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Bracconaggio, recuperati 183 uccelli destinati al mercato illegale

E' questo il periodo in cui vengono prelevati i nidi direttamente dagli alberi. Un'importante operazione del Corpo forestale Trentino ha segnalate all’autorità giudiziaria una decina di persone, tutte residenti fuori provincia

Pubblicato il - 24 July 2018 - 16:38

TRENTO. Tra metà aprile fino a giugno, i bracconieri si dedicano assiduamente alla perlustrazione delle campagne coltivate a frutticoltura intensiva come meleti e vigneti, alla ricerca di nidi. Una volta individuati, si passa alla seconda fase, il controllo dello sviluppo delle covate. A questo punto, non appena i piccoli nel nido sono ben sviluppati ed idonei ad essere sottratti alle cure parentali, avviene il "furto".

 

Il nido intero viene tolto dalla pianta e posto in contenitori idonei ad alloggiare gli uccellini per il trasporto e la prima alimentazione. La destinazione finale è la filiera illegale del mercato degli uccelli da richiamo o quella degli appassionati ornitologi. Un danno all'ambiente e un reato penale.

 

Per contrastare questo fenomeno è stata messa in atto dal Corpo forestale Trentino un'azione anti-bracconaggio. Il bilancio dell’operazione ha visto segnalate all’autorità giudiziaria una decina di persone, tutte residenti fuori provincia, in 8 diverse indagini di polizia giudiziaria. Sono stati sequestrati 183 uccelli della famiglia dei turdidi (tordo bottaccio) professionalmente accuditi dal personale forestale secondo le indicazioni fornite dai volontari della Lipu.

 

I pulli generalmente appartengono al genere Turdus e se sopravvivono al prelievo dal loro ambiente naturale di sviluppo, vengono destinati alle filiere illegali del traffico di uccelli. Non ancora completamente sviluppati nella ossatura, i piccoli vengono dotati di anello di riconoscimento alterato o contraffatto. In questo modo possono essere facilmente elusi i controlli che vengono effettuati negli allevamenti o nei negozi di vendita animali.

 

Varie decine di agenti del personale delle qualifiche forestali, spesso in servizio congiunto con quello di custodia, sono state impegnate in questi servizi mirati. Il personale del Corpo Forestale Trentino ha collaborato anche con il personale dell'Arma dei Carabinieri nella zona della Piana Rotaliana trasferendo informazioni e incrementando la sinergia operativa per la repressione del fenomeno criminoso, con esiti molto positivi. 

 

Da segnalare che una delle operazioni ha portato il personale forestale a coadiuvare il personale della Polizia di Stato, Sottosezione Polizia Stradale di Trento, in un controllo dagli esiti inaspettati che ha portato al sequestro di ben 26 nidi contenenti 100 esemplari di tordo bottaccio (Turdus philomelos).

 

Poche ore dopo le complesse e delicate fasi del sequestro, i pulli di tordo sono stati consegnati al Cras (centro recupero avifauna selvatica ) di San Rocco di Villazzano, gestito dai volontari Lipu col patrocinio della Provincia autonoma di Trento. Alla fine del processo di recupero, i turdidi, inannellati grazie al supporto tecnico scientifico dell’Ufficio Faunistico del Servizio Foreste e Fauna e del Muse, sono stati liberati negli ambienti montani forestali più idonei.

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