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| 04 ott 2019 | 18:44

Addio a Luciano Lunelli, la spumantistica trentina perde un patriarca

Luciano Lunelli, enologo tra i più acuti e assolutamente preparati, s’è spento ieri sera, nella sua casa di Lavis. La morte l’ha colto nel sonno, improvvisa quanto inaspettata. Una fine ingiusta per un cantiniere che ha sempre messo a disposizione il suo sapere per allietare i momenti di quanti nel vino vedono sogni, fantasia, ricordi

Addio a Luciano Lunelli, la spumantistica trentina perde un patriarca

La spumantistica trentina perde ancora un patriarca. E che padre. Luciano Lunelli, enologo tra i più acuti e assolutamente preparati, s’è spento ieri sera, nella sua casa di Lavis. La morte l’ha colto nel sonno, improvvisa quanto inaspettata. 

 

Una fine ingiusta per un cantiniere che ha sempre messo a disposizione il suo sapere per allietare i momenti enoici di quanti nel vino vedono sogni, fantasia, ricordi. Legami importanti che Luciano Lunelli aveva imparato veramente "dal basso".

 

Lavorando in vigna fin da piccolo, studiando poi a San Michele all’Adige, confrontandosi con dei suoi colleghi (Nello Letrari su tutti) che avrebbero scritto pagine memorabili della spumantistica dolomitica. Senza tralasciare il "vino traquillo", il Teroldego del Campo Rotaliano.

 

Lui è stato per quasi 40 anni l’enologo della Cantina Rotaliana di Mezzolombardo. Dedicando al "rosso rotaliano" tutte le sue energie. Per avere un vino contemporaneo, vale a dire: versatile nella sua potenza, identitario, ma anche vino gioviale.

 

Non a caso è sempre "el Luciano" che s’inventa, per primo, di vinificare un "novello di teroldego". Per tantissime vendemmie era lui il primo a far assaggiare il "noveau" dell’annata. Contemporaneamente studiava il modo di rendere ancora più importante il vino rosso della "sua terra". Così nasce il Clesurae, un Teroldego che ha segnato – e continua a farlo – l’evoluzione di questa tipologia.

 

Schivo, riservato, decisamente scrupoloso, Luciano Lunelli aveva anche la passione incondizionata per le bollicine. Senza clamore, senza nemmeno sfruttare certe similitudini del cognome, ha fondato una piccola maison sulla sponda dell’Avisio.

 

Rendendola subito azienda tra i protagonisti del Trento Doc. Perché l’Abate Nero è sinonimo dell’intelligenza enologica del suo fondatore. Uno spumante che nel nome, volutamente, richiama al mistero della rinascita enologica, alla furbizia e intuizione di quell’abate dell’Abbazia di Hautvilliers, ritenuto il primo a trasformare un vino normale in qualcosa di esclusivo, appunto perché vino spumeggiante. Luciano Lunelli lo aveva prodotto con sagacia e sincerità. Pazientemente, di anno in anno, è riuscito a consolidare l’azienda, per nuove sfide. Recentemente aveva acquisito le quote di un suo socio e coinvolto nell’impresa spumantistica la figlia Roberta

 

Adesso lui non ci sarà tra i bancali di bottiglie, pronto a discutere su ogni sfumatura delle sue bollicine. Rimane il suo insegnamento, che viene marcato anche dal suo spumante. L’immediatezza con la franchezza, subitaneo seppur meditativo, stimolante, sicuramente appagante. Proprio come il carattere di questa brava persona. Che il perlage ti sia sempre lieve.

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