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Moschea a Storo, per il sindaco è solo un'associazione ma Claudio Cia attacca: ''Tappeti tipici dei riti islamici all’interno della struttura''

In un'interrogazione alla Giunta il consigliere di Agire per il Trentino chiedeva lumi sull'uso degli spazi in zona industriale. Per il sindaco solo integrazione: "Ma ammettono che all'interno si prega"

Di db - 21 May 2018 - 12:29

TRENTO. Nei giorni scorsi il consigliere provinciale Claudio Cia ha depositato un'interrogazione per chiedere alla Giunta provinciale se sia vero che a Storo, nella zona industriale, ci sia una sorta di moschea dove i musulmani della zona si ritrovano a pregare.

 

Nell'interrogazione, il consigliere parla di un locale dato in affitto a un'associazione. Associazione di cui ilDolomiti ha sentito il presidente che ha chiarito: "Il luogo che abbiamo non è assolutamente una moschea – ha spiegato Mohamed Lefroun – ma lo usiamo per le tante attività che portiamo avanti. Noi preghiamo 5 volte al giorno e può capitare che mentre stiamo facendo un incontro o una riunione ci dobbiamo fermare per pregare”.

 

Ma a Claudio Cia hanno dato fastidio, più di altre, le parole del sindaco Luca Turinelli: "Non c'è alcun minareto – ha detto – ma è un luogo dove viene portata avanti un'attività che aiuta le persone ad integrarsi e non a rinchiudersi in ghetti. Proprio da loro mi è anche arrivata una richiesta di incontro con le altre associazioni del territorio per lavorare assieme”.

 

Il consigliere gli risponde con una nota inviata alla redazione: "I suoi toni conflittuali non meravigliano, visto che sono gli stessi che di solito riserva all’opposizione in consiglio comunale, ma appare insolito che il sindaco si affretti a dire che tutto 'è falso', quando sia nella sua replica piccata che in quella più conciliante del presidente di dell’associazione, si ammette che all’interno dello spazio in questione si tengono delle preghiere, attività che non si riscontra nello statuto di quest’associazione, della quale pare che i cittadini storesi conoscano poco o nulla".

 

"Ora - continua Cia - è noto che l’interrogazione è un semplice atto ispettivo che come consigliere provinciale ho il diritto/dovere di portare avanti in seguito a qualunque tipo di segnalazione, con lo scopo di verificare e possibilmente correggere determinate situazioni, quindi che il sindaco di Storo mi inviti a informarmi suona quantomeno curioso, se non segno di ignoranza istituzionale".

 

"A Storo nel giro di un mese sono stati notati dai cittadini tappeti tipici dei riti islamici all’interno della struttura in questione, potenziati in concomitanza dell’inizio del Ramadan, appositi spazi per lasciare le scarpe e una sorta di rudimentale “minbar” in legno - spiega il consigliere - l’elemento che in una moschea costituisce una sorta di pulpito costituito da tre gradini".

 

E attacca: "E’ dal 2009 che il sottoscritto si occupa di moschee irregolari, dal momento che anche in Trentino, come nel resto d’Italia, proliferano queste strutture che ufficialmente sono sempre sede di 'associazioni culturali', solitamente senza insegne o targhe identificative, proprio come nel caso in oggetto. Il problema non sorge certo dal sacrosanto diritto di pregare, ma dal fatto che nessuno può dire con certezza cosa avviene in questi spazi, rendendo questi luoghi un terreno fertile per infiltrazioni difficili da controllare".

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