Sacrario di Castel Dante, gli alpini dedicano una targa a padre Reich
Al sacrario militare di Rovereto le commemorazioni per i caduti e le vittime di tutte le guerre

ROVERETO. Si sono tenute questa mattina al sacrario militare di Rovereto le commemorazioni per i caduti e le vittime di tutte le guerre. Un momento durante il quale è stata scoperta una targa dedicata al cappellano Egidio Reich.
La cerimonia ha visto la presenza delle associazioni combattentistiche e d'arma, di una nutrita delegazione delle forze armate oltre della cittadinanza.
Il rito religioso in suffragio dei Caduti è stato officiato all'interno del Sacrario di Castel Dante dal cappellano militare in pensione Don Mario Mucci che all'omelia ha ricordato il sacrificio di “quei padri della patria sui quali oggi poggia la pace”.
Presente alla cerimonio anche la Fanfara Alpina di Lizzana che ha aperto il corteo dopo gli Onori alla bandiera e l'Onore ai Caduti.
“C’è un messaggio forte e chiaro – ha spiegato l'assessore comunale Giuseppe Graziola - che giunge a noi dalla costituzione italiana: l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli . Questo messaggio costituzionale deve spronarci a mettere in pratica, nella nostra vita di tutti i giorni, i valori della pacifica convivenza e del rispetto verso gli altri per coltivare e conservare sempre il dono della pace, rafforzando un forte sentimento di rifiuto verso la guerra, poichè la storia insegna che la guerra non produce vincitori, ma solo sconfitti”.
Quindi le benedizione e la scopertura nel piazzale dell'Ossario della targa a ricordo di Padre Reich per iniziativa dei Gruppi Alpini Lizzana, Lizzanella e Marco. Francescano, padre Reich nacque a Spormaggiore il 4 settembre 1907. E' morto a Rovereto il 18 gennaio 1985.
Sulla targa la scritta: "Padre REICH veste l'abito religioso nel 1923 e ordinato sacedote nel 1931. Nel 1939 venne chiamato alle armi nell'artiglieria alpina e partecipa alla campagna di Francia, Grecia e Montenegro. L' 8 settembre, prigioniero dei tedeschi, è dato per morto, dopo mesi scrive e afferma di essere vivo. Dopo la guerra nel 1954 viene inviato in Francia come cappellano degli immigrati, poi torna a Rovereto nel convento francescano di S. Rocco, dove in molti l'hanno conosciuto nella sua attività di religioso e di alpino e cristiana".












