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Le negano la casa a Trento perché transgender, condannata una società immobiliare. Schuster: ''Sentenza storica''

La vicenda risale a metà agosto del 2016. La società condannata dal tribunale di Trento a pagare 10 mila euro di risarcimento per discriminazione e falsa testimonianza. E' il primo caso in Italia. Martinelli: "Il pregiudizio è forte, ma è intollerabile che anche le società commerciali lo facciano proprio"

Di L.A. - 05 settembre 2018 - 12:28

TRENTO. Diecimila euro di risarcimento per discriminazione e falsa testimonianza. Questa la sentenza del tribunale di Trento nell'ordinanza depositata mercoledì 1 agosto.

 

"Una sentenza storica - commenta l'avvocato Alexander Schuster - la prima in assoluto che riguarda la discriminazione verso le persone transgender e una delle rarissime in materia di bene e servizi per motivi di genere. Spero che dia speranza alle migliaia di persone discriminate, che in decenni non hanno mai trovato il coraggio di reagire. Gli strumenti di tutela ci sono: era inconcepibile che non fosse mai stati utilizzati".

 

La vicenda risale a metà agosto del 2016, quando Andrea Martinelli, che nel frattempo a causa di questa discriminazione ha lasciato l'Italia, paga la caparra e firma un "preliminare" in quanto le era stata garantita una stanza da ottobre in una nuovissima residenza a Trento.

 

A poche ore dalla consegna già concordata dei locali, il responsabile della Toxon, nota società immobiliare attiva anche fuori dai confini provinciali, si accorge che Andrea Martinelli sulla carta d'identità appare con sembianze femminili.

 

L’agente immobiliare non resterebbe indifferente davanti a questo aspetto e la società a quel punto decide improvvisamente di negare la stanza: mancherebbe un requisito, cioè l'iscrizione all'università, un fatto impossibile in quanto Martinelli era all'epoca titolare di una start-up in ambito informatico.

 

Martinelli contesta il rifiuto di consegnarle la stanza e chiede siano rispettati gli accordi: ma il rifiuto è categorico e viene minacciata di un'azione legale se non desiste dalle accuse.

 

Si va così a processo e Martinelli si affida allo studio legale Schuster, che ha curato anche la causa civile. Il tribunale di Trento, nella persona del giudice Barbato, compie un'approfondita istruttoria. Dopo aver ravvisato delle incongruenze tra quanto dichiarato dall’agente immobiliare, il teste chiave, e la documentazione in atti, la testimone è riconvocata, ma non offre spiegazioni convincenti per le incongruenze.

 

Nell'ordinanza di inizio agosto il tribunale condanna la Toxon al risarcimento di 10 mila euro per la discriminazione posta in essere nei confronti di Martinelli e il giudice conclude che due persone non hanno dichiarato il vero e gli atti sono trasmessi alla procura della Repubblica, che nel frattempo aveva già aperto le indagini.

 

"Diecimila euro - spiega l'avvocato - sono pochi per una società immobiliare dal patrimonio di 17 milioni di euro e con profitti annuali ampiamente superiori al milione, ma intanto è un segnale importante. Il diritto italiano non tollera compromessi con la dignità delle persone: di tutte le persone, senza distinzioni".

 

Il giudice ha, infatti, accertato una discriminazione, vietata dalla normativa in materia di divieto di discriminare nell’accesso a beni e servizi (la locazione) per motivi di sesso e genere. "E giunge a questa conclusione - aggiunge Schuster - dopo aver ricostruito con dovizia la nozione di identità di genere nel nostro ordinamento e attualizzando la giurisprudenza di Lussemburgo alla luce della Costituzione repubblicana: sono tutelate non solo le persone che hanno realizzato un’operazione chirurgica, ma tutte le persone transgender, a prescindere dall’intenzione di subire operazioni o meno".

 

"Il diritto - evidenzia l'avvocato - non tollera una lesione della loro dignità. Ed è accertato anche che la società aveva fatto proprio un pregiudizio: quello per cui le persone transgender sono dedite alla prostituzione, donde il temuto uso promiscuo della stanza nello studentato".

 

Andrea Martinelli, dopo questa vicenda, ha deciso di lasciare l’Italia e chiudere la propria start-up per trovare lavoro all’estero come sviluppatrice software per uno dei più importanti colossi mondiali dell’informatica.

 

“Noi persone transgender - dice Martinelli - siamo notoriamente discriminate sul lavoro e quando dobbiamo cercare un’abitazione, soprattutto in Paesi come l’Italia. Il pregiudizio è forte, ma è intollerabile che anche le società commerciali lo facciano proprio. Spero che questa condanna sia un segnale e possa incoraggiare altre persone in situazioni simili a fare sentire la loro voce". 

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