono elementi di giudizio utili alla valutazione dell’efficacia delle linee di difesa adottate e dell’evoluzione del fungo. Risultano inoltre molto importanti per verificare l’esito di ogni trattamento e la gravità delle singole infezioni.

 

Le esperienze e le osservazioni di questi anni (1989-1996 n.d.r.) possono essere riassunte in alcuni punti fondamentali.

1. La comparsa delle prime macchie di peronospora è tendenzialmente concentrata tra la seconda metà di maggio e la prima decade di giugno.

2. La pericolosità del fungo varia di anno in anno.

3. la gravità delle infezioni primarie è generalmente bassa.

4. Risultano più pericolose le infezioni secondarie.

5. Dal controllo finale della presenza di peronospora, nelle numerose parcelle non trattate, emerge una diversa aggressività del fungo legata alle annate e, nell’ambito della stessa annata, alla zona.

6. Il Trentino viticolo può essere suddiviso in due zone con condizioni microclimatiche diverse: aree basse di fondovalle, molto umide, poco ventilate e di conseguenza molto sensibili; aree collinari ben esposte o di fondovalle ventilate, in genere meno sensibili.”

 

L’articolo porta ad una conclusione sulla quale dovrebbero meditare tutti i soggetti singoli e/o collettivi coinvolti direttamente o per mandato istituzionale nella difesa fitosanitaria dei vigneti trentini. Per diffondere ed applicare sempre più le acquisizioni raccolte, risulta indispensabile incentivare i gruppi di lavoro formati da viticoltori e da tecnici. Significativi miglioramenti nella difesa della vite sono infatti possibili solo con il coinvolgimento diretto dell’agricoltore che ha la capacità di inserire le indicazioni del tecnico nella propria realtà aziendale. 

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