Lavoratori in un ristorante di sushi sfruttati e costretti a lavorare anche se malati: 3 cinesi patteggiano due anni
L'operazione era stata portata avanti dalla Guardia di Finanza di Bolzano e le indagini avevano permesso di ricostruire un terribile sistema di sfruttamento

BOLZANO. I tre cittadini cinesi, due uomini di 30 e 39 anni e una donna di 29 anni, arrestati per lo sfruttamento di lavoro in un ristorante a Bolzano, hanno patteggiato una pena di due anni a testa per violenza privata nei confronti di 14 dipendenti.
I fatti risalgono al 2019 quando i tre sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza (QUI L'ARTICOLO). Il successivo risarcimento ai lavoratori ha permesso ai tre di arrivare al patteggiamento.
LO SFRUTTAMENTO
Le indagini che erano state portate avanti dai militari della Guardia di Finanza avevano permesso di ricostruire un sistema criminoso per reclutare manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, mediante la reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità del lavoro prestato.
A questo si aggiungono anche le condizioni lavorative e alloggiative degradanti.
I dipendenti erano poi costretti a lavorare 11-12 ore al giorno, non godevano di ferie (anche se i congedi risultavano comunque inseriti nelle buste paga) e potevano effettuare una sola pausa pranzo, che, spesso il sabato e la domenica, veniva negata per il maggiore afflusso di clienti al ristorante.
La busta paga veniva decurtata di 150 euro al mese per pagare il vitto, una modica quantità di pollo e verdura o riso, mentre se un dipendente veniva sorpreso a mangiare altro, rischiava una sorta di "sanzione" di 50 euro.
Non solo. In caso di assenza per malattia, i dipendenti subivano una significativa trattenuta dallo stipendio, calcolata in base al periodo d’assenza. Nell’ipotesi di infortuni certificati da strutture ospedaliere, i lavoratori venivano costretti a lavorare pur in presenza di evidenti ferite da taglio o gonfiori. In alcuni casi non potevano nemmeno recarsi al pronto soccorso, ma dovevano continuare a lavorare.













