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Agricoltura, pochi under 35 si avvicinano alla terra. Molti ricevono aiuti provinciali ma dopo pochi anni il 5% abbandona

I dati forniti da Unioncamere indicano un calo dello 0.2% in Trentino di giovani under 35 che avviano un'impresa agricola. Calliari: "C'è tanto entusiasmo e i giovani da noi non mancano ma qualcuno perde di vista la necessità di trasformare determinate produzioni in economia per andare avanti"

Di G.Fin - 16 ottobre 2017 - 06:41

TRENTO.  Se nel resto d'Italia i giovani tornano alla terra, in Trentino la situazione sembra essere allo stallo. A confermalo sono i dati di Unioncamere – InfoCamere, presentati nell'ambito del Villaggio Coldiretti, l'inziativa che si è svolta a Milano. 

 

Nel nostro Paese sono poco meno di 57 mila le imprese agricole e dell'industria alimentare guidate da under 35. Il dato si riferisce a giugno di quest'anno e registra un 6,8% in più rispetto l’anno precedente.  Giovani che fanno una scelta di vita e che decidono di puntare sulla terra spesso anche spinti da una tradizione famigliare. 

 

La ricerca condotta da Unioncamere, però, analizza anche le singole regioni e se si scorre l'elenco si vede che in Trentino Alto Adige, a differenza di altre zone d'Italia, la situazione dei giovani in agricoltura è praticamente ferma. In valori assoluti in Trentino Alto Adige le imprese giovanili nel settore agroalimentare sono 2.031 con un'incidenza del 6,9% sul totale e una variazione rispetto al 2016 pari allo 0%.  Se si va ancor più nel dettaglio, mentre l'Alto Adige ha comunque visto un minimo aumento dello 0,2%, in Trentino la variazione delle aziende giovanili in questo settore è stata negativa, di poco, con un calo del 0,2%

 

Una situazione ben diversa, ad esempio, dalla provincia di  Sassari, considerata la “regina” della crescita delle aziende agroalimentari under 35. Le 1.150 imprese giovanili del settore registrate a fine giugno sono oltre il 50% in più di un anno fa. 

 

 

A non condividere i dati senza però negare alcune problematiche del settore e Gabriele Calliari della Coldiretti del Trentino. “Non possiamo negare che c'è un ritorno all'agricoltura da parte dei giovani ma dobbiamo anche considerare che si tratta di una scelta di vita importante. Serve coraggio e audacia. In tanti oggi decidono di andare all'estero, sono scelte di vita non semplici”. 

 

 

Per quali motivi allora i dati di Unioncamere descrivono un calo dei giovani che avviano un'azienda nel settore agroalimentare? “ Me lo spiego – afferma Calliari – con il fatto che il Trentino rispetto alle altre regioni d'Italia ha delle date sui bandi disallineate e alcuni devono essere ancora chiusi. All'interno molti giovani hanno fatto domanda per avere degli aiuti”. 

 

Fatto sta, però, che al momento i dati sui giovani che si avvicinano all'agricoltura in Trentino non brillano e se è vero che nei bandi sono molti quelli che ottengono un aiuto per i primi anni di attività è altrettanto vero che quando gli aiuti finiscono in tanti si trovano in difficoltà e costretti ad abbandonare. 

 

“C'è la percezione – spiega ancora Calliari – che si può intraprendere con successo questo tipo di percorso di vita in agricoltura. Questa scatena degli entusiasmi facili e qualche giovane si inventa anche di coltivare o allevare specie strane. E' una bellissima cosa la biodiversità ma si perde di vista il rischio d'impresa e la necessità di trasformare determinate produzioni in economia per andare avanti”

 

Ad oggi si avvicina al 5% il tasso di abbandono delle aziende nel settore agroalimentare da parte dei giovani. A fornirci il dato è Marco Zucchelli dell'ufficio economia e politiche agrarie della Provincia di Trento. “I dati forniti da Unionecamere mi sorprendono un po' – spiega – perché in questi anni la Provincia  ha portato avanti importanti politiche di concessione di aiuti e le graduatorie per questi 'premi' non sono mai state particolarmente selettive”. Per Zucchelli a sfuggire dai numeri delle statistiche, in questo caso, sono i tanti giovani che decidono di avvicinare all'agricoltura aiutare nell'azienda di famiglia.  

 

“Bisogna dire – spiega - che il settore agricolo è fortemente assistito in tutta l'Unione Europea e ci sono aziende che nascono competitive e altre che invece vivacchiano. L'abbandono nei primi anni si aggira sui 5%”. 

 

Un indicatore interessante, però, che indica l'avvicinamento dei giovani a questo mondo sembra arrivare dal boom di iscrizioni ad alcuni corsi che si tengono all'istituto San Michele. Non mancano però anche i freni a questo settore che, paradossalmente, arrivano dall'interno.  “Le persone anziane – continua Marco Zucchelli – fanno una grande fatica a cedere la proprietà dei terreni e degli immobili ai figli. E spesso i giovani che si insediano lo fanno sotto l'egemonia dei genitori o dei finanziatori. I settantenni dovrebbero avere più coraggio e andare in pensione”. 

 

Se da un lato, poi, gli aiuti per l'avviamento da parte dei giovani delle aziende sono molto alti, dall'altro mancano i sostegni per lo sviluppo delle aziende di seconda categoria dove i giovani hanno un reddito part time. “Questo è un problema strutturale dell'agricoltura trentina che bisognerebbe risolvere” concluse Zucchelli. 

 

 

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