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2 giugno, Andreatta: ''Pericoloso barattare un po' di libertà con un surplus di presunta sicurezza''

Il presidente della Provincia Fugatti ha spiegato che la Festa della Repubblica italiana è un’occasione per rilanciare con forza l’impegno a difendere e promuovere i valori su cui questa nostra repubblica è stata fondata

Pubblicato il - 02 June 2019 - 11:55

TRENTO. “Lottiamo giorno per giorno perché sappiamo che la libertà non può essere elargita dagli altri. Non vi sono liberatori. Solo uomini che si liberano”. Queste le parole che il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta ha riportato in occasione del 2 giugno, la Festa della Repubblica, citando Teresio Olivelli, partigiano, ucciso a bastonate nel lager di Hersbruck.

 

Con un richiamo forte al principio di libertà, ribadendo la pericolosità di chi “ pronto a barattare un po' di libertà con un surplus di presunta sicurezza”, Andreatta ha sottolineato quanto oggi sia necessario ricordare lo spirito del due giugno e quello della nostra Costituzione.

 

A chiedere di rilanciare l’impegno a difendere e promuovere i valori su cui questa nostra repubblica è stata fondata è invece il messaggio del presidente della Provincia Maurizio Fugatti.  “Abbiamo tutti il compito di far crescere ed innovare questi valori - ha aggiunto Fugatti - nel solco di quanto è stato fatto in passato, ma con un impegno ancora maggiore per conquistare le menti dei giovani che devono sapere da dove siamo partiti, in un percorso in cui la storia del nostro Paese si intreccia con la storia della nostra Autonomia”.

 

E a proposito di autonomia, il presidente ha voluto fare un accenno anche al processo in atto in alcune regioni a noi vicine, tema che tra l’altro è stato affrontato anche ieri in una delle sessioni del Festival del’Economia. “Seguiamo con interesse quella che è indubbiamente una forte richiesta di autonomia da parte di altri territori e crediamo che chi ha virtuose argomentazioni per rivendicare questo status porta avanti un progetto che alla fine risulterà positivo anche per chi l’autonomia già ce l’ha".

 

 

 

Qui l'intervento completo del sindaco

 

 

Cari concittadine e concittadini di Trento, autorità,

 

La storia, come la vita delle persone, non procede sempre alla stessa velocità. Chi guarda da lontano, dalla prospettiva dei posteri, non di rado nota accelerazioni improvvise, arretramenti, momenti di stasi. Ecco, il 2 giugno 1946 ha rappresentato per la storia del nostro Paese un balzo in avanti che, fino ad oggi, non si è mai più ripetuto, non con quelle caratteristiche, non con quelle stesse proporzioni. In quel giorno di 73 anni fa sono sono avvenuti davvero tanti cambiamenti, tutti di grande rilevanza: gli italiani hanno scelto la Repubblica e respinto la Monarchia, che aveva governato il Paese per 85 anni, dall'Unità in poi. Il suffragio universale ha fatto sì che, per la prima volta, anche le donne potessero andare alle urne: fino ad allora non erano ritenute in grado né di essere elette né di scegliere i loro rappresentanti nelle istituzioni. Ancora, gli italiani hanno scelto i componenti dell'assemblea costituente: un insieme di personalità insigni che, per autorevolezza e integrità morale, rappresentavano l'Italia migliore. E non migliore solo allora, a quei tempi. Probabilmente le donne e gli uomini che scrissero la nostra Costituzione furono l'Italia migliore di sempre.

 

Si capisce allora perché questa sia la data civile più importante per il nostro Paese. Perché quello fu il giorno in cui tutto cambiò, in cui l'Italia voltò le spalle alla guerra, al fascismo, alla monarchia e iniziò la sua storia repubblicana. Certo, il 2 giugno non capitò per caso: fu la Resistenza a renderlo possibile, furono i partigiani, gli uomini al confino, i martiri – da Giacomo Matteotti ai fratelli Rosselli – a preparare il terreno per la democrazia, lo stato di diritto, la giustizia sociale, tutte sfide declinate con chiarezza e incisività nei 139 articoli della Costituzione italiana.

 

Come è stato detto da più parti, la nostra Costituzione è figlia della Resistenza e dell'antifascismo: le disposizioni sulla dignità della persona umana e sui “diritti di libertà” erano una reazione alla violenza, all'arbitrio e all’onta delle leggi razziali; la “solidarietà politica, economica e sociale” era in antitesi all'elitarismo e alle discriminazioni del Ventennio; l'equilibrio perfetto di pesi e contrappesi che regola i rapporti tra i vari poteri dello Stato derivava dalla necessità di assicurare la dialettica democratica anche in caso di insorgenza di eventuali rigurgiti di autoritarismo; l'autonomia della magistratura nasceva dalla volontà di evitare che il sistema giudiziario fosse inteso come braccio armato del potere politico. Inoltre, come ha scritto lo storico Giovanni De Luna, “la fedeltà al popolo dei morti partigiani invocata da Piero Calamandrei fu uno degli elementi che rafforzarono l’ispirazione unitaria che riuscì allora ad avere la meglio sui dissidi ideologici già affiorati nei rapporti tra i vari partiti”.

 

Mi chiedo: dopo tanti anni, lo spirito del 2 giugno è ancora con noi? Siamo consapevoli del salto compiuto dalla nostra storia un anno dopo la fine della seconda guerra mondiale? Io credo che qualche decennio fa questa domanda sarebbe stata considerata inutile perché retorica e scontata. Oggi non è più così. Anzi talvolta pare che alcune conquiste faticosamente acquisite siano considerate orpelli inutili. Accade per esempio quando, nei momenti in cui l'esercizio della democrazia si rivela difficile e faticoso, c'è chi invoca l'uomo forte capace di risolvere ogni problema. Oppure quando qualcuno si dice pronto a barattare un po' di libertà con un surplus di presunta sicurezza. O ancora quando si disprezzano e si disertano le urne, snobbando un diritto – quello al voto – che è stata la prima conquista dello Stato repubblicano. Basti pensare che il regime fascista, appena raggiunto il potere, di fatto annullò le elezioni trasformandole in un plebiscito: gli elettori infatti avevano ben poca scelta perché la lista dei 400 deputati selezionati dal Gran consiglio del fascismo doveva essere approvata in blocco con un sì o respinta in toto con un no. E naturalmente il 99 per cento degli aventi diritto approvava, perché la segretezza del voto era tutt'altro che garantita e le ritorsioni, come sappiamo, estremamente pesanti.

 

Qualche tempo fa il presidente Sergio Mattarella ci ha ricordato che “il passaggio da sudditi a cittadini - che è il contenuto moralmente e socialmente più forte della scelta della Repubblica - non è avvenuto una volta per tutte, e va continuamente inverato nelle condizioni nuove che il tempo ci offre. E' questa - secondo il presidente - la responsabilità che le generazioni si trasmettono l'un l'altra”. Teresio Olivelli, partigiano, ucciso a bastonate nel lager di Hersbruck, ha espresso all'incirca lo stesso concetto con altre parole: “Lottiamo giorno per giorno perché sappiamo che la libertà non può essere elargita dagli altri – scrisse Olivelli - Non vi sono liberatori. Solo uomini che si liberano”. Credo che il significato di questa giornata sia tutto qui, in questi brevi pensieri.

 

Buona Festa della Repubblica a tutti voi

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