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“Nel carcere di Spini si pesta, nel carcere di Spini si muore", sit-in di protesta in via Torre Vanga

Coinvolte una ventina di persone che hanno annunciato un presidio presso il carcere per domani alle ore 18

Pubblicato il - 22 dicembre 2016 - 19:10

TRENTO. “Nel carcere di Spini si pesta, nel carcere di Spini si muore. Non dimentichiamo Luca”, questa la scritta su uno striscione che è stato esposto pochi minuti fa in via Torre Vanga in un sit-in promosso da una ventina di persone che sono scese in strada per manifestare dopo le recenti vicende che hanno coinvolto il carcere di Trento con la morte di un detenuto che si è tolto la vita.

 

Il sit-in ha bloccato il traffico in via Torre Vanga per alcuni minuti. Nel corso della manifestazione, che si è svolta in maniera pacifica, è stato annunciato un presidio presso il carcere per domani alle ore 18.

 

Questo il testo del volantino della manifestazione:

"Nel carcere di Spini si pesta, nel carcere di Spini si muore

 

Venerdì 16 dicembre, lo stesso giorno in cui uscivano sulla stampa locale stralci del rapporto stilato dal Garante nazionale dei detenuti contenente denunce precise e circostanziate di pestaggi ai danni dei progionieri avvenuti nel carcere di Spini di Gardolo, nel reparto infermeria di quello stesso carcere veniva trovato impiccato Luca Soricelli. Il quarto suicidio a Spini.

Luca era stato arrestato in evidente stato confusionale la settimana precedente, dopo aver incendiato un distributore di benzina a Rovereto. 

Nonostante da giorni lanciasse appelli di aiuto in internet ("Sono arrivato agli sgoccioli non ho più idee per andare avanti contattatemi per piacere o faccio follie"), e nonostante la richiesta dell'avvocato di ufficio di una soluzione diversa dal carcere, una psicologa aveva definito il suo stato mentale 'compatibile con la detenzione'. Già, perfettamente compatibile. 

Ora tutti, sindacati dei secondini, istituzioni e media, si lamentano della carenza di organico della polizia penitenziaria quale causa di questa morte. 

Scompaiono i pestaggi, scompare la 'cella liscia' (la 2076) o 'cella delle percosse', e i carcerieri diventano vittime del troppo lavoro e addirittura dello stress che provocano loro i suicidi.

Durante le ispezioni condotte dal Garante (nel maggio e nel luglio scorsi), nella 'cella liscia' sono state trovate macchie di sangue. 

Nel corso di una vergognosa intervista su 'l'Adige' del 18 dicembre, il direttore del carcere Valerio Pappalardo dichiarava testualmente: "Non posso escludere che ci sia una macchia di origine ematica su uno dei muri della stanza. Del resto non potrei escludere che una macchia del genere ci sia anche a casa mia". Pesta moglie e figli, il signor Pappalardo? Secondo il sindacato di polizia penitenziaria Seppe non è escluso che il sangue sia quello di qualche agente ferito da un detenuto...

Pestaggi e celle lisce esistono in tutte le carceri, da sempre.

Il carcere è un'istituzione totalitaria. E quello 'modello' di Spini (dove sono stipati 368 detenuti a fronte della capienza massima prevista di 245) non fa eccezione. Noi lo sapevamo già, ed è emerso pubblicamente persino con una nota istituzionale (il Garante dei detenuti non è un nemico del carcere, ma una figura che ne controlla il 'corretto funzionamento'). 

Il carcere è anche un'istituzione classista. La stragrande maggioranza dei detenuti è costituita da poveri. Se Luca fosse stato ricco non sarebbe finito in galera. 

La sua morte è il risultato di un sistema, non è una terribile anomalia. 

La sentenza di morte era già stata scritta in qualche riga burocratica, magari stesa in fretta prima di andare a pranzo: 'compatibile con la detenzione'.

Ma tanto di un proletario, per di più 'folle', chi se ne importa? Qualche giorno di polemica, e poi si torna alla normalità, ai piccoli soprusi, alle tante disperazioni e, quando serve, alla cella 2076.

 

Il carcere non è un pianeta così distante. Quello che è successo a Luca potrebbe capitare a chiunque. 

I responsabili della morte di Luca - la psicologa, i magistrati, il direttore del carcere Pappalardo, il comandante delle Guardie Cotugno - si sentono a posto. Ricorderemo a lungo le loro responsabilità.

 

Ma proprio noi, che non conoscevamo Luca, che carcerieri non siamo e non vogliamo esserlo, non ci sentiamo a posto.

Non ci sentiamo a posto. Per Luca. Per le tante vite recluse, offese, stroncate. 

Non ci sentiamo a posto. E vogliamo dirlo. 

Vogliamo urlarlo.

Venerdì 23 dicembre, dalle ore 18

presidio sotto il carcere di Spini (lato ciclabile)

 

assemblea degli amici e solidali Stefano Frapporti"

 

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