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Salvini e il rosario, i missionari comboniani: ''Indegna strumentalizzazione. L'ha macchiato dal sangue dei migranti che muoiono nel Mediterraneo''

Tante e dure le posizioni del mondo cattolico dopo che Matteo Salvini si è presentato sul palco della manifestazione sovranista con un rosario in mano: da Civiltà Cattolica al Vaticano, da Avvenire a Famiglia cristiana, i vertici culturali e politici hanno preso le distanze dal vice premier leghista. Ora si aggiungono anche i missionari comboniani

Pubblicato il - 21 maggio 2019 - 15:58

TRENTO. "Ci indigna profondamente l’utilizzo strumentale del rosario, baciato sabato scorso in piazza Duomo a Milano dal ministro dell’interno, chiedendo voti alla Madonna", questo il commento dei missionari comboniani d'Italia, dopo che Matteo Salvini si è presentato sul palco della manifestazione sovranista con un rosario in mano. 

 

Tante e dure le posizioni del mondo cattolico: da Civiltà Cattolica al Vaticano, da Avvenire a Famiglia cristiana, i vertici culturali e politici hanno preso le distanze dal vice premier leghista. Ora si aggiungono anche i missionari comboniani: "Il rosario è segno della tenerezza di Dio e viene macchiato dal sangue dei migranti che ancora muoiono nel Mediterraneo: 60 la settimana scorsa, nel silenzio dell’indifferenza dei caini del mondo".

 

I comboniani si smarcano dall'uso strumentale del rosario. "Noi siamo schierati. Portiamo nel cuore il Vangelo - scrivono - che si fa strada con le Afriche della storia. Che non scende a compromessi e strategie di marketing. Né elettorali né di svendita becera dei piccoli in nome del denaro. Ci rivolta dentro il richiamo ai papi del passato per farne strumento della strategia fascista dell’esclusione degli ultimi. Di chi bussa alle nostre porte chiedendo di aprire i porti. Come la nave Sea Watch di queste ore. Nave che accoglie chi scappa da mondi inquinati dai gas serra della nostra sete di materie prime per mantenere uno stile di vita sempre più insostenibile. Che pesa sulle spalle degli impoveriti".

 

Non solo. "Ci ripugna - aggiungono i missionari comboniani d'Italia - il richiamo alla vittoria elettorale in nome della madre di Gesù di Nazareth che cammina con gli 'scarti' del mondo per innalzare gli umili. Sempre dalla parte dei perdenti della globalizzazione dei profitti. La carne di Cristo sulla terra. 'Ero forestiero e mi avete accolto' (Mt 25,35). Ci aggredisce l’arroganza d’invitare la gente a reagire durante le celebrazioni in chiesa di fronte ai preti che predicano 'porti aperti'. Dettando legge in nome dei vescovi".

 

La visione è un'altra. "Ci dà coraggio e ci fa resistere - concludono i missionari comboniani - contro questa onda di disprezzo e disumanità, condividere il sogno di Dio: ridestare la speranza tra la gente che un mondo radicalmente altro, interculturale, aperto, inclusivo e solidale è urgente e dipende da ognuno di noi. Da chi non tace e, con la determinazione della non-violenza del Vangelo, grida con la sua vita che non ci sta con il razzismo dilagante di chi vuole stravolgere l’immagine vera del Dio della vita. I missionari comboniani ci sono. Alzano la voce. Scendono in strada, non fanno calcoli e stanno da una parte precisa. Quella degli oppressi da un’economia che uccide. Prima e sempre".

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