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Vaia, 4 milioni di metri cubi di legname schiantati: venduti 1,7 milioni. Per le ceppaie niente dinamite. Il bostrico è sotto controllo (rischi nel 2020-21)

La tempesta di fine ottobre in numeri: danni per 360 milioni di euro (230 dallo Stato e 15 dall'Europa). In quei giorni record assoluto di pioggia caduta (100 millimetri più del 1882) e ora si dovranno cambiare i parametri di analisi per eventi di questo tipo da ritenersi meno eccezionali di un tempo. Le 10 squadre del ripristino sono al lavoro per recuperare 279 sentieri su un totale assegnato di 504

Di Luca Pianesi - 10 settembre 2019 - 06:01

TRENTO. Sono stati danneggiati 4 milioni di metri cubi di bosco principalmente posto ad una quota che va dai 1200 ai 1500 metri; ne è stato venduto un milione e 726 mila, mentre il 20%, cioè 835 mila metri cubi, è stato utilizzato; il bostrico, un insetto devastante per i boschi, al momento è presente ma non l'estate non ha visto situazioni drammatiche da questo punto di vista; per quanto riguarda i lavori di ripristino sono stati ripristinati 1.200 chilometri di strade forestali; le 10 squadre del ripristino sono al lavoro per recuperare 279 sentieri su un totale assegnato di 504, e sono stati posati 150 grandi bacheche per avvertire dei rischi gli escursionisti. 

 

Fa impressione Vaia raccontata in numeri. Ieri, infatti, è stato fatto un mega bilancio di quel che è successo, quel che è stato fatto e quel che si dovrà ancora fare dopo che la terribile tempesta di fine ottobre ha devastato boschi, vallate e centri abitati del Nord Est. In Trentino i finanziamenti per rimettere le cose a posto viaggiano su una cifra complessiva di 360 milioni di euro, 230 vengono dalle casse statali e, notizia di questi giorni, 15 dall’Unione europea. Numeri e dati presentati al termine dei lavori della commissione speciale sulla tempesta dello scorso anno presieduta da Ivano Job della Lega. Un lungo lavoro, ha detto Job, che ha messo in evidenza quanto sia vitale la prevenzione soprattutto di fronte all’imprevidibilità e alla durezza dei fenomeni che stanno caratterizzando il nostro tempo.

 

Presenti all'incontro, coordinato dal presidente del consiglio Kaswlader, anche il numero uno della Provincia Maurizio Fugatti che rivolgendo un ricordo alle famiglie delle vittime della tempesta e sottolineando l’ottima prova dimostrata dalla struttura della Pat e della Protezione civile, ha affermato, pur nel rispetto dell’operato della magistratura, di essere certo della serietà della gestione degli eventi di ottobre da parte della macchina della Provincia. Le inchieste, ha continuato Fugatti, dimostreranno la correttezza anche degli amministratori di Dimaro (QUI ARTICOLO). 

 

I danni

 

Poi sono arrivate la analisi tecniche: l’ingegner Raffaele De Col, coordinatore degli interventi della Pat, ha ricordato che la stima dei danni non è ancora definitiva, soprattutto perché non sappiamo ancora come Vaia abbia cambiato l’assetto del territorio. Comunque, le stime per i danni subiti dai privati (edifici, veicoli, attività economiche, agricoltura) è attorno ai 22 milioni e 790 mila euro. Per i boschi i danni stimati (viabilità forestale, infrastrutture, piazzali e monitoraggi fitosanitari) ammontano a 25 milioni. I piani di intervento per quella che è stata definita la somma urgenza superano gli 80 milioni di euro, mentre quelli destinati alla prevenzione sono 86. Per Dimaro, ha ricordato De Col, si è elaborato un piano di delocalizzazione che servirà a liberare un’intera area da tutte le infrastrutture esistenti per la sistemazione del rio Rotian e che avrà un costo di 15 milioni di euro. Per quanto riguarda le domande di indennizzo il dirigente delle Grandi opere e ricostruzione ha ricordato che sono state 1500 e che tutte sono state analizzate e 798 evase per un totale di 8 milioni e 462 mila euro.

 

Record assoluto di pioggia

 

Stefano Fait del Servizio Prevenzione rischi ha ripercorso, dal punto di vista meteo, le drammatiche ore degli ultimi giorni di ottobre del 2018. Un evento che, in termini di pioggia caduta, ha superato in media di ben 100 millimetri sia l’alluvione catastrofica del 1882 quando in Trentino caddero in 3 giorni 233 millimetri di acqua e quella del 1966 quando ne caddero 185. I venti sul passo del Manghen hanno raggiunto i 191 km all’ora. In seguito all’inasprirsi dei fenomeni meteo, i tecnici si trovano di fronte alla necessità di cambiare i parametri soprattutto quello del possibile tempo di ritorno di un evento che è passato, dal 2006, da 100 anni a 200. Insomma, c’è la consapevolezza che ci si trova ad affrontare un’epoca dove i fatti eccezionali tendono a diventare perlomeno meno rari di un tempo. Il dato, però, che deve far riflettere positivamente è che nonostante queste condizioni climatiche solo il 5% dei corsi d’acqua trentini hanno subito danni e per la stessa città di Trento si è scongiurata la necessità di evacuare i quartieri a rischio. 

 

Bostrico

 

Maurizio Zanin dirigente dell’Agenzia provinciale delle foreste demaniali ha ricordato che sono stati danneggiati dalla tempesta 4 milioni di metri cubi di bosco principalmente posto ad una quota che va dai 1200 ai 1500 metri, la parte migliore. Uno dei rischi maggiori che ci si trova ad affrontare, anche se da questo punto di vista l’estate 2019 è andata bene, è quello del bostrico (ECCO COS'E'). Un parassita che è presente nei boschi trentini ma che è favorito dagli schianti. Le 220 trappole distribuite sul territorio hanno dimostrato che il parassita è presente ma solo in poche zone ha raggiunto i livelli di guardia. Anche se probabilmente colpirà le foreste nelle annate 2020 – 21. Per quanto riguarda i lavori di ripristino realizzati 30 piazzali dei quali 5 strategici, il più grande a Predazzo di 2 ettari, che verrà ultimato nel giro di 10 giorni. Per la vendita del legname schiantato

 

Legname

Giovanni Giovannini dirigente del Servizio foreste e fauna ha ricordato che su 4 milioni di metri cubi è stato venduto un milione e 726 mila, mentre il 20%, cioè 835 mila metri cubi, è stato utilizzato. E’ stato poi affrontato il tema del recupero dei prati e dei pascoli, secondo i piani presentati da Masè, ci sono 6000 ettari di bosco che potrebbero essere riportati a prato e a pascolo, circa 600 dei quali in area Vaia. Aree che permetterebbero di mantenere un equilibrio con le foreste che attualmente coprono il 63% del territorio trentino contro il 41% del 1933. Dal 1973 al 1999 le foreste della nostra provincia sono cresciute di 700 ettari, crescita che però è passata ai 5 ettari del decennio 1999 – 2018.

 

Sentieri

 

Vincenzo Coppola, dirigente del Servizio ripristino, ha ricordato che le 10 squadre del ripristino sono al lavoro per recuperare 279 sentieri su un totale assegnato di 504, che hanno posato 150 grandi bacheche per avvertire dei rischi gli escursionisti. Risultati raggiunti anche grazie al fondo di solidarietà che ha permesso la formazione di 40 disoccupati. Coppola ha ricordato che su 6 mila chilometri di sentieri 2 mila sono stati danneggiati, la Sat e il Servizio ripristino ne ha già recuperato il 60% ; il 90% il Parco Adamello – Brenta; il 60% il Parco Paneveggio Pale di San Martino; il 100% il Parco dello Stelvio; il 40% la Magnifica comunità di Fiemme e i comuni il 9% di quelli assegnati.

 

Rischi

 

Il dirigente dell’Agenzia provinciale per le opere pubbliche Luciano Martorano ha illustrato gli interventi messi in atto per la difesa del territorio con l’obiettivo di ridurre i rischi residui conseguenti agli schianti, in particolare alla ridotta capacità del territorio disboscato di evitare la caduta di massi e il rotolamento di sassi sulle strade e di contenere lo scivolamento delle valanghe. Martorano ha ricordato che sono state dapprima individuate le aree colpite dalla tempesta e quelle potenzialmente più esposte a questi rischi perché maggiormente in pendenza sulle strade. Il lavoro ha portato all’individuazione soprattutto nel Trentino Orientale di 280 siti, dei quali 139 soggetti al rischio di rotolamento sassi, 69 di piante, 66 di valanghe e 6 ponti.

 

Un secondo passo è consistito nella quantificazione del danno e delle spese richieste dalle opere di difesa con cui mitigare i rischi futuri. Si tratta in tutto di 56 milioni di euro, con 20 dei quali realizzare paravalanghe a protezione della rete stradale. Terzo: sono state individuate le strade ad alto traffico interessate da questi rischi e decisi quindi 97 interventi prioritari (25 paravalanghe che richiedono una spesa immediata di 8 milioni di euro). Quarto: la fase operativa che ha coinvolto i Servizi foreste, geologico e di prevenzione della Provincia ha permesso di valutare l’entità effettiva dei rischi da classificare come bassi, medi e alti anche tenuto conto che dopo la rimozione degli alberi a terra i pericoli possono aumentare. La verifica è stata già eseguita su 60 siti della viabilità ad alto scorrimento, sono stati definite 13 modalità di intervento da attuare con l’affidamento dei lavori che è già in corso e che sarà completata entro settembre.

 

Ceppaie ed esplosivi (QUI ARTICOLO)

 

Oltre agli alberi schiantati c'è l'enorme problema delle ceppaie, i tronchi spezzati rimasti ancorati al terreno con le radici o sollevati ma inutilizzabili e difficilmente trasportabili. Ad Asiago si sono fatti i primi test con la dinamite per spaccare i ceppi e facilitarne la rimozione. Lucia Coppola (Futura) ha espresso la sua contrarietà all’utilizzo, per la rimozione delle ceppaie, di esplosivi e il dirigente del Servizio foreste e fauna Giovanni Giovannini ha risposto che nelle zone marginali le ceppaie non saranno toccate mentre si provvederà all’asporto con escavatori nelle aree più a rischio, vicino a strade e sentieri. Lo stesso avverrà, ma dopo un’attenta valutazione perché l’asporto di ceppaie e radici con gli escavatori è molto costoso, per fare spazio a pascoli (più difficilmente anche a prati, che richiedono una maggiore azione di livellamento dei terreni).

 

Il dirigente generale Raffaele De Col ha aggiunto che nell’affrontare il problema occorre anteporre le prioritarie necessità di sicurezza e stabilità dei terreni che la presenza delle ceppaie spesso garantiscono, rispetto ad esigenze paesaggistiche.

A una domanda di Alessio Manica (Pd) in merito alla scelta per il reimpianto degli alberi di utilizzare soprattutto o solo larici, Giovannini ha risposto che si tratta di valutare prima se in certi casi non sia il caso di affidare alla natura il processo di rinnovamento del bosco. In altri casi occorre studiare quali reimpianti effettuare: la scelta dei larici è la più agevole perché queste piante danno ottimi risultati, ma – ha assicurato – si utilizzeranno anche latifoglie mescolando varie specie per arricchire la composizione dei boschi.

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