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Droga a Trento, dal carcere uno dei 'capi' dava ordini, fiumi di denaro verso la Tunisia. I carabinieri fermano un'organizzazione criminale con decine di arresti

Tra le zone principali dello spaccio piazza Dante e piazza della Portela, l'operazione dei Carabinieri all'alba con le unità cinofile e gli elicotteri. Coinvolti tunisini, italiani e marocchini uniti da un modello organizzativo costituito da un vincolo gerarchico. Lo spaccio anche a Rovereto, Pergine, Riva del Garda e Arco 

Di Giuseppe Fin - 01 dicembre 2020 - 12:50

TRENTO. Un gruppo con una “capacità criminale rilevante”, soprattutto per la velocità di reperimento della sostanza stupefacente ma anche per la struttura interna tipica di una vera e propria associazione criminale.

 

Sono ventitré le persone finite in carcere nelle scorse ore perché ritenute responsabili del reato di associazione per delinquere, finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Cinque sono le persone colte in flagranza di reato e 3 sono ricercate.

 

La maxi-operazione contro lo spaccio a Trento è stata messa in campo nelle prime ore di questa mattina dai Carabinieri dopo diversi mesi di indagini partite dalle informazioni arrivate da una precedente operazione “Sciamano” condotta dalla compagnia di Cavalese. (QUI L'ARTICOLO)

 

Le indagini, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trento, hanno consentito di documentare l’esistenza di un sodalizio criminale, di prevalente origine tunisina (le persone fermate sono 12 tunisini, 6 italiani, 1 uomo francese ma originario dalla Tunisia, e gli altri provenienti dal Marocco) tutti con precedenti in grado di rifornire ininterrottamente le principali piazze di spaccio trentine, con eroina, cocaina e hashish. Operavano soprattutto alla Portela ma anche in piazza Dante e in altre zone del Trentino come Riva del Garda, Pergine e Rovereto.

 

Tra i coinvolti anche una persona di Treviso. La droga arrivava da Verona e durante il lock-down per la pandemia lo spaccio non si è mai fermato. Avveniva addirittura con la consegna delle dosi in auto con l'aiuto di una sorta di “tassisti abusivi”.

 

Le indagini condotte dai carabinieri hanno permesso di individuare anche modello organizzativo costituito da un vincolo gerarchico, con compiti e ruoli specifici. Protagoniste anche alcune donne che non solo procacciavano i clienti ma avevano anche compiti nel gestire il denaro gran parte inviato poi in Tunisia, stoccavano lo stupefacente e anche il compito, alcune volte, di autiste.

 

 

Emblematico, a dimostrazione della capacità di impartire direttive ai propri sodali, è il caso di alcuni “maestri”, i soggetti con più esperienza, che pur essendo ristretti in carcere o agli arresti domiciliari, riuscivano a dare ordini e fornire informazioni per il recupero di eventuali crediti dai clienti.

 

Il sodalizio ha inoltre evidenziato la continua disponibilità di sostanze stupefacenti e “basi logistiche”, per lo stoccaggio della droga e la conservazione dei soldi. Sono stati trovati due covi in cantine dove veniva tenuta la sostanza stupefacente e venivano confezionate delle dosi.

 

Il contatto con i clienti avveniva perlopiù telefonicamente. In campo anche un'azione di marketing: se la partita di droga non era gradita al cliente, veniva sostituita. Il tutto per riuscire a mantenere il giro di contatti.

 

Nel corso dell’indagine, svolta mediante intercettazioni e attività di osservazione, controllo e pedinamento, sono stati censiti 43 episodi, costituenti reati-fine, che hanno consentito di imputare agli indagati il reato associativo e oltre 400 cessioni al dettaglio a favore di comuni assuntori.

 

Nelle diverse fasi dell’indagine. Sono stati sequestrati 4 chili di droga per un totale di oltre 38 mila euro.

 

Come già detto, l'organizzazione criminale operava a Trento in due zone già conosciute per altri episodi di spaccio: piazza della Portela e piazza Dante. “Quella di quest'oggi – ha spiegato il procuratore Raimondi – è un'operazione che rientra nell'attività di controllo del territorio in queste zone particolari della città. L'attività delle forze dell'ordine continuerà per fare in modo che non ci siano più zone occupaste dalla criminalità”.

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