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| 29 nov 2018 | 21:51

Costretti a vivere tra immondizia e minacce. Il riscatto dei 12 pakistani che ora gestiscono il locale dove erano sfruttati

La Cgil del Trentino. “Le condizioni in cui queste persone sono state costrette a lavorare sono indegne. Qui non è solo una situazione di sfruttamento, già di per sé molto grave, sembra esserci qualcosa di peggio. In questa vicenda si è superato il limite dell'umana dignità.

Costretti a vivere tra immondizia e minacce

RIVA DEL GARDA. Sfruttavano la disperazione delle persone assicurandosi il lavoro pagandolo con uno stipendio vile. Questa l'attività portata avanti da circa due anni dai due imprenditori cinesi, residenti a Riva del Garda, fermati e arrestati dalla Guardia di Finanza di Trento su delega della procura della Repubblica di Rovereto.

 

I due nel gestire il ristorante orientale di Riva, all'interno del centro commerciale Blue Garden, erano riusciti a creare un vero e proprio sistema criminale per tenere sotto controllo i 12 dipendenti non solamente durante l'orario lavorativo ma anche nelle poche ore che avrebbero dovuto avere di libertà.

 

Tutti dormivano in un unico appartamento per il quale sborsavano 100 euro che gli venivano decurtati dallo stipendio. L'appartamento di circa 90 metri quadrati era suddiviso in due parti. In una parte riservata viveva uno dei due titolari della società che in questo modo aveva la possibilità di tenere sotto controllo i dipendenti. Nel restante spazio, in mezzo spesso all'immondizia, con un solo bagno, senza cucina e con le lampadine per la luce non funzionanti, vivevano i dodici dipendenti. In alcuni casi i materassi venivano messi direttamente anche sul pavimento.

 

Altri cento euro venivano decurtati, invece, per il mangiare. Una volta alla settimana ad ognuno veniva dato un pugno di farina per piadine e sempre una volta sola alla settimana una piccola quantità di pollo e verdura oppure un uovo.

 

L'appartamento dove vivevano i 12 pakistani sfruttati

Tutte condizioni, queste, che i lavoratori erano costretti ad accettare perché sottoposti in continuazione alla minaccia di licenziamento. Una minaccia che, fra l'altro, per uno di loro si è concretizzata nel momento in cui, con le piaghe ai piedi causate dalle troppe ore di lavoro, si è rifiutato di restituire una parte del proprio stipendio per rimanere a casa. Quest'ultimo, un 29enne pakistano, per questo suo comportamento è stato costretto a vivere in strada.

 

Le indagini si sono sviluppate anche grazie al coraggio di questo ragazzo che è stato sentito dalla Guardia di Finanza ed ha permesso di capire meglio la situazione. I due titolari della società che gestiva il ristorante sono stati arrestati. Le chiavi del ristorante, momentaneamente, sono state consegnate al più anziano dei dipendenti che assieme agli altri si sono impegnati a portare avanti l'attività. 

 

A condannare con fermezza la situazione venuta a galla con le indagini della Guardia di Finanza è la Cgil del Trentino. “Le condizioni in cui queste persone sono state costrette a lavorare sono indegne. Qui non è solo una situazione di sfruttamento, già di per sé molto grave, sembra esserci qualcosa di peggio. In questa vicenda si è superato il limite dell'umana dignità. Un grande plauso alla Guardia di Finanza che è intervenuta a tutela dei dipendenti e contro i loro aguzzini” ha affermato il segretario della Cgil del Trentino, Franco Ianeselli.

 

“Negli ultimi mesi – ha affermato Ianeselli - le forze dell'ordine e gli organismi ispettivi dell'Inps, hanno più volte evidenziato casi di pesante irregolarità. Più volte, anche da parte nostra, si è denunciata la presenza di società che forniscono manodopera nel turismo attraverso appalti illeciti e che non pagano i contributi ai lavoratori. Tutti gli attori, siano essi pubblici o privati come nel caso nostro o delle associazioni degli imprenditori, devono vigilare e informare sullo sfruttamento legato al lavoro nero e sulle conseguenze pesanti che produce alle persone e alle stesse imprese che operano correttamente. Non si può fare finta che il fenomeno non esista o che non ci riguardi da vicino”.

 

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