Sequestrati 220 metri cubi di rifiuti depositati in un capannone. Indaga la Procura della Repubblica
Indagine partita dopo il controllo dei carabinieri su un camion proveniente da Caserta con un carico di materiale senza autorizzazioni

DRO. Nei giorni scorsi i carabinieri di Riva del Garda hanno fermato un tir per effettuare un normale controllo sul carico. Nel cassone c'era un carico di rifiuti di cui l'autista non era in grado di fornire le giustificazioni del trasporto. I documenti che ne attestasse la provenienza e la composizione non corrispondevano. Il tir proveniva da Caserta.
Da qui è partita l'indagine, che i militari della Stazione di Riva del Garda hanno condiviso con i loro colleghi del Noe, il Nucleo operativo ecologico con sede a Trento. La destinazione di questo mezzo era l'impianto di Ceniga, passato da poco alla proprietà della Salcon sas di Como, amministratore unico Matteo Salamone.
Il capannone è stato ispezionato dai carabinieri ed è emerso che mancava anche lì la documentazione. All'interno erano depositati 220 metri cubi di rifiuti e nemmeno di questi era nota la provenienza, nessun documento ne dava conto.
Il capannone e i 220 metri cubi di rifiuti sono stati posti sotto sequestro, sequestro poi convalidato dal gip del Tribunale di Rovereto. Il nuovo proprietario del capannone risulta ora indagato e la Procura della Repubblica dovrà indagare per approfondire la legalità del ciclo dei rifiuti gestito dalla Salcon di Como nell'impianto di Ceniga di Dro.


















