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L’ultimo saluto a Piergiorgio Cattani: “Ti preparavi a diventare un magnifico consigliere provinciale”

Il consigliere provinciale di Futura Paolo Ghezzi ha ricordato così l’amico, nonché presidente del movimento di Futura: “Se per molti la politica è ascesa, mestiere, potere, per te Piergiorgio è sempre stata ricerca, avventura, sperimentazione”. Fra poco lo stesso Ghezzi avrebbe ceduto il seggio a Cattani, secondo dei non eletti nel 2018

Pubblicato il - 10 novembre 2020 - 18:00

TRENTO. I funerali di Piergiorgio Cattani si sono tenuti oggi pomeriggio, 10 novembre, nella chiesa di Sant’Antonio nel quartiere della Bolghera a Trento. Una cerimonia molto partecipata, almeno nei limiti concessi dalle nuove disposizioni anti-contagio, e proprio per dare modo a tutti di prendervi parte è stata trasmessa anche in diretta via social. Molti gli interventi di chi ha voluto ricordare Cattani, intellettuale a 360 gradi da sempre molto attivo nella politica trentina. Fra gli interventi più accorati quello di Paolo Ghezzi, consigliere provinciale di Futura, il movimento che Cattani aveva contribuito a fondare e del quale era stato eletto presidente. Di seguito pubblichiamo l’intervento integrale.

 

Che magnifico consigliere provinciale ti preparavi a diventare

 

Ciao Piergiorgio. La mattina che è stata la tua ultima mattina, domenica mattina, 8 novembre 2020, alle 9.43 ti ho mandato la citazione biblica del giorno, come nostra abitudine da un po’ di tempo. La frase era da Matteo 25, 13. “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora”. Non c’è il segno di spunta azzurro, sul mio telefonino: non hai fatto in tempo a leggerla, non avevi ancora riacceso il tuo cellulare riservato. Ma quella mattina, la tua ultima mattina tra di noi, l’hai ascoltato dalla tua stanza, quell’invito a vegliare, nel vangelo della messa, come ci ha raccontato la tua formidabile mamma. Non c’era bisogno che lo riascoltassi, lo sapevi da sempre, che il giorno e l’ora sarebbero arrivati inattesi, eppure da sempre tu eri pronto. Nessuno era pronto come te.

 

Non hai potuto leggere neppure il mio messaggio successivo, delle 10.23, l’ultimo del nostro dialogo quaggiù. Te lo leggo ora, Piergiorgio: “Ti ho letto sulla legge naturale, bel pezzo. Sei un opinion leader naturale”. È un complimento per il tuo articolo sul Trentino. Appena uscito; di domenica mattina, un’anomalia, un segnale, forse una profezia perché non è quello il giorno in cui tu scrivi. In appena 550 parole, con la lucida e trasparente intelligenza che è il tuo miracolo quotidiano, sbricioli venti secoli di teologia e di magistero ecclesiastico e miliardi di parole ex cathedra per dire una cosa semplice ma definitiva, su quel tipo di amore tra due esseri umani che la Chiesa considera ancora “intrinsecamente disordinato”. Scrivi che non dovrebbe essere condannato e neppure solo tollerato perché: “testimonia la ricerca di due persone, di amore e di unità, l’anelito alla bellezza e alla pienezza di vita, l’ansia di costruire qualcosa di buono e duraturo”.

 

È il tuo autoritratto, Piergiorgio, è la tua aspirazione: costruire qualcosa di buono e di bello. Se per molti la politica è ascesa, mestiere, potere, per te Piergiorgio è sempre stata ricerca, avventura, sperimentazione. Una forma di sapere, di messa alla prova. Una sfida intellettuale. E, insieme, un modo di conoscere e amare le persone. L’ultimo mese del nostro fitto dialogo, su un numero telefonico riservato che mi avevi appena rivelato con fare quasi cospirativo (ma certo non segreto per la tua mamma e i tuoi fedeli assistenti), è stato tutto dedicato a prefigurarti consigliere provinciale di Futura. L’esito delle elezioni comunali consentiva di pensare a te, secondo dei non eletti nel 2018, per il passaggio di consegne che ti avevo annunciato, dopo due anni di legislatura.

 

E tu, quando hai capito che si faceva sul serio, hai detto: sono pronto alla sfida, mi dai una nuova ragione di vita, non mi tiro indietro. E – tra una citazione biblica e l’altra, tra Rut e Noemi, Gionata e David – hai cominciato, come tuo costume di filosofo-giornalista, a fare mille domande: quando si depositano gli ordini del giorno, come funzionano le commissioni legislative in videoconferenza, quant’è largo l’ascensore del palazzo della Regione. Perché per te la preparazione puntigliosa e scrupolosa è il primo stadio di ogni missione: che sia una tesi di laurea, un libro o un semplice articolo, una relazione all’assemblea di Futura o un comunicato stampa, prima bisogna studiare, analizzare, soppesare. Poi si passa all’azione. Ma prima c’è il logos, il verbo, la parola, la scrittura.

 

L’hai scritto benissimo in “Guarigione” (2015), il tuo libro più vero, estremo e sconvolgente: “La scrittura può diventare la migliore terapia per ‘guarire’. ‘Scrittura come testimonianza e come liberazione personale’, così si legge in un foglio dattiloscritto di Primo Levi, risalente al 1976, l’anno in cui sono nato. Spero di essere riuscito a dare una testimonianza di vita per la vita, di intensi desideri e di razionalità professionale. Un lascito in grado di far capire come si possa imparare dalle avversità. Anche la mia particolare guarigione è quindi un evento in pieno svolgimento, con passi avanti e con cadute inaspettate. Forse neppure con la morte si concluderà questo cammino. Di fronte al male, alla malattia, alla sofferenza, all’avversità occorre resistere. Resistere con tutta la forza. Perché siamo chiamati alla vita e non alla morte. La resa alla nostra caducità non significa dolente rassegnazione davanti a un incomprensibile destino, ma consapevolezza del nostro essere uomini”.

 

Saresti stato un coraggioso, innovativo, spiazzante consigliere provinciale. Avevamo anche fissato la data dell’annuncio, il solstizio d’inverno. E invece l’autunno tiepido ti ha chiamato prima del tempo. Eppure molto dopo il tempo che gli specialisti della tua malattia ti avevano assegnato. E di questo straordinario, lungo tempo supplementare non ti saremo mai abbastanza grati. Nessuno era preparato come te, a questo passaggio dalla vita quaggiù al mistero di che cosa ci sia al di là. Nessuno, tra noi, ci ha riflettuto così tanto, con la profondità della tua cultura teologica e filosofica. Non basterà un libro, la tua straordinaria biografia che qualcuno dovrà pur scrivere un giorno, per raccontare la tua incredibile avventura tra parole e libri, tra amore per la cultura e amore per la famiglia e amore per l’amicizia e amore per la politica.

 

Ogni tanto ti abbiamo anche mandato a quel paese, beninteso, con i tuoi scrupoli, i tuoi dubbi metodici, il tuo perfezionismo, la tua voglia di litigare (sabato sera tardi, mi hanno raccontato gli amici di Rovereto, eri ancora lì sulla chat a discutere, quanto ti piaceva la dialettica!, sulla rivoluzione russa). Ogni tanto abbiamo sbuffato al tuo millesimo tentativo ecumenico di tenere insieme tutti i fili della nostra strana e complicata avventura politica. Ma precisamente questo è il ruolo del presidente come lo pensi tu. E per ciascuna e ciascuno di noi hai sempre avuto l’attenzione più raffinata, la parola giusta, il messaggio d’affetto. Ci hai squisitamente coccolati, con le tue attenzioni. Ci hai reso più bella la fatica della strada. E siamo felici che nei tuoi ultimi giorni tra noi tu sia stato felice per i successi politici di due donne di Futura, a Caderzone Terme e a Meano, e – saltando al di là dell’oceano – per la vittoria di una donna del futuro appena diventata vicepresidente degli Stati Uniti d’America. Solo tu potevi tenere insieme, come una magia, Caderzone e Washington.

 

Per te la politica è fatta di queste piccole grandi felicità che ti aiutano a sopportarne con sorprendente leggerezza il lato pesantissimo e insopportabile, quello dei giochetti e dei compromessi al ribasso. “Niente sta scritto”, si intitola il bel film che ti vede come protagonista accanto a una campionessa di atletica leggera, un’altra persona che ha saputo volare sopra la propria disabilità. Davvero, per te niente sta scritto, e tutto è possibile. Prigioniero di un corpo segnato dai limiti, hai saputo essere un magnifico, eccezionale, irripetibile maestro di leggerezza e di libertà. Anche il nome della tua ultima avventura politica, Futura, ci impedisce oggi di parlare di te al passato. Tu sei qui, tu ci scrivi, tu ci parli, le tue parole, il tuo sorriso rimangono sempre con noi.

 

In “Guarigione” riporti anche una tua poesia, intitolata Testamento: “Quando se ne andrà il respiro/ piantate alberi/ voglio lasciare ossigeno:/ dai semi d’amore gettati/ nella terra buona/ tutt’intera un giorno/ la mia vita risorgerà”. La tua fede nella resurrezione dei corpi ci è ossigeno ora, in questo tempo triste di un virus pandemico che ci toglie il respiro. Nell’ultimo tuo messaggio, carissimo Piergiorgio, hai scritto che avresti voluto essere leggero come una nuvola. A un’altra amica, hai mandato un’aria meravigliosa di Monteverdi – quanto ti piace la musica, Piergiorgio - “Zefiro Torna, oh di soavi accenti”, che sentiremo alla fine di questo rito, e le hai scritto: “a me piace solo questo vento - quest'anno lo aspetto proprio... vuol dire che arriva la primavera”. In quel vento di Zefiro ti pensiamo oggi, leggero come una nuvola. E ancora, e per sempre, presente, presidente nostro presidente.

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