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Minacce e insulti ai dipendenti provinciali. "C'è chi ha detto che farà una strage. Lavorare in questo modo è difficile, abbiamo paura"

I dipendenti provinciali che si occupano di assistenza integrativa e di assegno unico hanno scritto una lettera anche al presidente Ugo Rossi. "Ci dobbiamo chiudere dentro gli uffici a chiave e arriverà una guardia giurata". Problemi anche nella gestione delle pratiche 

Di Giuseppe Fin - 22 febbraio 2018 - 20:40

TRENTO. Gli uffici provinciali di via Zambra a Trento che si occupano di assistenza e previdenza integrativa sono al collasso non solo per la mole di lavoro ma anche dal punto di vista psicologico. A denuncialo sono gli stessi dipendenti che da ormai mesi chiedono un intervento per riuscire a lavorare in maniera serena ma che invece sono “ostaggio” di minacce, insulti e aggressioni verbali senza alcun limite.

 

Stiamo parlando degli uffici che si occupano delle pratiche necessarie ai cittadini per ottenere l'assegno unico provinciale, lo strumento che ha preso il via ad inizio 2018 per dare una risposta ai bisogni a molte famiglie.

 

La situazione è diventata ormai insostenibile e circa dieci giorni fa i dipendenti hanno scritto una lettera ai propri dirigenti e al presidente della provincia Ugo Rossi.

 

“Lavoriamo in un servizio pubblico – ci spiegano - che si occupa dell'assegno unico provinciale. Le persone, pur dovendosi rivolgere ai patronati per le proprie pratiche, spesso arrivano da noi con comportamenti aggressivi perché vogliono i soldi subito oppure perché ritengono che i propri assegni siano troppo bassi.  La situazione ormai non è più sostenibile perché siamo costretti a lavorare con una tensione emotiva alle stelle”.

 

Sembrano essere ormai all'ordine del giorno le minacce e gli insulti. Fino ad oggi, infatti, l'entrata agli uffici è rimasta libera e chiunque poteva entrare senza alcun controllo. “Ci siamo trovati davanti – spiegano i dipendenti – persone disperate. Ci hanno minacciato dicendo che ci aspetteranno fuori. C'è anche chi arriva a dirci che 'verrà a fare una strage tanto non ha più nulla da perdere'. Va bene lavorare come dipendenti pubblici ma in questo modo è difficile”.

 

Solo nei giorni scorsi, dopo diverse richieste di aiuto, è intervenuto un “Ispettore della sicurezza” per spiegare ai dipendenti che le possibili soluzioni sono quelle di rinchiudersi a chiave dentro gli uffici e la presenza di una guardia giurata.

 

Una situazione che sembra stia scappando di mano anche dal punto di vista del lavoro visto che in gran parte è svolto in recupero. “Ci sono tantissime domande di assegno unico – spiegano i dipendenti – e non riusciamo a fare gli adeguati controlli. Spesso quindi vengono concessi gli aiuti che poi, a seguito controlli fatti in un secondo momento per esigenze di tempo, devono essere richiesti indietro e spesso non è semplice. Uno spreco di denaro pubblico”. 

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