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Sicurezza sul lavoro, "Zeni batti un colpo". La Uil aspetta una risposta dal 1° maggio su quanto investe la Provincia sulla prevenzione

Incremento dell’1,6% delle denunce di  infortunio sul lavoro nel 2017, dopo i già preoccupanti dati in crescita nel 2016 (+4% sul 2015) e la recrudescenza in atto anche nell’anno in corso, con 3 morti e 7 infortuni gravi da gennaio 2018
DAL BLOG
Di Walter Alotti - 28 giugno 2018

Attuale segretario generale della Uil in Trentino è giornalista pubblicista dal 2014

Nella giornata in cui Uilm e Fiom scioperano e chiedono maggiori investimenti pubblici e delle aziende sulla salute e la sicurezza del lavoro, la UIL del Trentino lancia ancora un forte appello, una richiesta al mondo produttivo, sindacale e politico di fermarsi e concentrarsi, seriamente, per provare a cambiare od aggiungere azioni concrete, alle prassi e procedure previste a salvaguardia della salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici.

 

E' infatti necessario un maggior impegno dell’amministrazione pubblica, del sindacato e delle aziende nella attuazione di una vera sorveglianza sanitaria dei lavoratori, nella prevenzione degli infortuni e nella formazione sulla sicurezza del lavoro.

Sul piano locale poi chiediamo un rafforzamento delle azioni di prevenzione riguardo alla salute e sicurezza sul lavoro, maggior impegno e risorse adeguate in tal senso, un rafforzamento dell’organico dell’Uopsal ed una rivisitazione delle modalità di intervento e dei tempi oltre che della frequenza delle visite ispettive, non più confacenti ad un mondo del lavoro che si sta sempre più precarizzando e terziarizzando.  

 

E’ tempo che gli ispettori del lavoro siano messi in condizione di intervenire ed intervengano molto più al di fuori dei canonici giorni ed orari di lavoro della “società industriale, fordista” passata, durante l’arco orario di tutta la giornata, notte compresa, ed anche, con maggior frequenza nei giorni festivi, ormai considerati - soprattutto nel commercio e nel turismo - ordinari giorni di lavoro.

 

Ed infatti è proprio in questo settore, oltre che nell’agricoltura e nell’edilizia, che si riscontra l’incremento più preoccupante di infortuni sul lavoro.

 

Il 1° maggio scorso, dedicato proprio alla sicurezza sul lavoro, Cgil Cisl e Uil del Trentino hanno chiesto conto delle risorse investite in provincia in prevenzione, ma nessuna risposta ufficiale è pervenuta dall’Azienda Sanitaria Provinciale, né tanto meno dall’assessore Luca Zeni. La stessa domanda la pongono da tempo osservatori e tecnici del settore, senza mai risposte chiare ed esaurienti.

 

Sarà perché i di cui siamo in possesso parlano di performance al di sotto della media nazionale, con investimenti nel 2016  del 2,74% , nel 2017 del 2,89% e del 2,9% per il 2018, molto al di sotto della soglia del 5% del PIL sanitario indicata a livello nazionale e dalla Conferenza Stato- Regioni per la Sanità pubblica.

 

Dati poco esaltanti per l’amministrazione provinciale spesso indicata come “prima della classe” in tanti aspetti, forse non proprio per l’attenzione a questa emergenza! Per non dire dell’omertà decennale sulle somme che aziende e professionisti pagano per le contravvenzioni in materia di sicurezza sul lavoro e che dovrebbero confluire in un apposito fondo per finanziare l’attività di prevenzione nei luoghi di lavoro come previsto dal Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro.

 

A quanto ammontano? Per cosa sono state effettivamente utilizzate? Siamo sempre in attesa di risposta, ma evidentemente chiedere è lecito, rispondere cortesia. Intanto rimane un gran lavoro per tutti. Ma nessuno può esimersi dal lavorare per la vita e per evitare che qualcuno quella vita la perda sul lavoro.

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