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Le Albere, Dolomiti Energia e l'Aquila Basket: ecco perché le partecipate non dovrebbero entrare in avventure private

Mentre il quartiere è sempre più in stallo e i debiti aumentano fa specie questa propensione "all'immobiliare" della partecipata dell'energia trentina mentre ci si dovrebbe preparare alle gare di concessione o tornare a ragionare di strategie di mercato e invece si pensa ad altro (come sponsorizzare la squadra di pallacanestro) e la politica è disinteressata
DAL BLOG
Di Walter Alotti - 10 dicembre 2018

Attuale segretario generale della Uil in Trentino è giornalista pubblicista dal 2014

L'annunciato esito della vicenda Albere (che oggi si ritrova con oltre 200 milioni di euro di immobili invenduti, con solo il 30% di quelli occupati ndr) con le forti perdite a carico anche della società partecipata pubblica Dolomiti Energia (Isa ha il 32% di Clesio, Fondazione Caritro il 21%, Dolomiti Energia il 20%, Itas l'11% ndr)  ripropone il tema mai seriamente affrontato della partecipazione del "pubblico" nelle iniziative speculative private e delle scelte politiche e finanziarie che ne conseguono.

 

La Uil pone le stesse perplessità e contrarietà che ha già posto a suo tempo, rispetto alla sponsorizzazione milionaria con soldi pubblici della stessa Dolomiti Energia alla benemerita squadra di basket cittadina, pur sapendo che ciò non ci rende simpatici ai tifosi,  magari anche nostri associati. Certo sapere che Dolomiti Energia vedrà svalutata la propria partecipazione alla sventurata impresa delle Albere (ben 20,1% del fondo Clesio) per più di 7 milioni di euro, per iniziative fuori dai suoi scopi societari, ma solo per inopportune solidarietà politiche o personali realizzate mediante scambi di manager e partecipazioni azionarie fra i componenti degli "ex salotti buoni" finanziari trentini, fa accapponare la pelle.

 

Anche perché non sono perdite che derivano da errori di strategie industriali o mancata produttività aziendale, che ci possono stare, ma dall'aver intrapreso irresponsabilmente il mestiere dell'apprendista immobiliarista, con soldi in gran parte pubblici. E constatare che per poi recuperarli comporta, come sta oggi accadendo al tavolo sindacale, proposte di riduzioni di costi ed esternalizzazione di servizi (come la vigilanza delle dighe che non sono portinerie, Longarone docet), stralci o peggioramento di accordi contrattuali in essere, non agevola certamente la discussione.

 

Fa specie inoltre questa propensione "all'immobiliare" mentre ci si dovrebbe preparare alle gare di concessione o tornare a ragionare, come già compiuto in Alto Adige da Alperia, di Azienda energetica provinciale e di alleanze, proprio con i sudtirolesi o con qualche altro gruppo italiano, per concorrere al mercato nazionale o europeo dell'energia, addirittura. Ecco, anche la nuova giunta provinciale, rispetto alla grande partita dell'energia non ha detto o proposto nulla  nei suoi programmi, una delle poche risorse di questa terra, tanto importante economicamente, finanziariamente e dal punto di vista ambientale, non considerata assolutamente da Fugatti & co.

 

A meno che anche la nuova coalizione di governo preferisca non parlarne troppo, per perpetuare l'antico rito nazionale, ma anche trentino, della lottizzazione, di piazzare magari qualcuno "dei nossi" che indirizzi l'azione di questa importante società  verso l'interesse di parte e non il bene comune. Forse sarebbe invece veramente il caso di trasformare queste società pubbliche in vere "public company" e prevedere la presenza di rappresentanti dei lavoratori e dei piccoli azionisti, dei cittadini e dei risparmiatori, anche solo con funzioni di controllo e vigilanza nei consigli di amministrazione, per almeno tentare di  impedire che attori economici e finanziari pubblici importanti per il territorio, rimangano prigionieri o accondiscendano ai politici o ai poteri forti di turno.

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