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Pubblicata la relazione provinciale su Vaia: oltre 360 i milioni di danni. Precipitazioni superiori all'alluvione del 1966 e venti fino ai 192 chilometri all'ora

E' stata pubblicata la relazione finale della Commissione istituita nel dicembre scorso con il compito di raccogliere dati e informazioni sui danni e le misure adottate in occasione della tempesta Vaia, abbattutasi anche sul Trentino tra il 27 ottobre e l'1 novembre 2018. Ingenti i danni al patrimonio boschivo (4 milioni di metri cubi) e alle infrastrutture. Un terzo dei sentieri è stato reso inagibile

Di Davide Leveghi - 22 October 2019 - 18:15

TRENTO. “Tra sabato 27 e le prime ore di martedì 30 ottobre 2018 l'Italia è stata colpita da una fase perturbata tra le più intense e rovinose degli ultimi cinquant'anni, a causa della profonda depressione, denominata 'Vaia', che soprattutto nella giornata di lunedì 29 ottobre, ha causato violentissime raffiche di scirocco, mareggiate, straordinarie onde di marea sull'alto Adriatico e piogge alluvionali soprattutto sulle Alpi orientali”.

 

Recita così, nella sezione su “Genesi e portata dell'evento”, la Relazione conclusiva della Commissione maltempo stilata a un anno dalla rovinosa tempesta abbattutasi anche sulle Alpi nordorientali – in un'area di 2,3 milioni di ettari, sul territorio di 500 comuni. Una Commissione nata con deliberazione del 18 dicembre 2018 con il “compito di effettuare l'analisi e la valutazione dell'entità dei danni causati dalla perturbazione meteorologica verificatasi nel mese di ottobre 2018 e delle conseguenti misure d'intervento, nonché di condividere eventuali ulteriori iniziative da adottare”.

 

Composta da 11 membri e diretta dal consigliere della Lega Ivano Job, la Commissione si è riunita 14 volte tra il mese di gennaio e quello di ottobre, eseguendo sopralluoghi e visite nei luoghi più colpiti, raccogliendo dati, informazioni e valutazioni sulla portata dell'evento, sul programma di azioni intraprese per il ripristino dello stato di questi luoghi e sulle risorse messe a disposizione, incontrando infine rappresentanti della Giunta, delle strutture provinciali competenti ed altri vari soggetti esterni pubblici e privati.

 

A partire dalla ricostruzione dell'evento, la Relazione analizza l'azione della Provincia nell'immediatezza dello stesso, la quantificazione dei danni e le successive misure adottate.

 

Vaia fu innanzitutto una “situazione meteorologica” che sebbene potesse rientrare nelle “tipiche perturbazioni autunnali”, fu resa eccezionalmente “intensa e inusuale” da una “serie di circostanze”. Nel territorio trentino la prima fase del fenomeno, caratterizzata da livelli di precipitazione particolarmente elevati, vide infatti cadere una quantità di pioggia in 72 ore equivalente a un quarto del valore medio annuo (274 millimetri su 1100), con punte massime di 600 millimetri registrate nelle due stazioni meteorologiche di Passo Cereda e Pian delle Fugazze – nel capoluogo si registrò un livello di 169 millimetri.

 

In una seconda fase, a partire dal mattino di lunedì 29 ottobre, invece, l'impetuoso rinforzo di scirocco abbattutasi sulle montagne del Trentino e dell'Alto Adige orientali fece misurare raffiche superiori ai 120 chilometri orari, con punte particolarmente impressionanti al Passo Manghen (192 km/h), al Passo Rolle (138 km/h), a Passo del Tonale (143 km/h), sul Monte Bondone (141 km/h) e diffusamente superiori agli 80 km/h nel fondovalle.

 

Eventi di questa rilevanza non si registravano dall'inizio novembre 1966, anche se quelli dell'ottobre 2018 sono risultati essere ben più rovinosi: se infatti nel '66 i metri cubi di legname schiantato in Trentino ammontarono a 700mila, in questo caso la stima sfonda secondo stime del giugno 2019 i 4 milioni di metri cubi.

 

Nei giorni della tempesta (27 ottobre-1 novembre) furono 8000 le chiamate di soccorso giunte alla Centrale unica d'emergenza, 2100 quelle trasferite al Corpo permanente dei vigili del fuoco, impiegato in 500 interventi con 180 vigili e 15 mezzi. Determinante anche l'ausilio dei pompieri volontari dei vari distretti territoriali, con i loro 3940 volontari, 1087 mezzi e 2500 interventi riguardanti per li più la viabilità stradale e il recupero di automobili bloccate dalle forti piogge. I distretti chiamati in causa maggiormente sul totale di 2884 interventi furono quello di Trento (562) e di Pergine (544).

 

Le attività messe in campo dalla Provincia nell'immediatezza della tempesta riguardarono la proclamazione dello stato d'emergenza (decreto provinciale n.73 del 30/10/2018), la deliberazione di misure di somma urgenza e di ripristino (n.2133 del 31/10) e ulteriori provvedimenti volti a ricoverare gli sfollati, ripristinare la viabilità e i servizi, indennizzare i soggetti danneggiati e intervenire sull'enorme mole di schianti boschivi.

 

L'allora nuova Giunta, insediatasi proprio a novembre 2018 prevedette l'istituzione di un'Unità di missione strategica denominata “Grandi opere e ricostruzione” a capo dell'ingegnere Raffaele De Col e destinata ad assumere le competenze in materia di coordinamento delle attività di ricostruzione, scelta risultata “particolarmente apprezzata dalle amministrazioni comunali colpite dalla calamità”.

 

La quantificazione dei danni su stime disponibili alla data del 31 dicembre 2018 rilevava circa 184 milioni, escludendo però i costi di rimozione degli schianti boschivi e del rimboschimento. Le stime però furono destinate a crescere notevolmente con il passare del tempo, in virtù anche dell'arrivo delle numerose domande d'indennizzo dai privati, lievitando ad una somma che ammonta a circa 360 milioni di euro.

 

Da qui i contributi concessi per il triennio 2019-2021 da Provincia (143 milioni) e Stato italiano (oltre 230 milioni), con l'aggiunta di 15 milioni concessi nel mese di settembre al Trentino dall'Unione europea. Il tutto senza contare il contributo statale "perso" dalla Provincia per il dissesto idrogeologico (qui e qui gli articoli).

 

La stima dei danni riguarda le categorie di quelli considerati diretti (a persone, boschi, infrastrutture della viabilità, proprietà private, attività economiche, agricoltura e allevamento, fauna) e di quelli indiretti (mercato del legname, qualità della biomassa legnosa, rischio si valanghe e frane, smaltimento dei detriti, sicurezza, turismo).

 

Se nell'evento calamitoso del novembre 1966 si registrarono ben 25 vittime, in questo caso il bilancio è risultato essere decisamente più ridotto. Solo a Dimaro, infatti, si è contata una vittima, una donna rimasta intrappolata da fango e detriti nella sua abitazione. Estremamente rilevanti sono stati i danni al patrimonio boschivo (oltre 4 milioni su 19500 ettari), specie su declivi montuosi con una pendenza tra il 15 e il 30%, con ricadute quindi sulla tenuta del terreno. I distretti forestali più colpiti sono stati Cavalese, Borgo, Pergine, Primiero.

 

 

30,6 milioni di euro sono stati richiesti inoltre per il ripristino completo della viabilità, colpita duramente dalla tempesta. Ben 2000 i chilometri di sentieri interrotti totalmente o parzialmente, circa 1/3 del totale in tutto il territorio Trentino, per un totale di 814 percorsi, di cui attualmente al settembre 2019 ne risultano ancora chiusi 237.

 

I danni ai privati risultano essere altrettanto gravosi. 9 milioni di euro quelli stimabili per le prime abitazioni e i veicoli, con danni maggiori concentrati nelle Valli di Fiemme, Fassa, Primiero, Alta e Bassa Valsugana, Val di Sole e Alto Garda e Ledro. I più ingenti sono stati provocati dalle raffiche violente di vento, che hanno scoperchiato i tetti, sradicato gli alberi e abbattuto i tralicci. Quelli relativi all'esondazione riguardano invece Primiero, Fiemme e la località di Dimaro in Valle di Sole. Ben 1427 sono state le richieste di indennizzo, per un importo complessivo di 22,8 milioni di euro.

 

7 milioni i danni quantificabili per agricoltura e zootecnia, impossibili da stimare quelli alla fauna selvatica, su cui certo incideranno le ricadute della tempesta sulla composizione dell'ecosistema.

 

Riguardo ai danni indiretti, merita di essere menzionata la vendita di legname, con ricadute che si stima si protrarranno per 6-8 anni. Se prima di Vaia, infatti, un metro cubo di legname valeva attorno ai 62 euro, dopo la tempesta il prezzo è sceso in media a 23,31 euro a metro cubo. Un crollo che la Provincia ha dovuto pertanto calmierare attraverso un sistema di monitoraggio delle vendite.

 

Le attività di manutenzione per i rischi valanghivi e franosi sono state stimate per una cifra attorno ai 57 milioni. Importanti ricadute sono state previste inoltre per la stagione invernale che si accinge a cominciare.

 

Le azioni intraprese dalla Provincia di Trento hanno dovuto riguardare pertanto la rimozione del materiale legnoso, la creazione e progettazione di attività di rimboschimento, il recupero di prati e pascoli, l'erogazione di indennizzi a privati danneggiati e di contributi per la ricostruzione di beni di uso pubblico, il ripristino della sentieristica – con annessa campagna di comunicazione della situazione dei percorsi –, la creazione di un più efficiente sistema di difesa da fenomeni del genere.

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