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Fugatti, la Lega e il crocifisso ''BigJim'' usato per dividere. Anche il giornale della diocesi prende posizione: ''Ai simboli devono seguire comportamenti coerenti''

Impossibile stupirsi per quanto ha detto il nuovo presidente della Provincia visto che dopo anni di riti pagani, benedizioni con l'acqua del Po e attacchi alla Chiesa di Roma quella del crocifisso e del presepe è diventata una battaglia tipo del ''carroccio''. Obiettivo: escludere quelli che vengono dalla ''giungla dove stanno con le scimmie''. E intanto chi ha bisogno viene mandato via

Di Luca Pianesi - 30 novembre 2018 - 18:15

TRENTO. ''Usare il crocifisso come un BigJim qualunque è blasfemo. La croce è segno di protesta contro peccato, violenza, ingiustizia e morte. Non è MAI un segno identitario. Grida l’amore al nemico e l’accoglienza incondizionata. È l’abbraccio di Dio senza difese. Giù le mani!''. Questo era il gesuita Padre Antonio Spadaro due mesi fa, citato, in questi giorni anche dal direttore di Vita Trentina, il giornale della diocesi, Diego Andreatta che in questo modo ha preso posizione sull'argomento. Spadaro commentava così la solita boutade della Lega e di Matteo Salvini di appendere un crocifisso in ogni edificio pubblico.

 

Solita perché è vent'anni che il carroccio, ciclicamente, ripropone questa battaglia dal sapore crociato affiancandola alla guerra per il presepe nelle scuole e così, appena arrivato al governo anche in Trentino, le ha volute subito rilanciare entrambe con il nuovo presidente della Provincia Fugatti. Proposte tese a dividere, a spaccare l'opinione pubblica, a distrarre, che arrivano da un partito che fino a ieri si chiamava Lega Nord giurava sull'acqua del Po, celebrava nozze seguendo rituali celtici e pagani (storico quello di Calderoli nel 1998 tutt'ora vicepresidente del senato con la Lega di Salvini) e sparava a zero contro i preti e la chiesa ''romanocentrica''.

 

Poi le cose sono cambiate, il ''nemico'' non era più Roma Ladrona e gli italiani nati sotto il sacro fiume, ma sono diventati quelli che, per citare sempre Calderoli, venivano dal ''deserto dove parlano con i cammelli'' o dalla ''giungla dove stanno con le scimmie''. Insomma gli immigrati, possibilmente islamici. E così il presepe e il crocifisso sono diventati un must della comunicazione politica leghista

 

 

 

Simboli, quindi, che servono a escludere, a ribadire un'alterità, una differenza, usati al contrario rispetto a quel che dovrebbero rappresentare. Ed è per questo che è importante la presa di posizione di questi giorni di Vita Trentina il giornale della diocesi: ''Chi segue da anni la strategia 'cattolica' della Lega, che a livello nazionale punta all'obbligo dei crocefissi in ogni aula scolastica, non si stupisce che Maurizio Fugatti lo abbia rilanciato nel suo discorso programmatico da governatore - scrive Andreatta -. Tra noi vorremmo ribadire che la croce è per i cristiani il segno più grande dell'Amore (e, forse anche per i laici, di un'umanità offesa) ma non deve essere brandito a fini politici''.

 

Quindi cita il passaggio del gesuita Spadaro di qui sopra e aggiunge: ''In altre parole non dimentichiamo che ogni simbolo, se non viene accompagnato da una vita coerente, si svuota. E la coerenza è quella che Gesù di Nazareth ci richiama nel vangelo di Matteo: 'Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere....'''.

 

Il riferimento ai migranti lasciati senza cibo e poi caricati su un pullman per portarli lontani dai nostri occhi a Settimo Torinese è chiarissimo. Fugatti da un lato brandisce i simboli e dall'altra non li accompagna con un comportamento coerente con quanto quei simboli rappresentano. L'intento divisivo è evidente. Ma, come si sul dire, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

 

Già perché in ogni scuola dove verrà realizzato un presepe gli insegnanti, tra un muschio e l'altro, una pecorella e un pastore, mentre attaccheranno l'acqua corrente per simulare il fiume o il laghetto, non potranno far altro che spiegare ai ragazzini e alle ragazzine che quella è una storia di tre poveri migranti scappati dalla persecuzione, emarginati dalle autorità statali, rifugiatisi in una grotta e omaggiati da gente semplice e da tre tizi, che provenivano, tra l'altro, dalla Persia e uno di loro era anche di colore (origini dei Re Magi). Tutta persone che oggi sarebbe definite buoniste, ma questa è un'altra storia e l'ha raccontata un anno fa Papa Francesco

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