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| 23 ott 2019 | 19:59

La cimice asiatica fa litigare i produttori: c'è anche chi crede che proliferi nelle aziende biologiche

I frutticoltori a Ravina si sono riuniti per chiedere risposte alla politica provinciale: servono interventi urgenti. E poi, davanti all'assessora, si sono confrontate due teorie. Il presidente di Confagricoltura ha proposto di istituire un tavolo tecnico fra politica e mondo agricolo
DAL BLOG
Di Sergio Ferrari - 23 ottobre 2019

 Laureato in Scienze Agrarie all'Università di Padova, dal 1961 al 1994 è stato docente all'Istituto Agrario di San Michele

C’era anche l’assessora provinciale all’agricoltura Giulia Zanotelli all’adunata di frutticoltori che si è svolta a Maso Stella di Ravina per chiedere a livello sindacale e politico interventi urgenti di carattere finanziario, tecnico e procedurale per i danni causati dalla cimice asiatica a mele, uva e altri prodotti agricoli.

 

Non può quindi essere sfuggita all’attuale responsabile politica dell’agricoltura trentina la duplice denuncia di Benno Endrizzi proprietario dell’azienda agricola ospitante. Per fermare la cimice asiatica dovrebbe essere reso obbligatorio un trattamento contemporaneo per singoli distretti. A favorire la pullulazione della cimice asiatica è la presenza diffusa almeno a sud di Trento di aziende biologiche che non eseguono trattamenti chimici.

 

Joseph Espen titolare di uno dei più estesi frutteti biologici del distretto di Ravina, Romagnano e Aldeno definisce prive di fondamento scientifico le affermazioni di Benno Endrizzi. Nell’occasione è stata avanzata la proposta condivisa dal presidente di Confagricoltura di Trento Diego Coller di istituire un tavolo tecnico fra politica e mondo agricolo. In questa sede la diatriba potrebbe essere chiarita in via definitiva.

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