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Il mais di Storo sempre ai massimi livelli di notorietà, ma quello di Caldonazzo vive un momento difficile

Il marchio Caldonazzo Spin è proprietà dell’azienda de Bellat che lo concede in uso all’Associazione. Dai 16 ettari i 24 agricoltori coinvolti nel 2018 hanno ricavato complessivamente 500 quintali di granella
DAL BLOG
Di Sergio Ferrari - 11 marzo 2019

 Laureato in Scienze Agrarie all'Università di Padova, dal 1961 al 1994 è stato docente all'Istituto Agrario di San Michele. Ha vinto la Penna d'Oro nel 1988

Mentre il mais nostrano di Storo e la farina da polenta che se ne ricava rimangono saldi al massimo livello di notorietà, si fa sempre più difficile il mantenimento della coltivazione del mais Caldonazzo Spin dalla cui granella si ricava la farina da polenta della Valsugana.

 

Fino a qualche anno fa gli ettari coltivati erano circa 30. Nel 2018 risultavano dimezzati. Raimondo Rinaldi che collabora a tempo parziale con l’Associazione tutela farina della Valsugana fornisce alcune notizie sulla situazione.

 

Il marchio Caldonazzo Spin è proprietà dell’azienda de Bellat che lo concede in uso all’Associazione. Dai 16 ettari i 24 agricoltori coinvolti nel 2018 hanno ricavato complessivamente 500 quintali di granella.

 

Il conferimento al deposito della de Bellat è coordinato dall’associazione che provvede a consegnare la granella essiccata al mulino Agostini di Caldonazzo, che si occupa della molitura, dell’insacchettamento della farina e dello stoccaggio temporaneo delle confezioni.

 

Il rilancio dell’intero progetto potrebbe partire dal consiglio di amministrazione dell’azienda de Bellat recentemente rinnovato. 

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