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Fatture false per oltre un milione e mezzo di euro, nei guai un commercialista e un professionista di Rovereto

Si ipotizza una frode fiscale milionaria nell'arco di un quadriennio nata con l'emissione di fatture gonfiate e il mancato pagamento dell'Iva. Sequestrato un immobile di pregio situato sulla sponda Bresciana del Lago di Garda di proprietà di un noto commercialista di Rovereto e dei soldi da alcuni conti correnti di un professionista

Pubblicato il - 25 maggio 2018 - 18:46

ROVERETO. Un frode fiscale milionaria fatta con l'emissione di fatture false e gonfiate. Queste le accuse nate dall'indagine portata avanti dalla Guardia di Finanza che ha riguardato due noti professionisti di Rovereto.

 

L'accusa a Franco Osti, commercialista di Rovereto e Marco Daicampi esperto contabile, sarebbe quella di aver emesso e utilizzato, l’uno in concorso con l’altro, fatture false per oltre un milione e mezzo nell’arco di un quadriennio, il tutto per consentire a una società di elaborazione dati (El.Co.Da Sas), della quale sono co-amministratori, di non pagare l’iva dovuta.

 

L'operazione condotta dai finanzieri di Rovereto ha preso il nome di “Partita doppia” ed è iniziata nel 2017. Le Fiamme Gialle stavano indagando su Daicampi perché sospettato di esercitare abusivamente, non avendone i titoli necessari, la professione di esperto contabile e consulente del lavoro demandata agli iscritti all’ordine dei dottori commercialisti.

 

Durante le indagini i Finanzieri hanno controllato la contabilità della società di elaborazione di dati con sede a Rovereto, la El.Co.Da Sas, di cui Daicampi era amministratore. Qui nel corso dei controlli sarebbe subito balzata all’occhio la presenza di molte fatture registrate che erano state emesse dal noto commercialista, Franco Osti, che aveva interessi economici nella società controllata pur non figurandovi come socio: gli importi delle fatture costituivano circa il 90% dell’intero volume d’affari della società, lasciando dunque intendere un rapporto praticamente esclusivo tra la società di elaborazione dati e il commercialista.

 

I sospetti dei finanzieri avrebbero trovato conferma negli approfondimenti investigativi che sono scattati immediatamente e hanno portato ad aprire un’indagine per frode fiscale con la Procura della Repubblica di Rovereto.

 

Le Fiamme Gialle sono ricorse alle indagini bancarie per mappare tutti i flussi finanziari dei due professionisti, confrontandoli con le fatture presenti in contabilità, il che avrebbe permesso di ricavare elementi di prova di una frode fiscale milionaria perpetrata dal 2014 al 2017 dal commercialista e dal suo sodale.

 

Dalle indagini della Guardia di Finanza, il commercialista è risultato amministratore di fatto della società di elaborazione dati contabili, a favore della quale, dal proprio studio di commercialista, avrebbe emesso fatture “gonfiate” per importi notevolmente superiori a quelli contrattualmente pattuiti e spettanti per le prestazioni professionali che il commercialista effettivamente forniva alla società.

 

L’altro soggetto, amministratore di diritto della società di elaborazione dati, Marco Daicampi, in accordo con il commercialista, avrebbe evaso le tasse con un duplice sistema: da un lato non avrebbe versato l'iva a seguito della registrazione in contabilità delle fatture “gonfiate”, dall'altro non avrebbe inserito i pagamenti dovuti al commercialista sulla base delle fatture “gonfiate” come compensi, ma come prestiti personali, dunque sottraendoli al regime impositivo sui redditi a carico di entrambi.

 

Per mantenere nascosti al Fisco i movimenti di denaro e di fatture, nonché per far apparire regolari le operazioni fraudolente, il soggetto avrebbe operato abilmente sulla registrazione in partita doppia delle operazioni nella contabilità societaria.

 

Dall'analisi delle operazioni contabili le Fiamme Gialle sarebbero riuscite a ricostruire nell’arco di un quadriennio l’emissione di fatture “gonfiate” per 1.706.120,89 euro, con un’evasione di iva pari a quasi 308 mila euro.

 

Per cautelare gli importi evasi, la Procura di Rovereto ha richiesto e ottenuto dal Tribunale il sequestro di circa 167 mila euro da alcuni conti correnti “per equivalente” fino a concorrenza dell’IVA dovuta. Oltre a questo sono state sequestrate anche alcune particelle catastali per 140.999,95 euro di un immobile di pregio situato sulla sponda Bresciana del Lago di Garda che, benché formalmente intestato a terzi, è risultato nella piena disponibilità del commercialista roveretano. Ora che il quadro accusatorio pare completo ogni cosa andrà dimostrata in sede dibattimentale. Per il commercialista Osti non si tratta della prima inchiesta a suo carico. A dicembre 2017, infatti, è stato rinviato a giudizio per un'indagine su false fatturazioni con altri due indagati.

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