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| 21 dic 2018 | 05:01

Antonio Megalizzi, l'urlo sospeso in una città silente che si è stretta nel dolore per la perdita di un suo figlio

Molte le serrande listate a lutto, a partire dai varchi verso i mercatini di Natale. Ma non sono mancati i bar con schiere di consumatori o negozi che diffondevano pure note musicali lungo le vie che portano in piazza del Nettuno. In tanti hanno scelto la diretta Tv anche nei locali. Ma i trentini si sa, trattengono, celano, stentano ad esternare certe emozioni

Antonio Megalizzi, l'urlo sospeso in una città silente che si è stretta nel dolore per la perdita di un suo figlio

TRENTO. L’urlo sospeso in una città silente. Tra ricordi e scenografiche attenzioni nel ricordo di Antonio. Trento non ha ancora archiviato uno degli eventi più devastanti – non solo a livello emotivo – che si sono abbattuti sulla comunità. Con echi e strascichi ancora tutti da metabolizzare. Con alcune certezze: Antonio Megalizzi non sarà dimenticato. Neppure da quelle frange dello schieramento politico più lontano dallo spirito solidale che ha caratterizzato tutta la sapiente irruenza di un giovane caparbiamente europeista.

 

Una scelta senza sconti. Proprio perché animato da una forza legata che sfrutta la fragilità stessa. Quella che coniuga libertà con curiosità, intelligenza con fatica, tra sogni più importanti della realtà. La scenografia mediatica del funerale ha solo sospeso quell’urlo di dolore profondo manifestato da tutti. Esequie degne di un leader. Il Duomo che torna ad essere un Concilio. Dopo quello della Controriforma, adesso quello di un possibile ‘Concilio d’Europa’. Sfruttando l’idea di Antonio: mettendo in rete – sulle frequenze radiofoniche – i fonemi di Paesi diversi. Sintonie, in tutti i sensi.

 


 

L’estabilshment ha subito supportato questa idea di una radio di e per i giovani che mirano all’Europa senza barriere. Gli atenei come garanti, per consentire ai giovani di mettersi in gioco. Trento però è pronta? Sicuramente sì e ai massimi livelli. Forse qualche incertezza si può riscontrare nelle azioni di una quotidianità con sottili tentazioni d’egoismo, d’indifferenza. Che si scontrano con l’ufficialità. Bastava girovagare per le vie che circondano il Duomo ieri poco dopo le 14 mentre, quindi, cominciava il funerale.

 


 

Molte le serrande listate a lutto, a partire dai varchi verso i mercatini di Natale. Ma non sono mancati i bar con schiere di consumatori o negozi che diffondevano pure note musicali lungo le vie che portano in piazza del Nettuno. Piazze affollate, ma non proprio strapiene. Semivuote pure le vie del ‘giro al Sass’. Neppure sul ciottoloso selciato della piazzetta d’Arogno. Davanti al maxi schermo che proiettava la diretta televisiva hanno sostato alcune centinaia di persone, più curiose (non è solo una nostra impressione) che commosse. Ma c'era anche la diretta Rai e in qualche locale gli avventori erano seduti davanti alle Tv in silenzio, a guardare quel che succedeva nel gelido pomeriggio di ieri nella piazza principale della loro città. E poi i trentini si sa, trattengono, celano, stentano ad esternare certe emozioni. Neppure in un doveroso giorno di lutto cittadino.

 


 

Lacrime e applausi, tra gli avvolti della Cattedrale. Con momenti di sincera partecipazione. Come abbiamo già raccontato in tutte le sfumature (QUI ARTICOLO). Resta il dolore per la tragica fine di un giovane trentino ’senza frontiere’ che rincorreva i sogni di una generazione che Trento – nel giorno dopo – deve metabolizzare. Per rendere sonante quell’urlo sospeso. Per farlo tutti nostro e guardare al domani con rinnovata energia a quell'Europa che Antonio tanto amava. Partendo da Trento che piange, strozzando il suo urlo, la perdita di un figlio.

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