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Questione casa, serve nuova legge per aiutare i giovani che possono solo affittarla e chi è più povero

Si proceda all’abolizione della Legge Dalmaso (2005), non più adeguata al cambio epocale subito anche dalla società trentina, per soddisfare le nuove necessità dell’abitare. Soprattutto per rimettere in circolo il rilevante patrimonio privato abitativo “sfitto”.
DAL BLOG
Di Walter Alotti - 19 giugno 2018

Attuale segretario generale della Uil in Trentino è giornalista pubblicista dal 2014

Dai provvedimenti di sfratti relativi all’anno 2017 (dati forniti nei giorni scorsi  dal Ministero dell’Interno – Ufficio Centrale di Statistica) risulta evidente anche in Trentino il permanere di un disagio abitativo che continua a porre in grave difficoltà anche le famiglie trentine nell’ottemperare al pagamento dei canoni di affitto. 

La Uil in occasione del proprio Congresso, nelle settimane scorse, ha fatto delle proposte, riguardo alla "casa” e più specificatamente all’ "abitare", inteso sotto l’aspetto proprio dell’affitto e dell’edilizia pubblica sociale in particolare. In questa legislatura la Giunta e l’ Assessore Daldoss, sono intervenuti molto rispetto all’edilizia privata ed agli incentivi all’acquisto della prima casa e delle ristrutturazioni, per il recupero del grande patrimonio abitativo a disposizione e per una condivisibile attenzione all’ambiente ed al risparmio del suolo.

La UIL  chiede però un cambio di verso, su questo tema, al più presto, a chi si candida a governare e governerà il Trentino. Si proceda all’abolizione della Legge Dalmaso (2005), non più adeguata al cambio epocale subito anche dalla società trentina, per soddisfare le nuove necessità dell’abitare, le mutate condizioni di lavoro e familiari dei lavoratori che hanno sì bisogno di un’abitazione, ma spesso in affitto, non in proprietà, e per rimettere in circolo il rilevante patrimonio privato abitativo “sfitto”.

C'è necessità di procedere a disegnare un nuovo Piano Casa per gli enti locali e per ITEA; a fissare nuove regole coinvolgendo il Sindacato sia in fase di elaborazione sia in quella, successiva, di controllo e verifica delle nuove politiche abitative pubbliche. Il Sindacato non può esserne estromesso, anche magari solo dai già poco rilevanti percorsi informativi e consultivi di ITEA, come accaduto con lo scioglimento della Commissione Sociale nel gennaio scorso.

La UIL ricorda peraltro agli amministratori politici passati, presenti e futuri che gran parte del patrimonio abitativo pubblico trentino è stato costruito con il contributo Gescal dei lavoratori trentini, oggi in parte pensionati, e delle imposte che i lavoratori dipendenti e pensionati hanno versato e continuano a versare, in misura predominante, rispetto anche alle altre categorie di contribuenti. Li si rispetti quindi!

Per la UIL del Trentino le soluzioni nella nostra Provincia passano certo per un’estensione della platea dei beneficiari dell’integrazione canone delle locazioni private, misura richiesta dal Sindacato unitariamente e realizzata con lo stanziamento di circa 7,5 milioni dei giorni scorsi. Misura che comunque qualche distorsione al mercato della locazione ha creato e dovrebbe anch'essa essere ripensata, in progress, magari nell'ambito del ragionamento sull'"assegno unico"  in gestazione. Ma soprattutto, la politica della casa dovrà realizzarsi  attraverso il rilancio dell’edilizia pubblica, dei piani di hausing territoriale che realizzano alloggi a canone moderato  da affiancare a quelli a canone sociale e con  l’individuazione di sistemi di garanzia ai proprietari privati, spesso piccoli, che non affittano più i loro immobili.

 

Fondi di Garanzia pubblici, assicurativi, di Fondazioni bancarie e finanziare in grado di coprire i rischi delle possibili morosità o danni di questi locatari privati che potrebbero così affittare i tanti, troppi alloggi sfitti, che proprio per paura della morosità dilagante, gli stessi non affittano, con grave turbamento del mercato della locazione, sia dal punto di vista dei prezzi, che dell’aumento delle richieste di accesso all’edilizia pubblica.

Non una legge in più, chiede la Uil, ma una legge nuova, non snaturata ed appesantita da delibere su delibere di Giunta, spesso contraddittorie fra loro, come accaduto alla Legge "Dalmaso", volta al bene dei cittadini ed alla risoluzione del problema "casa", sia per coloro che non hanno i mezzi per comprarne una, sia per i nuovi trentini, spesso giovani, per i quali la soluzione giusta non è la proprietà, all'italiana, ma l'affitto, una  locazione, come si usa molto più diffusamente, in Europa.
  

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