Alpina suicida a Belluno, troppi lati oscuri e viene chiesto di fermare la cremazione del corpo
Questa la richiesta di Domenico Leggiero dell'Osservatorio militare in quanto ci sarebbero troppi lati oscuri nel caso dell'alpina 30enne trovata morta domenica scorsa nella caserma Salsa di Belluno, dove erano avvenuti gli episodi incriminati che hanno portato alla condanna di tre militari per violenze su un sottoposto

BELLUNO. Bloccare la cremazione del corpo e indagare a fondo. Questa la richiesta di Domenico Leggiero dell'Osservatorio militare in quanto ci sarebbero troppi lati oscuri nel caso dell'alpina 30enne trovata morta domenica scorsa nella caserma Salsa di Belluno (Qui articolo).
La 30enne è stata trovata morta impiccata e si è subito parlato di suicidio, ma sono tanti gli interrogativi nel momento che la donna si sarebbe trovata all'interno della caserma quando a luglio era stata dichiarata temporaneamente non idonea al servizio per depressione e aveva proposto che venisse sottoposta ad un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso). Questo dopo che due giorni fa tre militari erano stati condannati a 8 mesi e 10 giorni per violenza contro un inferiore (Qui articolo).
La soldatessa, già in servizio per 4 anni come fuciliere a Orcenigo del Friuli, ha deciso di farla finita impiccandosi in camera. Immediato ma inutile il soccorso, con i sanitari giunti sul posto nel pomeriggio di ieri che non hanno potuto far altro che constatare la morte della soldatessa. Sono in corso le indagini e gli accertamenti del caso da parte dei carabinieri, anche per escludere ogni eventuale responsabilità di terzi.
Nella stessa caserma, come anticipato, erano avvenuti gli episodi incriminati che hanno portato alla condanna di tre militari per violenze su un sottoposto. La vittima, un venticinquenne di origini campane, era stata sottoposta a ingiurie e a minacce, a soprusi e percosse – lancio di immondizia, un chiodo piantato in una spalla.












