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L'ultimo saluto degli amici ad Antonio: ''Ciao Mega, ora tutto il mondo parla di te ma dovevi essere tu a parlare del mondo''

I colleghi "Se Europhonica fosse una metafora facile, sarebbe un don Chisciotte che va contro i mulini a vento dell'indifferenza nei confronti delle istituzione europee. Per farvi capire come era Antonio, lui non solo era il primo a guidare la carica contro i mulini ma aveva trovato i cavalli, studiato il percorso, e venduto i diritti della storia a Cervantes”

Di Giuseppe Fin - 20 dicembre 2018 - 19:01

TRENTO. “Continuerai a vivere dentro di noi, nei nostri ricordi e nel nostro operato. Porteremo avanti i tuoi sogni, i nostri sogni che per anni abbiamo inseguito contando solo sulla nostra passione”. Sono parole dette tra le lacrime quelle pronunciate dagli amici di Antonio Megalizzi, il giovane reporter trentino morto a seguito dell'attentato al mercatino di Strasburgo.

 

Oggi al termine della cerimonia funebre che si è svolta in Duomo a Trento alla presenza delle più alte cariche dello Stato, gli amici di Antonio hanno voluto salutarlo a loro modo, prendendo il microfono, ricordando i momenti assieme e i tantissimi valori e sogni che in questi anni hanno costruito e portato avanti assieme.

 

“Antonio sarebbe il primo a stemperare la tensione a dirci di buttare via il foglio e improvvisare – dice un amico e collega di Europhonica - perché il bello della radio è l'adrenalina della diretta. Lo farebbe con la sua elegante ironia. Una voce così irriverente ma affabile da mette a proprio agio chiunque”

Foto Daniele Mosna
Foto Daniele Mosna

(Foto Daniele Mosna)

 

Antonio da diversi anni era impegnato con Europhonica per raccontare quello che stava accadendo in Europa. Un impegno che lo aveva portato a orari di lavoro interminabili e viaggi spesso al limite dell'impossibile.

 

“Ci sono persone che possono dire di conoscere Antonio da anni, decenni – spiega il collega – e con noi ha condiviso tre anni della sua vita. Tre anni fatti di viaggi all'ultimo minuto su qualsiasi mezzo in giro per l'Europa, corse nei corridoi del Parlamento europeo a caccia di dichiarazioni, audio registrati in posti improbabili, discussioni su WhatsApp su come raccontare l'Unione Europea e riunioni interminabili”.

 

Ma con Antonio ci sono state anche tante risate, battute e confidenze. “Sono solo tre anni ma avevamo creato con lui un rapporto fortissimo pur abitando in città diverse. E' più facile farlo quando si costruire assieme un sogno” .

 

Se Europhonica fosse una metafora facile, spiega sempre il collega “sarebbe un don Chisciotte che va contro i mulini a vento dell'indifferenza nei confronti delle istituzione europee. Per farvi capire come era Antonio, lui non solo era il primo a guidare la carica contro i mulini ma aveva trovato i cavalli, studiato il percorso, e venduto i diritti della storia a Cervantes”.

 

Perché Antonio aveva mille idee giornalistiche e imprenditoriali al giorno su come raccontare l'Unione Europea, “aveva un approccio democraticamente pop e una dote naturale, spiegare in modo semplice la materia più difficile del mondo: L'Europa e le sue istituzioni".

 

“Lo faceva smontando con pazienza meticolosa tutte le bufale e i miti negativi che circolano in rete” spiegano gli amici. “Perché Antonio pensava che il suo fosse il lavoro più bello del mondo e desiderava farlo per sempre, basta leggere l'hashtag che accompagnava le sue foto, 'My job is better than your vacation' (il mio lavoro è meglio della tua vacanza)”.

 

Antonio diceva: “Sogno ancora di arrivare in alto e non penso mai che possa essere troppo, l'unica domanda che mi faccio è: quanto poco mi sono impegnato oggi perché accada?”

Aveva una vita assurda, iniziava a lavorare alle 6.30 e tornava a casa alle 21, “Però Europhonica – conclude - è il progetto che vorrei mi desse da vivere. Ce la dobbiamo fare”.

 

Un ricordo infine anche a Bartek, l'amico e collega di Antonio Megalizzi che è morto a seguito dell'attentato della tragica sera al mercatino di Natale di Strasburgo. Anche lui strappato alla vita dai colpi impazziti di Chekatt.

 

A ricordare Antonio anche un'altra amica che ha preso la parola al termine della cerimonia. “Antonio era speciale, ma non come tutti, lui lo era davvero. Il suo soprannome, 'Mega' lo dimostra e lui era un esempio per tutti noi”.

 

Antonio aveva voglia di cambiare il mondo. “Ricordo una sua frase: 'Non voglio fare il vip ma il giornalista', ora caro amico hai fatto un casino. Ti conosce tutto il mondo e tutti parlano di te ma dovevi essere tu a parlare del mondo”.

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