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Come tutelare la salute e prevenire l’infezione nelle Rsa? Tamponi sì, tamponi no, ma intanto i nostri anziani muoiono

In questa storia, si ammala il più fragile e muore di più la generazione che senza studi ha educato i propri figli, quella che seppur con scarse risorse li ha aiutati nella crisi e ha lavorato duramente nella propria vita, viene colpita la generazione di chi chiede solo di godersi i propri nipoti e tempo nella tranquillità e libertà dell’età anziana. E perché non dare loro ragione? Il tampone potrebbe essere una grande opportunità
DAL BLOG
Di Walter Alotti - 10 aprile 2020

Attuale segretario generale della Uil in Trentino è giornalista pubblicista dal 2014

Il contributo di Claudio Luchini, segretario provinciale della Uil Pensionati.

 

Il numero dei contagi da Covid-19 sta finalmente scendendo e questo dimostra che le misure messe in campo dal Governo e dalla Provincia hanno effetto. Tutta l’attenzione è ora rivolta al contenimento delle ultime sacche di emergenza e alla fase 2 che prevederà il ritorno a una cauta ripresa. Per scongiurare una seconda ondata, il passaggio a questa fase deve essere effettuato in modo molto misurato e teso a eliminare gli ultimi focolai dell’epidemia.

 

Fra questi, una necessaria riflessione va rivolta al mondo delle Rsa che ospitano al momento sul territorio trentino molti anziani. Questo non sono esonerate dal dibattito e si dividono sulla scelta da attuare.

 

La domanda sorge quindi spontanea: come tutelare la salute e prevenire l’infezione nelle Rsa? Alcune residenze hanno abbracciato la scelta di tamponare ogni ospite presente nella casa, altre si sono attrezzate per isolare i Covid-positivi in spazi appositi creati sull’onda dell’emergenza, altre ancora si stanno interrogando sulla possibilità di rendere una Rsa capofila nucleo Covid dove spostare tutte gli anziani infetti e fornire loro cure adeguate e personale competente.

 

Bisogna tuttavia ricordare che nelle strutture residenziali lavora personale sanitario come medici, infermieri, operatori socio assistenziali e educatori che sono anch’essi esposti alla possibilità di contrarre il virus e sono soprattutto potenziali veicolatori dello stesso mettendo a rischio la salute propria, delle famiglie e degli ospiti che accudiscono.

 

La strategia del tampone a tappeto non può quindi interessare solo gruppi di persone, ma dovrebbe essere effettuata a tutti in modo tale da individuare i positivi al virus e contenere così la propagazione dell’epidemia e sul personale sanitario e sui dipendenti della struttura.

 

Tamponi sì, tamponi no, la situazione difficile rimane e purtroppo qualche anziano ci rimette la vita. In questa storia, si ammala il più fragile e muore di più la generazione che senza studi ha educato i propri figli, quella che seppur con scarse risorse li ha aiutati nella crisi e ha lavorato duramente nella propria vita, viene colpita la generazione di chi chiede solo di godersi i propri nipoti e tempo nella tranquillità e libertà dell’età anziana. E perché non dare loro ragione? Il tampone potrebbe essere una grande opportunità.

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