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| 01 dic 2018 | 05:01

Ecco dove sono finiti i migranti cacciati da Fugatti e intanto a Trento il problema non è risolto e la 'bassa soglia' rischia di ingolfarsi

Il Comune aveva previsto l'accoglienza ponte alla residenza Fersina anche per evitare che i richiedenti asilo ''pesassero'' sul sistema che dà un tetto e un pasto a poveri e senza dimora e già giovedì sera 23 persone non hanno trovato spazio nelle strutture e sono tornate a dormire in strada

TRENTO. In tensostrutture con letti a castello, coperte leggere e un termosifone elettrico che sembra appena sufficiente a riscaldarsi ora che le temperature si stanno facendo sempre più rigide anche a Settimo Torinese. E intanto a Trento la situazione non è cambiata di una virgola, anzi se possibile è peggiorata visto che ci sono altre decine di altre persone nella loro situazione che sono tornate a ''pesare'' sui servizi di accoglienza di bassa soglia. 

 

Sono questi i nuovi spazi di Settimo Torinese dove sono ospitati i 20 migranti, la metà di quei 40 a cui Fugatti ha dato il benservito qui in Trentino ponendo fine a quella accoglienza ponte prevista alla residenza Fersina per quelle persone, arrivate perlopiù via terra, che non rientravano ancora in un vero e proprio percorso di accoglienza e che, spostandole alla Residenza Fersina.

 

Il sistema era stato avviato da qualche mese anche su richiesta del Comune di Trento, come ha spiegato a ildolomiti.it il sindaco Alessandro Andreatta, per far fronte a due problemi: il primo era l'esistenza di un senso di insicurezza dei cittadini derivante dalla presenza di queste persone che, arrivati in città non avendo alcun punto d'appoggio, si arrangiavano dormendo nei parchi o sotto un ponte. Il secondo problema era la pressione, diventata ormai insostenibile, delle strutture di accoglienza di bassa soglia che pur essendo aperte per i senza dimora sono sempre più diventate punto di approdo anche per i migranti finiti in strada.

 

Inizialmente la soluzione trovata da Comune e Provincia aveva in qualche modo alleggerito la situazione che ora, però, con la decisione del nuovo governo provinciale, è ritornata a preoccupare.

 

Se da un lato i quaranta profughi che avevano creato il “caso” nelle scorse settimane in parte sono stati trasferiti a Settimo Torinese e in parte sono riusciti ad entrare in un percorso di accoglienza o se ne sono andati, dall'altro sul territorio sono ancora molti a trovarsi nelle stesse situazione senza però avere ora alcun punto di appoggio.

 

“Se nelle scorse settimane queste persone erano state tolte dalla strada e venivano accolte il tempo necessario in attesa della decisione delle commissioni ministeriali per la loro richiesta di protezione internazionale – ci spiegano alcuni volontari – ora la Provincia ha deciso che questo non va più bene e quindi chi è nella stessa situazione è costretto a dormire all'aperto oppure chiede aiuto alle strutture di prima accoglienza”.

 

Strutture che in questi giorni, purtroppo, sono tornate a subire la pressione non solo dei tanti senza dimora che chiedono un posto dove dormire ma anche dei migranti che si rivolgono anche al Punto d'incontro di via Travai per un pranzo o per trascorrere un pomeriggio al caldo.

 

“Ci sono delle linee guida del ministero dell'interno – spiegano sempre i volontari – che indicherebbero la necessità di tenere separata l'accoglienza tra i senza dimora con l'accoglienza dei migranti. Questo in Trentino non sta accadendo”.

 

A far capire la pressione a cui sono sottoposte le strutture di prima accoglienza, impegnate ad accogliere i senza dimora, e ora anche i migranti, sono i numeri dello sportello unico. Nella sola giornata di giovedì, 13 donne e 10 uomini non hanno avuto un posto al riparo dove dormire. Costretti quindi a rimanere all'addiaccio o a trovare un riparto di fortuna. “E questi sono solamente quelli che hanno chiesto di essere in lista – ha spiegato l'assessore Mariachiara Franzoia – ma ce ne sono sicuramente molti di più”.

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