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Reintrodurre il pero in zone vocate del Trentino coltivandolo con il metodo biologico

Maso delle Part di Mezzolombardo ospitava solo piante di pero. Oggi la specie occupa solamente 3.000 metri quadrati di superficie. Piccoli impianti sono stati realizzati in Valsugana, Valle del Sarca e Valle dell’Adige
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Di Sergio Ferrari - 17 febbraio 2019

 Laureato in Scienze Agrarie all'Università di Padova, dal 1961 al 1994 è stato docente all'Istituto Agrario di San Michele. Ha vinto la Penna d'Oro nel 1988

Reintrodurre il pero in zone vocate del Trentino e coltivarlo secondo il metodo biologico è lo scopo che si prefigge l’esperto frutticolo Nicola Dallabetta che si occupa di specie diverse dal melo nella azienda sperimentale Maso delle Part di Mezzolombardo gestito dalla Fondazione Mach.

 

Quando era proprietà privata, dice l’esperto, il maso ospitava solo piante di pero. Oggi la specie occupa solo 3.000 metri quadrati di superficie.

 

Le piante allevate a biasse appartengono alle varietà Abate, Conference, Kaiser Alexander e William. I risultati migliori sono stati finora ottenuti con la William (500 q.li/ettaro). L’interesse del mondo frutticolo tentino nei confronti di questo esperimento è quasi nullo.

Piccoli impianti sono stati realizzati in Valsugana, Valle del Sarca e Valle dell’Adige.

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