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La frutticoltura moderna tende a ricavare il massimo reddito, ma è necessario un diradamento

In pratica si fa di tutto per evitare l’alternanza ed avere il massimo carico di fiori. Ancora prima della fioritura si portano nel frutteto arnie di api per l’impollinazione. Solo i frutticoltori biologici sono obbligati per legge a rinunciare ai diradanti chimici di sintesi
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Di Sergio Ferrari - 30 aprile 2019

 Laureato in Scienze Agrarie all'Università di Padova, dal 1961 al 1994 è stato docente all'Istituto Agrario di San Michele. Ha vinto la Penna d'Oro nel 1988

La frutticoltura moderna tende a ricavare il massimo reddito dall’unità di superficie.

 

Il frutticoltore è quindi costretto a una serie di interventi agronomici di segno opposto e chiaramente controsenso.

 

Lo afferma Alberto Dorigoni esperto di frutticoltura della Fondazione Mach.

 

In pratica si fa di tutto per evitare l’alternanza ed avere il massimo carico di fiori. Ancora prima della fioritura si portano nel frutteto arnie di api per l’impollinazione.

 

Ad allegagione avvenuta, ma anche nelle fasi precedenti (già in piena fioritura) s’interviene con prodotti chimici diradanti anche più volte e in diverse fasi fenologiche.

 

Se il dirado chimico non raggiunge il risultato voluto, il frutticoltore deve procedere al diradamento manuale.

 

Solo i frutticoltori biologici sono obbligati per legge a rinunciare ai diradanti chimici di sintesi.

 

Possono ricorrere alla flagellazione della parete fiorale che ha molte limitazioni anche di tipo biologico e produttivo o all’impiego di polisolfuri di calcio, considerato prodotto naturale. 

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