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Coltivava marijuana per alleviare il dolore, il giudice lo assolve

Nessuna condanna per il giovane disabile trovato in possesso di 23 piante di cannabis. Usava la sostanza per curarsi ma fu denunciato. Oggi l'assoluzione per non aver commesso il fatto

Di db - 15 December 2017 - 19:01

TRENTO. E' stato assolto, il giovane che coltivava marijuana per curare il dolore cronico che lo affliggeva non è punibile perché il fatto non sussiste. Il giudice Borrelli ha emesso la sentenza di primo grado dopo che lo stesso Pubblico ministero aveva chiesto che l'imputato non fosse punito.

 

Soddisfatto l'avvocato Fabio Valcanover: "E' stato riconosciuto che il mio assistito non aveva altra finalità se non quella di lenire il dolore, curare la sua sofferenza con un principio attivo che poco dopo sarebbe stato possibile acquistare in farmacia gratuitamente". 

 

La storia di questo giovane disabile l'abbiamo già raccontata (qui l'articolo): dopo un incidente il dolore non se n'era più andato. Un dolore insopportabile, trattato con antidolorifici a base di oppiacei. Farmaci che inducono assuefazione e tolleranza, con dosaggi che se non vengono aumentati non danno pi lo stesso risultato. Farmaci dagli effetti collaterali molto potenti.

 

Aveva deciso di provare la cannabis, ma per evitare il mercato nero, le piazze dello spaccio, decise di coltivarsi le piante e consumare le inflorescenza. Sapeva della possibilità di accedere alla 'cannabis terapeutica' fornita dal Servizio sanitario internazionale, ma il Trentino non si era adeguato alla normativa e se avesse voluto i preparati a base di cannabis avrebbe dovuto spendere cifre esorbitanti. 

 

"So bene che le leggi mi condannano, ma le leggi devono pur tener conto del mio dolore - aveva detto davanti al giudice Borrelli - so di non aver agito formalmente nel rispetto della legge, ma i miei intenti erano ingenui e trasparenti, quelli di un ragazzo con una disabilità che cercava di venire a capo di una situazione che non era ancora prevista dalle leggi ordinare".

 

Il giudice oggi lo ha assolto, riconoscendo implicitamente la superiorità del suo diritto alla salute. 

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