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| 29 apr 2023 | 12:39

Gli striscioni contro Fugatti e il Trentino marchiato Lega arrivano a San Pietro. E sui social anni di pubblicità vengono smontati con post virali

Ovunque appare evidente che questa campagna contro gli orsi di Fugatti e della Lega sia votata alla causa elettorale come si legge sugli striscioni apparsi anche a Roma oggi e come ha ricordato anche l'ex ministra Brambilla. D'altronde è la stessa Lega che nonostante la vicenda sia esplosa con una tragedia terribile ha avviato una campagna firme nei gazebo per sostenere Fugatti nella sua azione

Gli striscioni contro Fugatti e il Trentino marchiato Lega arrivano a San Pietro

ROMA. Da tutta Italia i messaggi di proteste per la Lega di Fugatti e per l'immagine del Trentino che il presidente della Pat sta mostrando al pubblico si moltiplicano ed è ormai quasi impossibile tenerne conto.

 

Dopo gli striscioni davanti ai supermercati di mezza Italia che ricordano a chi si accinge ad andare a fare acquisti, da Como a Verona, da Belluno a Varese, come il presidente Fugatti stia spingendo il Trentino a una guerra contro gli orsi senza precedenti (forse i paragoni più calzanti sono le stragi di fiere del 1800) oggi ne sono apparsi diversi anche a Roma in Piazza San Pietro. Dei messaggi chiari e diretti al Papa con scritto: ''Non uccidete gli orsi in Trentino. Fugatti dimettiti hai fallito, non nasconderti dietro gli orsi per i voti''.

 

Già perché agli occhi della maggioranza del Paese questo accanimento nei confronti dei plantigradi sembra un'operazione costruita solo per fini elettorali, usando quindi anche una tragedia come la morte del giovane Andrea Papi per recuperare consenso e per nascondere le responsabilità evidenti di una gestione politica del fenomeno fallimentare. E la dimostrazione sta sotto i gazebo della Lega ricomparsi nei paesi trentini proprio con una raccolta firme per sostenere Fugatti in questa vicenda. Se non è una strumentalizzazione questa cosa lo è?

 


 

Fugatti per discolparsi di quanto accaduto quel 5 aprile in Val di Sole, ha provato ad incolpare tutti: il Tar e il Consiglio di Stato per aver bloccato le sue ordinanze di cattura e soppressione di Jj4 dopo l'aggressione del 2020 ma in questi giorni sta ''condannando'' a morte la stessa Jj4 e Mj5 in forza della legge fatta da Ugo Rossi nel 2018 che dà piena autonomia di azione al presidente della Provincia di Trento, dimostrando ai trentini che avrebbe potuto agire in forza di quella legge anche nel 2020 ma non ebbe il coraggio di assumersene la responsabilità. 

 

Poi ha criticato il Governo dell'epoca e in particolar modo il ministro Costa quando come il Dolomiti abbiamo pubblicato le richieste esplicite dello stesso ministro Costa a Fugatti di aiutare il Trentino, da un lato promuovendo una massiccia campagna di monitoraggio degli orsi con un centinaio di radiocollari (invece i radiocollari in Trentino sono rimasti 3 e due si sono rotti, guarda caso quelli di Jj4 e di M62 l'altro orso su cui pende il mandato di cattura) e dall'altra la richiesta di lavorare ai corridoi faunistici per diffondere i plantigradi anche sugli altri territori (con anche stanziamenti di fondi) e a rispondere picche, in quel caso, furono i colleghi governatori leghisti di Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Insomma un brutto esempio di non collaborazione fra regioni limitrofe e governate dallo stesso partito che mostra quanto l'autonomia (anche differenziata alla quale si sta lavorando) possa essere un disastro se mal gestita. Un esempio di come dalla Lega non si riescano ad avere risposte e solidarietà tra governatori nemmeno sulla gestione di 100 orsi per tutte le Alpi.

 

Sulla questione è intervenuta oggi la collega di maggioranza a Roma della Lega Michela Brambilla, ex ministra del governo Berlusconi, la quale ha anche lei sottolineato come sia evidente che nell'accanimento di Fugatti in questa vicenda ci siano degli interessi prettamente elettorali da difendere. A costo di ''sporcare'' l'immagine del Trentino un po' ovunque. Sono innumerevoli le mail che arrivano tutti i giorni anche nella nostra redazione di concittadini che prendono le distanze da questo Trentino e sui social non si contano i messaggi di protesta. Uno in particolare sta girando moltissimo e rischia di rappresentare bene il danno che si sta facendo il sistema provinciale dopo anni di risorse pubbliche investite in campagne pubblicitarie su quanto il Trentino sia un luogo amante della natura e dell'ambiente. In 11 ore ha collezionato oltre 4.000 like e più di 700 condivisioni e arriva da una pagina non ufficiale (non è l'ente parco) ma dedicata alla divulgazione della biodiversità del territorio.

 


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