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L'impianto natatorio? Mi ricorda quando da bambino ci promettevano il Palazzetto del Ghiaccio

Ci sono voluti 30 anni per arrivare alla realizzazione della struttura. Intanto noi abbiamo imparato a pattinare nei campetti di S. Giuseppe o al Santissimo. Sul tavolo ci sono ancora la funivia Trento-Bondone, la funicolare per Povo, la città sul fiume. La verità è che servono opere economicamente sostenibili
DAL BLOG
Di Walter Alotti - 03 dicembre 2016

Attuale segretario generale della Uil in Trentino è giornalista pubblicista dal 2014

Il dibattito in corso in Comune a Trento, sulla scelta del dimensionamento e sul costo che la Città capoluogo dovrà affrontare per la costruzione e la gestione del nuovo impianto natatorio, ci fa tornare ad analoghe discussioni e diatribe che hanno diviso e spesso illuso la cittadinanza trentina. Personalmente posso andare alla fine degli anni ’60, quando, scolaro delle scuole elementari, ricordo benissimo l’annuncio dell’imminenza della costruzione di un immaginifico Palazzo del Ghiaccio, che vide la luce in realtà 30 anni dopo. Noi figli del baby boom imparammo quindi tutti a pattinare nei campetti di S. Giuseppe o al Santissimo e riuscimmo a fare qualche pattinata come si deve recandoci al lago di Piné o a Bolzano, che molto prima di Trento si dotò di un impianto al passo coi tempi.

 

La discussione anche allora era sulla grandezza, costo e paragone dell’ipotetico impianto con altre strutture delle città italiane e vicine: Bolzano, Innsbruck, Milano. E sempre, nell’attesa del progetto migliore, si è rimandata la scelta o si è ragionato delle grandi intuizioni di qualche mente eccelsa, senza verificare quali erano le reali risorse disponibili ed effettivamente utilizzabili, le necessità della comunità, il perseguimento di una sobria, intelligente amministrazione, in tempi ragionevolmente brevi.

 

E’ ancora in essere la discussione sul grande impianto funiviario del Monte Bondone (60 milioni?), abbiamo perso le tracce di quella sulla funicolare o cremagliera per la collina di Povo (15 milioni?), si è affacciata da poco la proposta della città sul fiume alla francese o della metropolitana leggera, dopo aver abbandonato l’idea del passante e della stazione ferroviaria sotterranea di Trento. Quindi è il tempo, anzi senza forse, è il tempo di scelte di buona amministrazione, sobrie e compatibili con le finanze del Comune e della Provincia Autonoma, che sappiamo non sono più, e purtroppo non saranno più in futuro, tanto rilevanti da permetterci di costruire “cattedrali nel deserto” e ancor meno da sopportare costi di gestione ancor più gravosi, per la “grandeur” di qualche politico od amministratore pubblico.

 

Le risorse pubbliche vengano quindi utilizzate, come propone l’Assessore allo Sport del Comune di Trento Uez, per strutture valide, ma dimensionate alle esigenze della città, magari prevedendo tecniche e soluzioni dai costi di gestione ridotti, utili alle famiglie e al numero maggiore possibile di associazioni, utenti e clienti, non in funzione di competizioni europee o mondiali, ragionando anche sulla necessità di reperire risorse per altri settori prioritari nello sport, ma anche di risanamento ambientale, di riconversione allo sviluppo della città. Azioni di governo sensate, concrete, sobrie e lungimiranti, per il bene dei cittadini di Trento e di tutto il territorio provinciale.

 

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