Abbandonano 5 mila chili di immondizia per strada a Trento Nord, nei guai sei cittadini e alcune società piemontesi
Dopo alcune segnalazioni di cittadini e attività economiche, il nucleo operativo ambientale della polizia locale Trento-Monte Bondone e la polizia giudiziaria coordinata dal pm Davide Ognibene hanno avviato le indagini, che sono durate tre mesi. In azione anche Dolomiti Ambiente per rimuovere i materiale e evitare problemi igienico-sanitario

TRENTO. Nucleo operativo ambientale in azione in via Ora del Garda a Spini di Gardolo. In circa tre mesi di indagini, le forze dell'ordine hanno riscontrato e quantificato l'abbandono di quasi 5 mila chili di materiale illecitamente abbandonato a bordo strada, ma anche la segnalazione, tra gli altri, di cinque persone di alcune società con sede in Piemonte. A questo si aggiunge il fermo amministrativo di 30 giorni per tre veicoli utilizzati per l'attività di rifiuti non autorizzata. Nei guai anche sei privati cittadini che in modo occasionale hanno lasciato i rifiuti lungo la via per una multa da 600 euro ciascuno.

La polizia locale di Trento-Monte Bondone, dopo le ripetute segnalazioni di cittadini e attività economiche di continui abbandoni di rifiuti, hanno iniziato a monitorare quotidianamente la zona.
Le indagini e le osservazioni hanno subito messo in luce che via Ora del Garda non veniva utilizzata solamente come posto di scarico di rifiuto di ogni genere da "clienti" occasionali, ma veniva poi "visitato" da autocarri che smaltivano abusivamente il carico anziché recarsi nelle discariche autorizzate.
L'operazione, coordinata dal pm Davide Ognibene, è durata di 3 mesi è ha visto l'impegno costante anche della Sezione ambiente della polizia giudiziaria del tribunale di Trento e di Dolomiti Ambiente per la rimozione e smaltimento dei rifiuti in tempi rapidi per evitare criticità di tipo igienico-sanitario, per l'illecito abbandono di circa 4.980 chili di materiale.
Sono diverse le violazioni a carico di persone e società finite nella lente di ingrandimento delle forze dell'ordine per l'attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza di autorizzazione, iscrizione o comunicazione.
Le sanzioni vanno dall'arresto da tre mesi ad un anno o una sanzione di 2.600 euro in caso di rifiuti non pericolosi, da una pena da sei mesi a due anni e una multa da 2.600 euro se il materiale indebitamente abbandonato è pericoloso.

La normativa prevede, inoltre, nel caso che “l'evento non abbia cagionato danno o pericolo alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette” che l'organo di vigilanza possa impartire ai contravventori apposite prescrizioni finalizzate alla "regolarizzazione" della situazione di illiceità.
La prescrizione prevede anche che le operazioni che i contravventori devono mettere in atto per la "regolarizzazione", devono avvenire in un determinato termine e nel contempo il procedimento penale è “sospeso”. Se il trasgressore adempie esattamente alla prescrizione, l’organo accertatore "ammette il contravventore al pagamento in sede amministrativa, nel termine di trenta giorni, di una somma pari a un quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa" che in questo caso è di 6.500 euro.
Se, invece, alla verifica entro trenta giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione, risulta il suo inadempimento, l’organo accertatore dà immediata comunicazione al Pubblico ministero e al contravventore, per il proseguo del procedimento penale che era stato sospeso.

Alla conclusione delle indagini il Noa, come anticipato, messo sotto fermo amministrativo i tre veicoli coinvolti e, vista l'inadempienza dei responsabili e corresponsabili dell'attività di gestione illecita di rifiuti, a trasmettere tutti gli atti all'Autorità giudiziaria sono ulteriormente finiti nel mirino: i legali rappresentanti pro-tempore delle tre società, costituenti un consorzio di cooperative, con sede in Piemonte.
In particolare la capogruppo, in quanto intestataria dell'iscrizione e delle autorizzazione in materia ambientale, due cooperative, in quanto intestatarie ciascuna dei veicoli con cui avveniva l'illecito (raccolta - trasporto e abbandono) e due soci delle società che avevano in uso esclusivo i veicoli, con cui avveniva l'illecito.













