Parco Adamello Brenta migliaia di metri cubi di alberi schiantati, molte valli restano isolate
L'area protetta più estesa del Trentino sta ancora facendo la conta dei danni. Troppi sentieri e strade forestali restano inaccessibili quindi è impossibile avere un quadro completo. Nella zona di Andalo sono andati distrutti 13.000 metri cubi di alberi. Il direttore del parco scrive a tutti i comuni, vigili del fuoco, rappresentanti della Sat per lavorare insieme

TRENTO. Il vento sull'Adamello e l'acqua nell'area dolomitica. Anche il Parco Naturale dell'Adamello Brenta si sta lentamente risvegliando dopo i disastri della scorsa settimana e, mentre vengono ancora liberate le strade e i sentieri per accedere in quota e alle varie aree, si comincia ad avere più chiare le dimensioni dei danni verificatisi all'interno della più vasta area protetta del Trentino. Molti schianti di alberi si sono verificati in ampie porzioni della Val di Genova, in Val Nambrone, in Val di Borzago, in Val di San Valentino, e, in forma minore, in Val di Fumo. Quest’ultima è accessibile mentre le altre valli restano, per ora, chiuse.
Nel Brenta orientale, comunica il Parco, il patrimonio boschivo ha subito perdite notevoli. Lo spiega l’assessore alle foreste del Comune di Andalo e assessore del Parco, Alex Bottamedi: ''Un’area molto grande a Molveno tra il Palon di Tovre e la Montanara è stata duramente colpita con una perdita di 7.000 metri cubi di bosco, analogamente ad Andalo abbiamo perso 2.000 metri cubi nella zona tra il Pian dei Sarnacli e il Vallon del Piz Galin. A Spormaggiore ci sono stati schianti di 4.000 metri cubi anche in zona Selvapiana e in località Brenzati, sotto la Malga Spora. Le strade di accesso all’area protetta in Val delle Seghe e a Salvapiana sono comunque già state liberate e aperte mentre rimane interrotta qualche strada forestale secondaria.”.
Per il resto la vastità del parco (620 chilometri quadri e migliaia di chilometri di sentieri) non permette, ancora di avere un quadro definitivo dei danni. Per questo il direttore Cristiano Trotter ha incaricato gli operai forestali e gli assistenti ambientali di perlustrare, anche a piedi, i settori dell’area protetta rendicontando tutto ma chiede anche aiuto e collaborazione a tutti i comuni e gli enti della zona per monitorare e mettere a sistema le risorse. Il presidente del Parco Joseph Masè ha inviato una lettera ai 30 comuni del Parco, ai corpi dei vigili del fuoco volontari, alle stazioni forestali, alla SAT e agli enti che hanno presidiato il territorio fin da subito.
“In un’ottica di leale e reciproca cooperazione tra enti – scrive Masè – si ritiene opportuno chiedere la collaborazione nella assunzione di ogni notizia ed informazione, anche soltanto verbale, utili per la definizione di una mappa dei danni riscontrati, con particolare riguardo ad eventuali situazioni di imminente pericolo per l’incolumità pubblica e delle strutture presenti sull’intero territorio del Parco. Ovviamente il personale del Parco provvederà reciprocamente a segnalare situazioni analoghe, riguardanti beni di proprietà o gestiti degli Enti in indirizzo”.
Intanto le strade per la Val Nambrone, la Val di San Valentino, la Val di Borzago sono state liberate dai tronchi ma, a causa di qualche colata e radici sradicate con massi pericolanti, sono ancora chiuse e monitorate, lo sgombero in Val Genova è iniziato e sarà completato lunedì anche se permarrà l’ordinanza di chiusura per ragioni di sicurezza. Per ora si ha notizia di danni seri ad alcune passerelle sul Sentiero delle Cascate in Val Genova, tra l’altro rifatte da poco, alla casetta che ospita i servizi igienici in zona Ponte Verde e ad una presa dell’acqua sempre in zona Ponte Verde. Le piogge torrenziali hanno provocato erosioni agli argini dei torrenti e grosse colate detritiche come quelle registrate in Val di Tovel, soprattutto in località Capriolo e lungo la strada per Malga Tuena, talmente danneggiata che addirittura si dovrà ridefinire un nuovo tracciato, oppure in Val Meledrio, dove la strada forestale ha ceduto in alcuni punti sotto la piena del torrente Meledrio.
Entrambe le valli sono al momento chiuse e i comuni stanno lavorando per lo sgombero.


















