Contenuto sponsorizzato

''Continuare la sua strada è Mega'', un anno fa moriva Antonio Megalizzi colpito dal proiettile di un terrorista. Trento lo ricorda. Ecco il suo racconto "Il cielo d'acciaio"

Il 14 dicembre dello scorso anno Antonio Megalizzi 29 anni, giornalista, è stato ucciso da un proiettile esploso a Strasburgo, tre giorni prima, in un mercatino di Natale, da un terrorista. Oggi tante iniziative per ricordarlo. In radio una maratona per Antonio e l'amico Bartosz

Di Giuseppe Fin - 14 dicembre 2019 - 19:05

TRENTO. “La testimonianza di Antonio continui in gesti di concretezza e solidarietà, liberazione, dignità, forza. Questo è grande. Questo, come ci ricordano i suoi amici, è Mega”. Sono le parole scelte dall'arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, per concludere l'omelia in ricordo del giovane giornalista trentino che lo scorso anno, proprio in queste ore, è morto.

 

Una vicenda che ha scosso profondamente non solo il Trentino e non solo l'Italia.  Il 14 dicembre di un anno fa si spegneva la giovane vita di Antonio Megalizzi, 29 anni, giornalista, ucciso da un proiettile esploso a Strasburgo, tre giorni prima, in un mercatino di Natale, da un terrorista.

 

Negli ultimi giorni sono stati moltissimi i momenti per ricordarlo e proprio oggi le radio universitarie per Antonio e l'amico Bartosz, morto assieme nell'attentato, entrambi impegnati nell'emittente Europhonica, hanno deciso di fare una vera e propria maratona radiofonica.  

 

A Trento, invece, l'intera comunità di Cristo Re, dove viveva Antonio con la sua famiglia, si è ritrovata nella cerimonia religiosa in suo ricordo presieduta dal vescovo Tisi.  “A un anno dalla morte di Antonio – ha affermato Tisi - resta il peso inguaribile della sua assenza. Mamma Anna Maria, papà Domenico, Federica e Luana, i tanti amici e colleghi e questa stessa comunità fanno i conti ogni giorno con una ferita incomprensibile e violenta”. Un anno dopo, tuttavia, si vede con maggior chiarezza la via che attraverso le sue parole e le sue azioni aveva indicato.

 

“Essa non contempla muri ma porte aperte. Ha nel dialogo – continua Lauro Tisi - e nel rispetto delle differenze il suo habitat naturale. Conosce la passione per la vita, mistero pieno di domande, alle quali non possiamo sperare di trovare risposta da soli”. Non possono non ritornare alla mente le parole di Antonio: “Il tempo è troppo prezioso per passarlo da soli. La vita troppo breve per non donarla a chi ami”.

 

Molti segnali ci dicono che le parole di Antonio, giornalista e poeta appassionato dell’Europa dei popoli, hanno già portato a dei frutti.

 

Uno di questi è sicuramente la Fondazione nata a suo nome, con il compito di farne memoria attiva, aiutando a “favorire l’apprendimento, la promozione di una cultura della legalità, del rispetto della persona, della convivenza civile, del rifiuto di ogni forma di violenza".

 

“Il 'sogno' di Antonio – non a caso titolo del libro biografico scritto su di lui – ha spiegato Tisi - era proiettato sul domani. Il sogno di una famiglia, di un lavoro, il sogno di parole attendibili, che tornino a raccontare verità e aiutino a uscire dal dubbio. Per diventare cercatori della luce, passare oltre la cronaca e le grida mediatiche, per abbracciare il campo della vita”.

 

Riportiamo il testo completo di "Il cielo d'acciaio" , racconto pacifista, scritto da Antonio e pubblicato il 12 marzo 2015 con Ilmiolibro.it-piattaforma web di self-publishing del Gruppo Gedi.

 

Cielo d'acciaio

di ANTONIO MEGALIZZI

 

Sento il vento penetrare sulle lastre metalliche del mio corpo longilineo. A malapena in questo momento riuscirei a leggere il nome stampato sul fianco destro. Sembra un codice fiscale: AGM – 158 – JASSM.

Durante le prove ascoltavo i miei costruttori rassicurare omaccioni in divisa militare riguardo le potenzialità del mio futuro operato.

«Ha per propulsore un turbogetto Teledyne CAE J402, e possiede un sistema di navigazione inerziale che aggiorna i dati attraverso il Global Positioning System».

Tele cosa? Global che?

«Possiamo piazzarli sugli F-35 o sugli F-16. Volano che è un piacere».

All’epoca non sapevo che mi avrebbero fatto volare davvero, e se l’avessi saputo avrei stoppato tutta la preparazione. Io ho paura di volare!

Anche perché tutti gli amici che si sono allenati con me non sono più tornati: AGM – 88 – HARM, AS – 9- KYLE, AGM – 62 – WALLEYE.

Quest’ultimo mi inquietava un sacco: diceva che il nostro compito era quello di salvare il mondo dalla minaccia del terrorismo. Dovevamo distruggere per non farci distruggere. Che è un po’ come dire che bisognerebbe accoltellare gente a caso per strada perché uno di questi un giorno potrebbe farlo a te.

Comunque anche lui è partito e mai più tornato, anche se i discorsi strani qui continuavano a farli. Prima della partenza sentivo gli stessi omaccioni della sala test vantarsi con altri militari inferiori di grado riguardo alla potenza del mio lancio.

«Se dimostra di fare il bravo bambino lo vendiamo alla Finlandia e alla Corea. Costa tanto ma rende bene».

Chissà se vedrò mai la Finlandia. O la Corea.

Al momento scorgo solo una distesa pianeggiante di sabbia arida e di pietre sudate.

Corro. Volo.

Raggiungo i 500 km/h, roba che neanche una Maserati truccata, o una Bugatti Veyron guidata da Alonso.

Inizio ad avere paura: l’addestramento finiva qui. Non conosco i passi successivi al lancio, non me li hanno mai raccontati.

Come mi devo comportare ora? Dove devo andare?

Gli omaccioni hanno pianificato metro per metro la mia traiettoria e dovrei sentirmi tranquillo, ma negli allenamenti il tutto finiva nel giro di due minuti mentre ora, che ne sono passati almeno quattro, sento la pressione dei miei motori che aumenta vertiginosamente.

Ansia. La cosa mi spaventa.

Esiste un tasto per spegnermi?

E se aprissi un paracadute e cadessi nel vuoto?

Il deserto mi accoglierebbe, dopotutto non gli ho fatto nulla.

700km/h.

Mi sembra di esplodere. Ogni mio componente invoca aiuto.

È assurdo che coloro che mi hanno costruito e cresciuto con tanta cura ora se ne freghino.

Amici? Dove siete? Mi sentite?

Vedo qualcosa all’orizzonte. Sembra un cumulo di case e macerie.

Forse è là che devo andare, forse è là che mi aspettano tutti.

AGM – 88 – HARM? AS – 9- KYLE? AGM – 62 – WALLEYE? Ci siete anche voi vero?

Ragazzi? Come si spegne quest’affare? Devo arrivare fin là?

Più mi avvicino e più prendo velocità. La cosa mi preoccupa.

Inizio a tremare. Sento un caldo infernale provenire dal mio interno, come se stessi già bruciando.

Spegnetemi amici! Ho bisogno di voi! Mi sentite?

Vedo le case del paese a pochi metri da me. Devo capire come arrestarmi, altrimenti rischio di fare male a qualcuno.

Ragazzi? Mi spegnete? Sto finendo contro delle case! Rischio di fare qualche danno!

Perché nessuno mi sente? Dove sono finiti tutti?

Eppure fino a dieci minuti fa dovevo salvare il mio paese, dovevo mettere al sicuro il mondo. Al sicuro da cosa poi? Non ce l’hanno mai spiegato.

Riesco ad intravedere le finestre degli appartamenti di fronte. Ci sono armadi, tavoli, cucine e sedie. Vedo persone che scappano, che urlano, che prendono infanti in braccio e se li portano via.

Scusate ragazzi! Non volevo spaventarvi. Adesso mi fermano e risolviamo! Tranquilli!

Tranquilli si, ma la velocità qui aumenta.

Adesso vedo un orsacchiotto. È giallo, con gli occhi marroni e il papillon rosso. Si trova appoggiato alla finestra con la testa leggermente inclinata verso il basso.

Chissà come si chiama?

Dudu? Max? Orbit?

Orbit mi piace. Si chiamerà Orbit.

Mi trovo a pochissimi metri da Orbit e dalla sua finestra e spero vivamente che mi fermino prima di romperla. Chi la sente la famiglia che ci abita poi? Come glieli restituisco i soldi che servono? Dovrei almeno attendere che mi vendano alla Finlandia o alla Corea.

Orbit si fa vicinissimo. Intravedo un taglio sopra l’occhio destro. Sarà caduto giocando?

Povero orsacchiotto, spero che lo riparino. Non è un bello spettacolo, anche perché la sua imbottitura di kapoc bianco latte stona un po’ sul giallognolo del tessuto da peluche.

Vedo anche una mano ora. Si è poggiata sugli occhi di Orbit. È una mano minuscola, che a malapena riesce a coprire le sue pupille.

Forse non vogliono che Orbit guardi me. Magari gli hanno detto di evitarmi.

Eppure sono buono, sto avvisando tutti del mio arrivo e chiedendo ai miei amici di spegnermi così non faccio male a nessuno.

Quegli sbadati.

Potrei fare amicizia col bimbo intanto che arrivano. Sembra simpatico.

Chissà come si chiama?

Jaamal? Salem? Taamir?

Taamir mi piace. Si chiamerà Taamir.

Taamir indossa una maglia bianca sporca di rosso, dei pantaloncini blu e delle scarpe grigie. Ha i capelli a caschetto, neri come il petrolio.

Arrivato alla finestra scopro che questo Orbit deve stare davvero simpatico a tutta la famiglia: oltre a Taamir anche un uomo sulla quarantina e una donna col velo si stringono forte a lui!

Chissà come si chiamano?

Muhammad e Basheera? Saeed e Lateefa? Rashid e Jameela?

Rashid e Jameela mi piacciono. Si chiameranno Rashid e Jameela!

Rashid ha un viso sconvolto. Tiene stretto a sé il piccolo Taamir che non accenna a staccarsi da Orbit. Jameela piange. Non capisco perché. Forse ha paura.

Ragazzi, c’è un malinteso, voglio solo esservi amico! Adesso mi spengono. Ve lo prometto!

Entro in casa urlando a più non posso di frenarmi ma nessuno mi sente. Né AGM – 88 – HARM, né AS – 9- KYLE, né tantomeno AGM – 62 – WALLEYE. Per non parlare degli omaccioni in divisa che volevano vendermi alla Finlandia o alla Corea.

La casa intanto si illumina e tutto quello che prima vedevo in piedi in una frazione di secondo giace esanime a terra, tra sabbia, plastica, ferro, mattoni e altre macerie.

Ho finalmente stretto amicizia con la mia nuova famiglia, solo che non credo si siano accorti di me.

Giacciono anche loro al mio fianco, con la testa verso il cielo, quella distesa azzurra che solitamente si fa paesaggio dei desideri più audaci di grandi e piccini.

Il mio cielo, il loro cielo, che da sogno si è trasformato in incubo.

Da quando in qua bisogna aver paura di qualcosa di tanto bello?

E mentre anche io sto per addormentarmi, tra gli ingranaggi distrutti e rumorosi del mio motore e delle urla anonime in lontananza, mi faccio la domanda che forse anche AGM – 88 – HARM, AS – 9- KYLE ed AGM – 62 – WALLEYE si sono fatti: Adesso io sono distrutto. Adesso ho distrutto loro. Il mondo è finalmente salvo?

 

 

 

 

 

 

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 27 gennaio 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

27 gennaio - 18:58

Gli studenti della classe terze dell'Arcivescovile  hanno scritto una lettera alla senatrice a vita per chiederle dei consigli su come affrontare i messaggi, d'odio sempre più frequenti nel mondo d'oggi. Dopo due settimane è arrivata la risposta di Liliana Segre 

27 gennaio - 19:30

Mentre anche a livello parlamentare la discussione è aperta e il primo grande banco di prova potrebbero essere le elezioni regionali in Puglia, i tre movimenti cominciano a ragionare su un blocco in sostegno a Franco Ianeselli. Intanto Dario Maestranzi è pronto a lasciare il Patt per seguire questo progetto

27 gennaio - 18:55

Dopo la grande manifestazione che ha portato 10mila persone in Lessinia in molti riferiscono di un presidente della regione, Luca Zaia, “infuriato” perché tenuto all'oscuro della proposta di legge. Il consigliere Dem Zanoni: “I veneti amano l’ambiente che è un patrimonio di tutti e non sono più disposti a vederlo sacrificato”

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato