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| 25 set 2018 | 12:06

L'Università di Trento lancia la nuova ''School of Innovation'': l'obiettivo è favorire spin off di ateneo nei campi vicini alla frontiera tecnologica

Offrirà agli studenti un percorso extracurricolare certificato per integrare le proprie competenze ed essere più appetibili nel mercato del lavoro. La creatività come valore aggiunto nella formazione. Prossimi passi: aprire i corsi anche a chi già lavora, ristrutturare l’offerta formativa esistente e introdurre nuovi percorsi, interdisciplinari e incentrati sull’innovazione

L'Università di Trento lancia la nuova School of Innovation''
di Redazione

TRENTO. Partire dalla didattica universitaria per arricchire i percorsi formativi e i curricula di studenti e studentesse dell’Ateneo con competenze manageriali e imprenditoriali utili per adattarsi alle richieste del mercato del lavoro. Questo l'obiettivo della “School of Innovation” la nuova scuola di formazione messa in campo dall'Università di Trento.

 

Una struttura interdipartimentale che vuole stimolare la creatività nella soluzione di questioni e problemi nei vari ambiti disciplinari. Un volano per catalizzare e far crescere iniziative di innovazione sociale del territorio: iniziative preziose per lo sviluppo di prodotti, servizi e di nuovi modelli di business in collaborazione con enti locali, associazioni di imprese, cooperative e organizzazioni non profit.

 

La nuova School of Innovation dell’Università di Trento, uno tra i progetti di sviluppo contenuti nel Piano strategico di Ateneo, sarà presentata ufficialmente giovedì.

 

La Scuola offrirà corsi, laboratori interattivi, seminari interdisciplinari e altre attività formative pluridisciplinari da inserire all'interno dei corsi di studio già esistenti nei vari dipartimenti dell’Ateneo. Previsti anche percorsi personalizzati sotto la guida di mentori, esperti o professionisti provenienti anche dal mondo esterno.

 

Nel suo primo anno di avvio le proposte saranno destinate a chi frequenta corsi di laurea magistrale e master del Centro di Biologia Integrata (CiBIO) e dei dipartimenti di Economia e Management, Ingegneria industriale, Ingegneria e Scienza dell’Informazione e Sociologia e Ricerca sociale.

 

Poi gradualmente si allargherà al resto dell’offerta formativa dell’Ateneo. A chi conseguirà un numero minimo di crediti formativi in almeno due aree disciplinari, la Scuola rilascerà un attestato di frequenza che, pur non avendo valore legale, costituirà un valore aggiunto sul mercato del lavoro.

 

Nel secondo anno di attività, la School of Innovation offrirà formazione anche a persone che già lavorano o che hanno completato gli studi e vogliano aggiornare o completare la loro formazione senza necessariamente conseguire un titolo universitario. Prevista anche l’organizzazione di scuole estive. Come obiettivo a medio termine, la Scuola intende promuovere l’avvio di nuovi corsi di laurea magistrali con natura interdisciplinare in cui competenze specialistiche e tecniche siano associate a competenze manageriali. Oltre a proporre forme di cooperazione inter-dipartimentale anche nell’ambito dei dottorati di ricerca.

 

«Il progetto vuole reinterpretare in chiave moderna, ma con attenzione alle peculiarità europee, il modello statunitense degli istituti di tecnologia, come il Massachusetts Institute of Technology (MIT) o il California Institute of Technology (CalTech). In essi, i dipartimenti scientifici e tecnologici coesistono con dipartimenti di management» spiega Sandro Trento, responsabile scientifico della Scuola. «Puntiamo su un forte coinvolgimento di imprese e organizzazioni già attive, che fungano da mentori, partner e acceleratori. Tra gli obiettivi strategici del progetto c’è quello di favorire la nascita di spin off di ateneo nei campi vicini alla frontiera tecnologica. Il rapido cambiamento tecnologico e sociale a cui assistiamo impone infatti a quasi tutti i settori un continuo adattamento delle proprie pratiche, routine e soluzioni. Innovare è una priorità per tutte le imprese che intendono sviluppare prodotti capaci di soddisfare bisogni, nuovi e vecchi, dei consumatori. Ma è una necessità anche per strutture e organizzazioni che iniziano a seguire logiche di mercato. L’evoluzione della struttura produttiva, l’utilizzo di piattaforme elettroniche, l’uso sempre più intenso di strumenti digitali richiedono nuove competenze da parte dei lavoratori. Con questa proposta intendiamo superare l’offerta formativa universitaria tradizionale, spesso vincolata da confini disciplinari e caratterizzata da demarcazioni non sempre adeguate rispetto ai processi in atto sia in termini di traiettorie di cambiamento scientifico e tecnologico, sia in termini di mutamento delle professioni e delle architetture organizzative».

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