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Anche dieci trentini della Valsugana nella banda trans-nazionale della droga

Un fiume di sostanze stupefacenti tra Pergine, Levico, Albiano e Borgo. Tra gli arrestati un imprenditore. Il sodalizio aveva anche messo a punto un piano dettagliato per compiere una rapina

Pubblicato il - 25 febbraio 2018 - 20:14

TRENTO. Un fiume di droga e nel mirino sono finiti anche dieci trentini. La vasta operazione della polizia ha portato al sequestro di 11,4 chili di stupefacente, 3 chili di marijuana, 1 chilo di cocaina, 2 chili di metamfetamine, 0,4 chili di cocaina e 5 chili di hashish, 4 autovetture, una moto, 12 fucili e oltre 13.500 euro in contanti (Qui articolo). 

 

Questo il bilancio di un'articolata indagine compiuta dalla questura di Trento coordinata dalla direzione distrettuale antimafia della locale Procura della Repubblica, eseguita, con il contributo dell’Interpool, della polizia giudiziaria del Tribunale di Trento, la polizia stradale di Trento e la squadra mobile di Verona. Un'operazione che è arrivata a far arrestare 22 persone (11 custodie cautelari in carcere, 5 custodie cautelari agli arresti domiciliari e 6 arresti già avvenuti da novembre 2015 a dicembre 2017) mentre 7 persone restano latitanti all'estero.

 

Tra i trentini ci sono Andrea Ravanelli, 37 anni di Albiano, Elisa Moser, 26 anni di Pergine che avrebbe messo a disposizione l'auto, Franco Paoli, 49 anni di Ospedaletto, Mattia Broseghini, 28enne di Pergine che si sarebbe preoccupato di stoccare la merce, e Bruno Oss Emer, lavoratore in cava a Vignola Falesina. Tutti ai domiciliari. 

 

In carcere invece Antonio Garollo, titolare di un'azienda agricola a Levico e noto commerciante di polli e i fratelli Zahid e Anis Serifovic, nati in Bosnia, ma da tempo residenti a Pergine. Queste le tre figure considerate al vertice dell'organizzazione.

 

A questi si aggiungono Simone Puecher, 40 anni di Levico, Christian Ferrari, 37 anni di Carzano, Matteo Galeazzo Piccolotto, 39 anni di Pergine, Alessandro Dorigoni, 39 anni nato a Trento e residente in Austria. Sono quindi stranieri, ma vivono in Trentino, Mustapha Jelbaoui, 34 anni, Kujtim Fetai, 34 anni, Drazen Grabovac, 45 anni, e Andrea Major, fermato nella sua casa mobile a Trento Nord.

 

Il sodalizio aveva anche messo a punto un piano dettagliato per compiere una rapina per pagare gli ordinativi delle sostanze di stupefacenti: i trentini, infatti, ricoprivano un ruolo intermedio e quindi cercavano di aumentare le proprie entrare e arrotondare rispetto all'importante giro di droga.

 

L’operazione “Zaghi”, iniziata nel novembre 2016, ha avuto il suo epilogo alle prime luci dell’alba di giovedì 22 febbraio. Ha portato alla luce un vasto traffico di sostanze stupefacenti gestito da un’organizzazione criminale transnazionale che operava oltre che nel nostro paese anche in Bosnia, Slovenia e Croazia e vedeva coinvolte 30 persone. I reati contestati vanno dall'associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti all'estorsione per arrivare al reato transnazionale.

 

Tutto è cominciato a novembre 2016 quando sulle rive del lago di Canzolino a Pergine, la polizia ha rinvenuto alcuni quantitativi di stupefacenti. Durante le indagini, dirette dal vicequestore Ascione, capo della squadra mobile, i suoi agenti hanno scoperto l'esistenza di una vera e propria banda composta da italiani, bosniaci, croati, marocchini e macedoni che utilizzava le rotte balcaniche (Bosnia, Croazia, Slovenia) per portare droga in Italia. E' nata, quindi, visto il carattere transnazionale dell’operazione, la collaborazione con la S.I.P.A. (State Investigation and Protection Agency) bosniaca, P.N.U.S.K.O.K. (Policijski nacionalni ured za suzbijanje korupcije i organiziranog kriminaliteta) croata e la Polizia Criminale slovena.

 

Nel corso delle indagini gli investigatori italiani, con l’aiuto dei colleghi stranieri, hanno ricostruito le modalità del trasporto, i luoghi, le persone coinvolte e gli altri elementi che consentiranno poi di individuare i componenti e i ruoli della compagine criminale. La collaborazione tra interforze ha permette anche di ricostruire i movimenti della organizzazione dal novembre 2015 alla fine del 2017 tempo nel quale la banda avrebbe comprato droga per circa 1 milione di euro rivendendola al doppio del valore d’acquisto.

 

Il lavoro della questura di Trento ha permesso, quindi, di smantellare questa grossa operazione arrivando a sequestrare, oltre a ingenti quantitativi di droga, anche 4 autovetture, una moto e 12 fucili a conferma della pericolosità del sodalizio.

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